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Storie di «Derby» e dintorni

Storie di «Derby» e dintorni

Un derby di A2 in un palazzo da serie A con l’illuminazione da serie B e poi un derby di serie A in un palazzo (capiente) da A2. Drastico? Abbastanza, ma visto che queste note sono fresche e appena vissute, preferisco scriverle prima che la senilità me le archivi in qualche angolo della memoria.

Premessa: due partite intense come solo i derby sanno essere. Quello bolognese con in più quel senso d’attesa che può accumularsi solo in tanti (otto) anni di assenza, mentre quello lombardo generato e alimentato dai diversi momenti delle due squadre: Cantù in ripresa dopo problemi di gestione della squadra, mentre Milano nel dentro e fuori tra Eurolega e Campionato ancora irrisolto.

Con queste premesse, chiunque è autorizzato a pensare “… chissà che emozioni dentro e fuori dal campo, trasmesse dalla televisione…”. Si, se eravate in campo a vederle, perché se al PalaDesio la sensazione, a parte quello che accadeva in campo era quella di un impianto provvisorio (qual è peraltro), una sorta di auto o cellulare di cortesia quando quello tuo è in riparazione. Quello di Bologna, che potrebbe essere uno dei migliori impianti in assoluto, ha la pecca che oltre all’area di gioco non si vede altro. Attenzione, non in campo, dove le luci ancora a scarica fanno comunque il loro lavoro mentre nella maggioranza degli altri di serie A sono a Led, con risparmi gestionali, operatività e flessibilità assoluti, ma attorno. E durante un derby, il contorno è quasi importante quanto quello che succede in campo: i tifosi, le coreografie, le reazioni del pubblico, le emozioni, insomma tutto quello per il quale i giocatori evoluiscono in campo, stipendio a parte. La scelta di tagliare le luci ai limiti dell’area di gioco, toglie una parte consistente delle emozioni e in un derby come il redivivo bolognese, toglie quasi il 50%… In compenso complimenti per l’uso del videomapping: la video proiezione con effetto 3D usata durante la presentazione della squadra è stata molto bella a vedersi anche se non una novità assoluta per l’Italia. In Nba la usano diverse squadre, a volte un pò troppo e molto “all’Americana”, quindi esagerando… A Desio per fortuna niente zone buie, però anche in questo caso le luci sono della vecchia generazione, e quando dico vecchia parlo anche dell’usura delle stesse, con dominanti diverse date dal consumo… Insomma ci manca sempre quel centesimo per fare un Euro, poteva essere uno spot meraviglioso per il basket, invece abbiamo fatto vedere “solo” due intensissime partite!

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