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NBA POWER RANKING 7 – MIA HEAT e NO PELICANS

NBA POWER RANKING 7 – MIA HEAT  e  NO PELICANS
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Con queste squadre, Est ed Ovest, della posizione 7 iniziamo ad esplorare la fascia della NBA in cui le differenze tra le due Conference vanno progressivamente ad assottigliarsi.

 

EASTERN CONFERENCE #7. MIAMI HEAT   (NBA 17)

Tormentone terminato: Wade ha deciso di giocare un altro anno, e di farlo a Miami, non in Cina o a Barcellona. Anche se tutti fanno i salti di gioia a Miami, ci sia consentito sollevare due obiezioni: la reale altezza dei salti di gioia di Goran Dragic, e la reale efficacia in campo del talento ormai un po’ passatello di D-Wade. La convivenza tra i due, dopo il ritorno in Florida a metà stagione di DW, non è stata né facile né particolarmente produttiva, e gli ultimi 3 possessi della gara che ha segnato il destino del KO di MIA vs Philadelphia negli scorsi PO sono la prova: tutti nella mani di Wade, tutti sbagliati. Quella era ormai, è e necessariamente sarà, la squadra di Goran. Oltre a ciò, il roster a disposizione del genio cestistico di coach Spoelstra è in un certo senso minato dalla presenza di quel che una volta era oro e oggi un piccolo problema: un vero big man dalla mobilità normale e non magica (alla Embiid o Davis). Hassan Whiteside è un muro difensivo e un discreto attaccante, ma non ha qualità di passaggio sufficienti per giocare 34 mins a partita in una squadra che rimugina il gioco, estende la durata dei possessi, e sarà votata ad uno smallball quasi estremo. La prima mossa, che è poi l’ultima della scorsa stagione: spostare Josh Richardson da back-up pg a sf titolare. La seconda: avere spesso in campo Olynyk e Adebayo (anche insieme) e Whiteside in panchina. Terza: trovare spazio, cosa resa ancora più dura dal rientro di Wade, al tiratore migliore tra gli esterni, che esce dal pino: Wayne Ellington. Non poche le cose da aggiustare, gli Heat partono però da una base di talento elevata, e da un roster abbondante che ha come 12 lo high-flyer Derrick Jones Jr.

Payroll. Dolorosissime le cifre degli Heat. Hanno il payroll più alto della NBA, per distacco: 14MM in più di Golden State ma senza vincere Titoli. Sui 158MM pesano però i soldi che stanno pagando allo sfortunato Chris Bosh, i cui problemi di eccessiva densità del sangue non si stanno risolvendo. Carriera chiusa, in modo dorato ma chiusa: è improbabile che qualunque squadra NBA, dopo i ripetuti divieti opposti dallo staff medico degli Heat al ritorno in campo del giocatore, si prenda il rischio di dargli un contratto e farlo morire sul campo.

Occhio a. La convivenza Dragic-Wade è il nodo della stagione di Miami, insieme alle percentuali che la squadra saprà tenere oltre l’arco.

 

 

WESTERN CONFERENCE #7. NEW ORLEANS PELICANS   (NBA 12)

La Squadra. Pur dipendendo ovviamente dal Monociglio, questi Pelicans sono una squadra globalmente molto migliore di quel che si pensi in giro, USA compresi. Il quintetto è di altissimo livello, perché JRue Holyday è appena al di sotto dello AllStar level, Elfryd Payton ha talento enorme e multiforme, Julius Randle era sacrificato nei Lakers (anche perché ha una boccaccia troppo spesso mal gestita), e Darius Miller è un solido 3andD. Il pino è intrigante in particolare per la scommessa di Nola di cercare di ripescare il talento perduto di Jahlil Okafor, ex Prima Assoluta dei Sixers naufragato al cospetto di Embiid. Doppio Okafor, perché l’altro back-up dei lunghi è Emeka, ex Stella vessata dagli infortuni ed ora tornato nelle vesti di volonteroso comprimario. Il tiro da 3 non manca: il solo ad esserne sprovvisto è Payton, per il resto i Pels hanno tiratori in abbondanza: Moore, Clark, Mirotic, Holiday, Hill, Miller, lo stesso Anthony Davis è molto progredito. Secondo noi PO certi, a meno di trade sconvolgente che privi Nola del suo leader.

Payroll. Avere a roster uno dei primi 5 giocatori della NBA ed essere solo al posto 21 con 108 MM è quasi un miracolo. Rovinato dal fatto che Davis è pagato come Holiday, e queste sono cose che stimolano la parte peggiore dell’ego dei giocatori. Vedremo. Per il resto, da segnalare che a fine stagione spirano i contratti di quasi tutti i panchinari: 8 giocatori sui 15 andranno in scadenza.

Occhio a. La salute di Davis. La psiche di Davis, in relazione ad ansia di vincere un Anello accoppiata a crisi egotica di essere sottopagato per uno dei Top5 NBA Players. La psiche del Giovane Okafor. La lingua di Randle.  La pazienza di coach Gentry.

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