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Cincia e Mancio valgono l’1-0 su Verona

Cincia e Mancio valgono l’1-0 su Verona
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La Fortitudo parte con il piede giusto in questa serie tutt’altro che scontata dei quarti di finale dei play off di Lega Due. A cadere al Paladozza è Verona, una delle compagini piu’ in forma del momento ( che viene da un ottavo di finale vinto 3-0 con due vittorie esterne) che dopo un buon inizio (12-17 al 6’) subisce quindici minuti di una spettacolare Fortitudo che sull’asse Cinciarini – Mancinelli fabbrica una seconda parte di primo parziale e un secondo quarto veramente godibile produciducendo un buon livello di pallacanestro. Quindici minuti nei quali la Fortitudo ipoteca la partita ( mantenendo inalterato il vantaggio campo) con Verona che non riesce ad arginare un attacco che sbaglia poco e niente (39 punti in 14 minuti, di fatto). Quindici minuti nei quali Bologna mette le mani su gara 1. Bologna, peraltro, che per la seconda volta in questi play off rinuncia per scelta tecnica a McCamey e complice una gara incolore di Okereafor in pratica ottiene un successo Made in Italy che comunque è imprtante rilevare.

Nel dopogara il primo a presentarsi in sala stampa è uno scuro  Dalmonte “Questa partita ci serve per imparare qualche dettaglio su quello che sarà gara 2. Una gara segnata dal secondo quarto nella quale la Fortitudo ha fatto lo strappo e lo ha gestito. Ci sono due aspetti fondamentali in un play off. Resettare e far tesoro delle esperienze che abbiamo fatto per affrontare gara 2 dimenticando gli errori e facendo tesoro del buono che abbiamo comunque prodotto, al di là del risultato.”

A ruota un provato Pozzecco: “Verona ha giocato una grande partita per 40 minuti. Stiamo migliorando, abbiamo giocato una partita solida, co meno alti e bassi rispetto al solito, con una buona concentrazione difensiva. Una cosa importante è stata la prestazione di Fultz, con lui in campo abbiamo giocato bene sia in attacco sia in difesa. Mercoledì mi aspetto una partita piu’ complicata, così come lo è stata gara 2 con Agrigento. Alla fine siamo riusciti a gestire e a gestirci. La differenza la hanno fatta i rimbalzi ? Si, 42-31. Diciamo che non ci siamo dimenticati di andare a rimbalzo.”

LA CRONACA

E’ Verona a partire con il piede sul gas nel tentativo di spaccare la partita ed infatti dopo 6 minuti di gioco, con un ottimo impatto di Udom è sul +5. Ma proprio nel momento di massimo vantaggio di Verona, sale in cattedra “la coppia” Cincia – Mancio che ribalta la partita come un guanto. Cincia ne mette 12 a referto nel solo primo parziale che sommati ai 7 del capitano fanno 19 sui 28 totali di squadra. Bene anche Gandini in avvio. Nel secondo quarto la Fortitudo è una orchestra in cui nessuno, ma proprio nessuno ( Okereafor a parte) stecca. Bene anche Amici che argina uno spento Green ( lo spauracchio n.1 veneto) e Fultz che oltre ad una lucida regia trova anche punti importanti in attacco. Si amplia il divario in maniera esponenziale. Verona assente. Green e Jones impalpabili. Se non fosse per Udom e qualche buona giocata di Amato e una terna in grigio benevola Verona sprofonderebbe. Ma il -15 con cui si va alla pausa lunga è certamente un segnale come un segnale sono i 50 punti segnati dalla Fortitudo nel primo tempo.

Il terzo quarto si apre con Verona che continua a sparare a salve e la Fortitudo, che pur rallentando un po’ i ritmi in attacco ( ma tenendo ben salda la propria difesa), si ritrova sul solito asse a dover gestire venti punti di margine ( 57-37, Cincia 15, Mancio 14).

A questo punto la Fortitudo tira inevitabilmente il fiato e i due mori di Verona ( ben coadiuvati dall’italiano Mattia Udom) provano l’incredibile ovvero riaprire una partita di fatto chiusa. Green inventa un paio di triple, Amato un paio di canestri e anche Palermo ( abulico per il resto) partecipa al tentativo di rimonta. Verona ci prova, si e torna a -10 in chiusura di terzo quarto, a -9 a otto giri di lancetta del termine su un tripla di Udom e ancora a -8 quanto alla fine mancano 3 minuti ( 76-68 su un jump di Jones). La Fortitudo pare un po’ stanca, l’attacco ristagna spesso e volentieri lontano da canestro e i punti dell’ultimo periodo arrivano sul solito asse ( 6+6 tra Cincia e Mancio). Per questa gara 1 è sufficiente perché anche Verona non riesce nell’impresa di tornare dentro da -20 e la Fortitudo, giocando comunque per larghi tratti in maniera assolutamente gradevole inizia con il piede giusto e tanto morale.

48 ore e tutto nuovamente in gioco, sempre al Paladozza, sempre per questo bel quarto di finale. 48 ore che serviranno Verona per smussare gli angoli dei propri errori e provare ad aumentare il minutaglia nel quale il proprio gioco ha tenuto testa a quello avversario. 48 ore che serviranno a Bologna per dimenticare di essere 1-0 ( che in una serie alle 5 vale ma non è determinante) e che serviranno allo staff tecnico per capire come gestire l'”undicesimo” la scelta più’ difficile che per stessa ammissione del Pozz a fine gara non è assolutamente stata fatta.

CONSULTINVEST BOLOGNA – TEZENIS VERONA    78-68    (28-23) (50-35) (64-54)

Bologna: Cinciarini 24 (6/14, 2/3), Mancinelli 20 (6/9, 1/3), Okereafor 2 (1/6, 0/2), Fultz 5 (1/1, 1/4), Murabito n.e., Montanari n.e., Chillo 3 (1/1), Gandini 6 (2/4), Amici 5 (1/3, 1/3), Rosselli 5 (2/5), Pini 8 (4/4), Italiano. All. Pozzecco.

Verona: Dieng n.e., Green IV 13 (1/4, 3/6), Poletti 3 (1/2, 0/2), Jones 11 ( 3/7, 1/3), Amato 11 (3/5, 1/6), Palermo 7 (1/1, 1/2), Nwohuocha, Udom 16 (2/6, 2/2), Ikangi 1 (0/1, 0/2) , Totè 6 (3/4). All. Dalmonte

Statistiche di squadra: Tiri da 2: BO 24/47, VR 14/30; Tiri da 3: BO 5/15, VR 8/23. Liberi: BO 15/22, VR 16/26. Rimbalzi : Bo 42 (27+15, Mancinelli 9); Vr 31 ( 23+8, Udom 8). Assist. Bo 16 ( Rosselli 6), Vr 11 ( 3 con 3).

Arbitri: Caforio, Di Toro, Bartolomeo.

Spettatori: 5.096

PAGELLINE:

Bologna: Cinciarini 8, Mancinelli 8, Okereafor 5, Fultz 6,5, Chillo 6, Gandini 6,5, Amici 6, Rosselli 6, Pini 6,5, Italiano 5,5. Pozzecco 6,5

Verona: Greene 6,5, Poletti 5,5, Jones 6, Amato 6, Palermo 5,5, Nwohuocha 5, Udom 7,5, Ikangi 5, Totè 5,5. All. Dalmonte 6

Arbitri: Caforio, Di Toro e Bartolomeo, 5.

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