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NBA RECAP – Grande Gallinari, nostalgia Yugo, maledizione-LeBron

NBA RECAP – Grande Gallinari, nostalgia Yugo, maledizione-LeBron
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7 partite nella NBA di stanotte, con buone notizie per gli aficionados italiani.

C’è davvero aria di maledizione attorno ai Cavs e a LeBron James? Chissà. Noi, che non crediamo al soprannaturale e ci addormentiamo disgustati davanti ai film horror, ci limitiamo a un laico elenco. Primi 5 mins della stagione: durante Cavs-Celtics si rompe una gamba Gordon Hayward; la chimica del locker di CLE si rivela inesistente e più pane per druidi che per allenatori; la formula dello ASG prevede nominations consuete, ma invece di Est vs Ovest, due capitani scelgono i giocatori come un pick-up match al campetto: tre del Team LeBron, non appena ricevuta la chiamata di LBJ, si infortunano seriamente (Cousins: tendine d’Achille, out per la stagione; John Wall costretto ad un’operazione di pulizia al ginocchio, ritornerà a fine Marzo; Kevin Love si rompe una mano, tornerà forse a fine Marzo); infine, ogni volta che una formazione si avvicina al terzo posto di Conference occupato dai Cavs, immediatamente quella franchigia infila una striscia perdente: accaduto a Detroit (coincidente infortunio a Reggie Jackson), accaduto in parte a Indiana, sta accadendo a Miami (Dion Waiters fuori per la stagione e Olynyk di nuovo con problemi abbastanza misteriosi alla spalla, solo 7 mins prima del forfait). Heat al quarto ko in fila, quello di stanotte davvero doloroso perché subìto dai derelitti Orlando Magic nel derby della Florida (111-109); rinforzo di maledizione, per gli Heat, costituito dal fatto che, per rimpiazzare Kevin Love, allo ASG andrà Goran Dragic: lo Sloveno ha giocato una delle peggiori gare dell’anno (13-9-7 ma 5/13 dal campo e 4 perse), mentre l’altro ex-Yugo in campo, Hezonja, schierato in quintetto nei Magic, ha risposto come meglio non poteva: 20-5-3 con 2 rec, 1 stoppata e nessuna persa.

Interesse destano anche i Pistons, imbattuti dall’arrivo di Griffin. Il duo Blake+Bimbone (Drummond, chiamato allo ASG per sostituire Cousins) costituisce forse, e in attesa di più solide prove, il miglior front-court della NBA. In piena Era delle Triple e delle Pg, Detroit costituisce un caso a sé stante, e ripetuto, di squadra la cui trazione è impostata sui lunghi. Ricordate che 4 stagioni orsono, nel periodo in cui facevano fare muffa a Datome, i Pistons tentarono un esperimento estremo, e fallito: una front-line in teoria dominante costituita da Drummond+Monroe con l’aggiunta di Josh Smith in sf. Stanotte i ragazzi di VanGundy hanno vinto convincentemente vs Portland (stanca per un lungo road-trip, 101-91) portando a casa dalla coppia suddetta 38-26-11 con 1 rec, 3 stoppate, 16/32 al tiro e il solo difetto di 7 perse; contemporaneamente la difesa obbligava le guardie Blazers (Lilard+McCollum+Napier) a 17/46 dal campo con 8 perse. Washington, che sta assorbendo bene l’assenza di Wall grazie alla solidità di Satoransky trasportato in quintetto (5-2-6 con 2 rec e nessuna persa in 22’) ha violato (111-102) il campo dei Pacers, che hanno avuto 29 con 5/7 da 3 da Bojan Bogdanovic. Ora è proprio Washinton quarta ad Est, a 3 decimi di percentuale W/L dai Cavs: resisteranno alla maledizione LeBron? En passant: nel momento di massima vicinanza a Cleveland, Indiana ha perso per un mese la pg titolare Collison (artroscopia al ginocchio, torna a fine Febbraio) e stanotte ha giocato senza Oladipo, influenzato. Utah ha proseguito il momento magico travolgendo anche i Pelicans (133-102). Davis (15+11, brutte % di tiro) ha un po’ subìto i 222 cm del Francese dei Jazz, Gobert (19+10), mentre il nuovo arrivato Mirotic non carbura ancora (5 pti, 0/4 da 3)..e poi c’è da dire che Ricky Rubio non ha mai segnato 54 punti in due gare (34+20 stanotte): davvero un periodo magico. Denver ha consolidato la propria corsa ai PO battendo 121-104 gli Hornets (Jokic 15-16-7), e in una gara-bassifondi W 104-98 di Sacramento (6 in doppia cifra tra 11 e i 15 di Bogdan Bogdanovic) sui Bulls.

Arriviamo alla partita dei Clippers vs Dallas, risolasi in totale stile ClipperTown. Ovvero vincendola e perdendola 2 volte, per riacciuffarla con un 13-0 quando tutto sembrava perduto (sotto 91-101 con 4 mins da giocare). La W dei Clippers nasce anche da una sfortuna capitata ai Mavs: l’assenza improvvisa di Harrison Barnes per una distorsione alla caviglia dx. Barnes avrebbe fatto molto comodo non solo nella siccità finale, ma anche per contenere Gallinari: 28, di cui 9 (6 liberi e 1 tripla) nei 4’ finali. E’ stata quindi una vittoria di pathos, come vuole non solo la tradizione Clippers ma anche la storia di coach Rivers, che ha spremuto come sempre difesa e litigi dai suoi giocatori; una tappa importante per Teodosic, che ha retto bene contro la pg più fisica che esista al momento nella NBA: il rookie Dennis Smith Jr. Anche se non in stato di grazia (3-2-6) e anche se panchinato negli ultimi 3 mins per avere più difesa, il Serbo ha vinto il duello “cervello vs fisico” col più giovane avversario, che ha totalizzato ben 9 perse. Ora nella Playoffs-picture dell’Ovest i Clippers sono noni a 27-25, in parte preoccupati dal rientro dei Jazz (decimi con 25-28 ma 8W nelle ultime 10), ma di certo più ingolositi dalle difficoltà di Pelicans (28-25, 5 perse nelle ultime 10) e Blazers (29-25, striscia perdente di 3 aperta). Tappa importante anche per DirkOne Nowitzky, che ha valicato i 50000 minuti in carriera, celebrando però col nome scritto male sulla sua jersey..

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