Erano 8 le gare in programma stanotte, e in teoria quindi 16 squadre impegnate: ma due non si sono presentate.

Vedremo quali, e ci alzeremo in piedi per salutare un vecchio amico con  il quale abbiamo passato 28 stagioni NBA.

 

THE PALACE, AUBURN HILLS. TORONTO RAPTORS 105 – DETROIT PISTONS 102

L’amico da salutare è lui, The Palace, l’arena dei Pistons all’interno della quale abbiamo visto giocare i Bad Boys versione originale e la replica di fine anni ’90/inizio 2K. Lì dentro sono passati Isiah Thomas e Chuck Daly, The Microwave e Bill Laimbeer, John Salley e Rick Mahorn, Joe Dumars, che han lasciato posto a Billups e Rip Hamilton, Larry Brown, Coleman e i suoi capelli, Tayshaun Prince; risse storiche vs Celtics ed Hawks, e anche Metta World Peace ancora in versione Pacers/Ron Artest che scala una decina di file per andare a menare uno spettatore ingiurioso. Dal prossimo anno i Pistons giocheranno in una nuova Arena in via di ultimazione, molto più comoda in quanto inserita nel tessuto di downtown Detroit (The Palace, infatti è proprio da un’altra parte, Auburn Hills, e anche nel modo esteso di concepire le distanze in vigore negli USA nessuno ha mai avuto il coraggio di dire “The Palace, Detroit”). Condivideranno la nuova casa con i RedWings, hockey. Per salutare questo vecchio e lontano amico i Pistons hanno sfoderato una delle migliori gare del loro disastroso finale di stagione, ma non è servito. Sono stati avanti per 44 minuti, ma alla fine l’esperienza e il talento di Toronto hanno avuto la meglio. I Raptors hanno, dopo 21 gare di assenza per l’infortunio al polso destro, ritrovato in campo il loro leader, il Subcomandante Lowry, che ha materializzato subito un 27-5-10, anche se il finale decisivo è stato tutto di DMDR (12-4-10), che ha dato l’assist del 102-100 dopo il pareggio dei Pistons, e il canestro del 104. Per Detroit 11+14 di Bimbone e 16-4-6 del nostro mirtillo Ish Smith.

 

THE SPECTRUM, CHARLOTTE. MIAMI HEAT 112 – CHARLOTTE HORNETS 99

Le due squadre che non si son presentate in campo farebbero bene ad andare un pochino a lezione dai Miami Heat, che sono titolari della stagione più bella di quest’anno. Lo abbiamo già ricordato, ma ripeteremo: sprofondati a 11 vinte e 30 perse, hanno infilato una serie che, tre gare orsono, li aveva portati ad essere settimi nella Eastern, con la possibilità di due partite casalinghe che potevano portarli, se vinte, al record attivo di 39-38. Le hanno perse, anche per stanchezza e per il rilassamento che capita agli umani dopo imprese di livello, e sono tornati noni e fuori dai PO. Di nuovo, hanno riabbracciato la giusta concentrazione, e sono usciti da Charlotte con la W che vale loro il posto 8, e i PO da difendere. Stanotte gli Heat sono usciti nel secondo half, dopo aver faticato a contenere Kemba (18-2-5, quasi tutto nei primi 24’) nel primo, chiuso sotto di 1 anche per colpa di un buzzer-beater da 25 metri di Gregarione Williams che aveva inaspettatamente rimesso avanti gli Hornets. Nel secondo tempo sono emersi Dragic (33-1-4 con 2 rec) e James Johnson, su cui spenderei un paio di parole. Sta avendo la stagione migliore in carriera, ed è arrivato da Toronto: non è un’osservazione banale, perché JJ è una sf “moderna”, che può avere minuti da pf e nel gioco smallball estremo di Spoelstra anche da centro. Il dilemma di chi far giocare sf è il tarlo perenne che divora la coscienza di coach Casey, che negli ultimi due anni ha ruotato nel ruolo ai Raptors nove giocatori. Stanotte Toronto ha messo in campo da sf 3 giocatori, che hanno combinato per 21-5-3, mentre JJ ha avuto 26-4-3 con 2 rec, 10/12 al tiro tra cui 6/7 da 3…probabilmente a Toronto han lasciato partire quello sbagliato. Il Beli? Solo 8 minuti, 0/2.

 

FEDEX FORUM, MEMPHIS. OKC THUNDER 103 – MEMPHIS GRIZZLIES 100

Gara di poca attrattiva se non per la curiosità di vedere prolungato il record di triple-doppie di RW. A Memphis torna Marc Gasol, ma esce Mike Conley, con conseguente introduzione in quintetto di Gemello Andrew (Harrison, 12-3-3). La differenza è tutta nell’inizio, con OKC che apre un mini-fossato su cui costruire la W, anche se per un paio di volte Memphis mette il naso avanti. Westbrook non fa 3Doppia: 45-9-10. Per Memphis Randolph 20+9.

 

TOYOTA CENTER, HOUSTON. DENVER NUGGETS 104 – HOUSTON ROCKETS 110

Pesante questa sconfitta per Denver. Certo i Nuggets hanno lottato e insidiato i Rockets, ma il sforzo è arrivato davvero corto, essendo stati brevemente in vantaggio solo all’inizio, e avendo poi trovato anche passivi oltre i 15. Danilo (23-5-3) e Jokic (12-19-9 con 5 rec e 1 stoppata) sono stati fantastici, ma purtroppo i Nuggets tornano a 1 gara di distanza dai Blazers, con 4 partite left. Per parlare dei Rockets è sempre opportuno guardare il volume espresso dal loro gioco, e la sua ripartizione interna: hanno mandato 3 uomini in doppia cifra ai rimbalzi, e solo uno di loro gioca centro: Capela (c) e Beverley (pg) 11, Ariza (sf) 10; hanno tirato percentualmente male, ma se togliamo dai dati al tiro le due insolite seratacce dei back-ups di Harden (Gordon e Lou Williams hanno messo insieme un complessivo 3/23), la serata al tiro dei ragazzi di D’Antoni si presenta molto meno nera: 34/64 (52%) globale di cui 7/20 da 3(35%). Lo sparacchiamento è stato “guarito” dal resto della squadra e dai rimbalzi catturati, oltre che da un numero doppio di viaggi in lunetta rispetto agli avversari (38 liberi HOU, 18 DEN), e qui ci sarebbe da innestare il discorso del modo che hanno i grigi di arbitrare Harden (31-7-10 con 3 stoppate), ma rischieremmo di apparire livorosi e troppo tifosi del Gallo.

 

TD GARDEN, BOSTON. CLEVELAND CAVS 114 – BOSTON CELTICS 91

La prima delle due squadre che sono andate al palazzo ma in realtà non han giocato: Boston Celtics. La partita vs i Cavs valeva per il primo posto nella Eastern e il vantaggio del fattore per tutti i PO, ma i Celtics vi si sono presentati con l’animo dell’adolescente incredulo dei risultati raggiunti, e sono stati seppelliti dal babbo, ossia i Cavs. Cleveland è una squadra piena di Stelle, Pretese Stelle, Una Volta Stelle: al di là dei veri meriti e del vero potenziale, è tutta gente che ha sempre avuto il proprio nome al primo livello, gente con Titoli e Finali sulle spalle. L’esatto opposto dei Celtics, che hanno una sola gara di distanza dai Cavs, ma sono fatti di giocatori sottovalutati, emergenti, emersi e approdati al livello superiore dopo una vita di faticosa risalita. Un commentatore USA lo scorso anno, per magnificare il lavoro di Brad Stevens, disse che il coach stava portando a livelli di eccellenza una squadra fatta con in settimi ed ottavi uomini di tutte le altre franchigie. Questa diagnosi è eccessivamente crudele, ma ha dei punti di verità. Boston in 4 anni è passata da 25 a 50 W, ma la strada per diventare Title Contender è ancora lunga, e necessita di batoste come quelle di stasera, in cui LBJ ha fatto di tutto per evidenziare la propria superiorità (36-10-6, con 2 stoppate tra cui una a due mani su Smart), ben seguito dal Californiano (15+16), e in cui il solo Celtic a fare davvero partita di livello è stato Isaiah Thomas (26-4-6), che, dei 20 con cui Boston aveva vinto il primo quarto, ne aveva infilati 12.

 

AT&T CENTER, SAN ANTONIO. LA LAKERS 102 – SA SPURS 95

L’altra squadra a non scendere in campo stanotte: San Antonio Spurs. Non c’entrano i riposini, ma la concentrazione del tutto assente. Gli Spurs hanno affrontato i Lakers senza alcuna adrenalina. Si sono beccati un parziale di 17-0 nel primo quarto, hanno faticosamente remato verso la parità, ottenendola ad inizio quarto periodo con il Lettone Matto, Bertans. Poi non hanno ritenuto di perpetuare lo sforzo, lasciando che LA scappasse di nuovo, sulle ali di Tyler Ennis (19 con 6 assists) e David Nwuaba, il play venuto dal nulla, l’uomo che era sempre al posto giusto stanotte per raccogliere i palloni persi o mal tirati dai compagni (10-5-3): a lui a ella volontà che mette nel gioco dovrebbero guardare alcuni Speroni davvero indisponenti come Kyle Moviola Anderson o Jonathon Simmons. Per SA salviamo il Lettone (14-1-1) e i pochi minuti di Parker (16, sufficienti per 14-1-4). Per il resto, un pensionato in pennichella doo il pic.nic di Pasquetta era di certo più preparato degli altri Spurs alla gara…

 

TALKING STICK RESORT, PHOENIX. GS WARRIORS 120 – PHOENIX SUNS 111

Nella differenza abissale tra le due squadre era tuttavia nascosto un significato primario: con una W gli Warriors avrebbero sigillato il primo posto ad Ovest. W è stata, anche se dipinta attraverso i ghirigori di una partita di pochissima difesa e di un paio di azioni divertenti. Come Steph che cade e si rialza palleggiando come nemmeno un Harlem, per piazzare una tripla siderale, o Shaun Livingston che, al termine di un’azione arruffata e casuale, infila la sua prima tripla dell’anno, su due tentate (..capite quale sia il significato della parola “equilibratore”, ora?), solo che non era un tiro da 3, ma un passaggio al volo per Javalone, finito dentro al canestro dopo esser stato anche leggermente deflettato da un difensore dei Suns. Steph 42-5-11 per GS, e Alan Williams, di cui vi avevamo parlato ad inizio stagione come “ragazzo che si farà”, a 16+17 per Phoenix.

 

STAPLES CENTER, LA. DALLAS MAVS 101 – LA CLIPPERS 112

32 di Blake garantiscono a Clippertown di poter fare una volata vs gli Utah Jazz onde assicurarsi il quarto posto ad Ovest, cosa che sarebbe del tutto ingiusta visto che Utah ha raggiunto le posizioni di vertice nonostante possa fregiarsi del poco simpatico titolo di squadra il cui quintetto ha perso più partite per infortuni vari. Dallas ha opposto discreta resistenza, soprattutto in Yogi Ferrell, che ha voluto misurare i propri NBA-skills al cospetto di CP3, mettendo ineieme 14-3-6. Insistiamo: siamo curiosissimi di vedere Dallas la prossima stagione.