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NBA PlayOffs – la tragedia di Thomas adombra le imprese di Jazz e Bucks

NBA PlayOffs – la tragedia di Thomas adombra le imprese di Jazz e Bucks

Volevamo parlarvi solo di basket, e degli splendidi NBA Playoffs: non è purtroppo possibile.In un incidente stradale che ha coinvolto solo la macchina in cui sedeva come passeggera, è morta Chyna, la sorella minore (22 anni) di Isaiah Thomas. Al momento in cui scriviamo non si hanno notizie sulla decisione del giocatore  se giocare o meno. Di certo tutto il mondo, letteralmente, si è stretto attorno al giocatore. Per un attimo abbiamo anche sperato che la NBA rinviasse la partita, ma sentiamo in cuor nostro che non sarebbe del tutto giusto. Ora non possiamo predire quel che accadrà, solo che si prepara qualcosa di struggente, nel senso letterale della parola, qualunque sia la scelta di IT4. Tante volte, fin dal precampionato, la vita ha attraversato la stagione NBA, dall’omicidio della cugina di Wade, all’intervento al cervello con annessa gravidanza della moglie di JRue Holiday, per arrivare alla tragedia che ha colpito la pg dei Celtics. Ecco, tuttavia, le gare della prima nottata di PO. Abbiamo, per ora, scelto di organizzare il recap fornendovi tre gare in modalità classica, ed una in modalità estesa, per privilegiare un confronto cha giudichiamo più interessante degli altri. Il primo è stato Clippers vs Jazz.

 

STAPLES CENTER, LA. UTAH JAZZ 97 – LA CLIPPERS 95

Prima della partita era apparsa una statistica che confermava una cosa abbastanza risaputa: i Clippers sono meglio quando Paul gioca che quando è infortunato. L’ovvietà era il prezzo che ogni TV in USA deve pagare a Stelle di un certo livello: la figura di CP3 deve essere incensata per non dispiacere e magari aumentare l’audience. Una stat che non è apparsa riguarda invece Utah, e dice che i Jazz sono al primo posto nella NBA di quest’anno per quel che riguarda l’incrocio di piazzamento raggiunto con infortuni a membri del quintetto. Il quinto posto dei Jazz a pari partite con i Clippers condannava Utah solo in base ai confronti diretti, perché era evidente che Utah fosse sensibilmente migliore di ClipperTown. Le due stats, su Paul e sugli infortuni Jazz, hanno avuto modo di esser confermate dalla gara di stanotte. Paul è una Stella, ma principalmente una Regular-Season Star, mentre Utah sa fare a meno di chiunque e vincere. Infatti, dopo 11 secs, in un fortuito contatto con M’Bah-A-Mouté, Rudy Gobert si è infortunato per non più tornare, con una distorsione al ginocchio sx. Utah, bisogna ammetterlo, ha una grandiosa panchina: Favors-Joe Johnson-Exum-Hood-Mack-Burks-Whitey, che ha reso possibile nel corso della stagione, e pure stanotte, passare sopra alla sfortuna. Gara fisica. Un’azione su tutte: Griffin (26-7-3, ma anche 6 perse e solo 2 pti nel quarto periodo, non solo per colpa sua..) ha segnato un canestro nei primi minuti dopo che tutti i difensori di Utah erano, nello svolgersi dell’azione, caduti in successione a terra. A soffrire di più la fisicità della gara è stato JJ Redick (solo 7 in 27 minuti di tavole), terrificante tiratore, ma non particolarmente baciato da madre natura: coach Snyder gli ha messo addosso Ingles, bianco come lui e come lui non visitato da qualità fisiche eccezionali, ma molto più grosso. Contro Redick l’esperimento ha pagato, meno vs Jamal Crawford (8 pti tutti all’inizio), che infatti ha ispirato il massimo vantaggio (+7) di ClipperTown nel primo tempo. Primo half chiusosi a 52 pari, e le notizie erano tutte belle per i Jazz e quasi tutte brutte per i Clippers. Nonostante i 20 di Griffin, i 10 assists di CP3 (alla fine 25-7-11 con 3 rec, ma 1 solo assist nell’intero secondo tempo dovrebbe dirvi parecchio di come la parola “vincente” non sia attaccata al gioco di CP3), le due triple di M’Bah-A-Mouté. Utah era alla pari senza aver avuto Gobert, ma avendo trovato dal pino 14 di JJ, 8 di Favors, persino 3 da Whitey, e con Hayward (21.9 di media in stagione) a quota 6. Se le medie NBA hanno un valore, esso è quello di esser sviluppate su 82 gare, un numero elevatissimo, che le rende decisamente affidabili: se il tuo uomo da 22/partita finisce la prima metà a 6, ti puoi aspettare con notevoli margini di certezza l’arrivo di un numero di punti tra 12 e 20. Ne sono arrivati 13, 10 nel terzo quarto, 6 dei quali all’interno dell’ultimo minuto del periodo, mentre coach Rivers era costretto a far riposare CP3 e DAJ, e a dar fondo a un pino che non è pregiato come quello dei Jazz. In questo senso deve essere letto il discorso prepartita di Doc Rivers ai suoi: “non abbiamo bisogno di eroi che facciano le grandi cose, ma di eroi che facciano le piccole cose..un buon blocco, un aiuto al momento giusto, fidarsi del passatore”….queste cose erano tutte dirette a motivare i panchinari e soprattutto ad avvertire i titolari di non avere la puzza sotto al naso vs gli errori dei compagni meno dotati, dose di snobismo perdente in cui purtroppo CP3 eccelle. La fine del terzo e l’inizio del quarto periodo sono stati il momento peggiore di ClipperTown, quello in cui si è scavato un minisolco di 7-8 pti che li ha obbligati a inseguire, e a rendere “rimonta” invece che “gestione” il buon rendimento avuto da 8 minuti alla fine in poi. Non c’era Redick ma prima Felton poi Crawford nel quintetto per la rimonta, capitanata da Paul con 2 recuperi e 10 pti filati, per arrivare a -1, 90-89. Tuttavia, ai nostri occhi ormai esperti e cinici, proprio il momento in cui CP3 sembrava onnipotente appariva come un campanello d’allarme. Infatti, dopo il 92 segnato da Hayward, Paul sparava una tripla insensata, e nelle due azioni successive ignorava del tutto Griffin per offrire la tripla prima a M-A-M e poi a Crawford, onde poi arrabbiarsi con compagni e panchina quando JJ (21-3-3 con 3 rec e 1 stoppata.oltre a…vedrete) segnava il + 5 a 69 secs dalla fine. Con un canestro del rientrato Redick, uno di Blake e uno di Paul a meno di 10 secs dalla fine, ClipperTown si riportava in parità. Sull’ultima azione di Utah, immediata perché non c’era il TO per Snyder (magata, ammettiamolo:aveva visto come erano accoppiati i suoi e ha deciso che andava bene così), però, l’abbinamento di Paul con Hayward lasciava Utah in vantaggio, perché CP3 in questo modo era marginalizzato dall’azione, e JJ, non a caso tra i suoi soprannomi c’è quello di Iso-Joe, si portava a spasso Crawford, usufruiva di una certa lentezza di DAJ nell’aiuto per tentare la stoppata, e imbucava, col ferro amico e complice, il paniere della W. Ahi Ahi, ClipperTown. Ora il pronostico si sposta dalla parte di Utah, in attesa della risonanza per Gobert.

 

AIR CANADA CENTER.TORONTO. MILWAUKEE BUCKS 97 – TORONTO RAPTORS 83

Ecco la seconda W in trasferta di questo inizio di NBA PlayOffs. Una cosa che ha fatto grandi i Raptors è la capacità di fornire sempre il massimo sforzo. La cosa è del tutto mancata in questa gara1 della serie, la prima, per questo gruppo di giocatori, in cui i Dinos si mettevano a tavola nel ruolo di favoriti sia dal bilancio W/L che nella considerazione generale. Stanotte, dopo esser stati in vantaggio due volte ad inizio di ogni metà, entrambe le volte si sono rilassati, e si sono persi in proteste vs gli arbitri, lasciando una W netta e non troppo difficile ai Bucks. Tenendo conto che è Pasqua, pensiamo alle uova. Tra le uova più grandi di cui la scienza sia riuscita a ricostruire le dimensioni ci sono quelle di pterodattilo. E un uovo bello grande ha depositato il Nostro Grande Grosso Pterodattilo Greco: 28-8-3, con 2 rec e una stoppata per Antetokounmpo, e i 28 assumono ancora più sostanza se si pensa che sono stati fatti con soli 18 tiri e col piglio del dominatore. I due leaders di Toronto, invece, Lowry e DMDR, hanno tirato un 9/32 complessivo, rendendo vano il 19+14 con 3 stoppate di Ibaka. Le panchine? Deludente quella di Toronto (19-10-3), sorprendente quella dei Bucks (28-20-5, con la iniezione determinante di Greg Monroe a 15+14).

 

Il programma prevede per questa Domenica di Pasqua (auguri, cari lettori) Wizards vs Hawks alle 19 italiane, Warriors vs Blazers alle 21:30, Celtics vs Bulls nella notte alle 00:30 e Rockets vs Thunder alle 3:00.

 

QUICKEN LOANS ARENA, CLEVELAND. INDIANA PACERS 108 – CLEVELAND CAVS 109

La gara è in un paio di cose che abbiamo imparato a conoscere questa stagione. La prima: i Cavs si piacciono tanto, spesso troppo, e non sanno reagire alle difficoltà impreviste. La seconda: il locker dei Pacers, per grosse colpe del coach, non è sereno, non ha reali gerarchie. Dalla prima deriva la rimonta subita da Cleveland, che ha smesso di giocare proprio nel momento del massimo vantaggio (+12), per vedersi superata, sul 105-102 a circa 3 mins dalla fine, da una tripla (la seconda in fila) di Teague (15-2-4). Dalla seconda deriva la grandissima cavolata commessa dai Pacers e da CJ Miles (2/5 fino a quel momento…) in particolare, che sull’ultima comoda azione (20 secs a disposizione) ha ignorato Paul George, si è messo in proprio e ha sbagliato, per le ire, rimarcate anche in conferenza stampa in diretta nazionale, di The Revenant, che aveva diritto all’ultimo tiro sia per la prestazione della notte (29-5-7, con 6/8 da 3) che per tutte le altre, avendo trascinato di peso i Pacers ai PO nonostante non siano più la franchigia dove lui vuole proseguire la propria carriera. Lance Stephenson (16-7-3) ha ri-assaporato il ruolo di protagonista ai PO. Strapparne una fuori casa avrebbe significato tantissimo nella serie: i Pacers, infatti, sono al limite dell’orrendo fuori casa ma ottimi in casa, e meno male per loro che i Cavs l’hanno scampata, perché ritornare in possesso del fattore campo non sarebbe stato facile. LeBron (32-6-13), Kyrie (23-2-6) e tutti gli altri dovranno però ricordare che stavolta è andata bene più per disorganizzazione altrui che per propri meriti.

 

AT&T CENTER, SAN ANTONIO. MEMPHIS GRIZZLIES 82 – SA SPURS 111

A vedere la partita c’era il padre di Pau e Marc, che si chiama Agusti Gasol e uscirà comunque vincente da questa serie di PO, ennesima replica del derby fratellare. Considerate che a metà del primo quarto i Grizzlies erano sopra di 13: hanno perso di 29 per un totale negativo, da quel momento, di -42. Considerate che quando mancavano 9 mins circa alla fine del terzo quarto SA era sopra, ma di 3: da quel momento dunque parziale positivo di +26. Due elementi che definiscono bene la differenza tra queste due formazioni: panchina e fisico. Gli Spurs non sono certo giovani, ma i Grizzlies sono la squadra più vecchia della NBA, e pure con parecchi infortuni sulla groppa, sia in stagione che nella storia personale di ogni giocatore. I vecchietti di SA, invece, tutto sommato sono in bella forma, e in ogni caso il pino Spurs non solo è molto più profondo ma anche molto più giovane e più atletico. Siamo propensi a un bel 4-0 per questo incrocio. Marc 32-5-2 (Pau 6-4-1), Kawhi 32-3-5. Panchina Grizzlies 25-17-5, panchina Spurs 39-19-5.

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