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NBA RECAP 4/11 – BIG MEN NIGHT: EMBIID gioca a MONOPOLI col CERVELLO di DRUMMOND, JOKIC fa un altro passo nella STORIA

NBA RECAP 4/11 – BIG MEN NIGHT: EMBIID gioca a MONOPOLI col CERVELLO di DRUMMOND, JOKIC fa un altro passo nella STORIA
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Linee disturbate e ballerine in questo frangente fanno sì che il collega Luca Morucci sia costretto a rudimentalmente notificarmi il suo recap per pubblicarlo.

Quindi non dimenticate: ciò che segue è merito suo, non mio.

Otto gare NBA per una nottata straordinaria: classiche gare di inizio stagione, a fare notizia sono le imprese individuali. In questo caso le prodezze di Joel Embiid e Nikola Jokic rendono quella appena trascorsa..La Notte dei Big Men.

 

WELLS FARGO CENTER. DETROIT PISTONS 99 – PHILADELPHIA 76ERS 109

10 punti di differenza tra Detroit e Phila, uno strappo che i Sixers creano praticamente subito e che i Pistons non riescono mai a ricucire. L’eroe è senz’altro Embiid, che, dopo aver scritto 39+17, confessa a Twitter di avere acquistato delle proprietà immobiliari nella testa di Bimbone Drummond. Il confronto tra i due era stato già stravinto dal camerunense una decina di giorni fa, ma stanotte ‘The Process’ ha voluto mettere di nuovo le cose in chiaro. Embiid domina e fa ciò che vuole della difesa di Detroit, che gli regala ben 23 viaggi in lunetta. Il numero 21 ne segna 18 e infila anche una tripla delle tre tentate. Dei 17 rimbalzi catturati da Embiid, nessuno è offensivo, ma la lacuna non gli impedisce di tenere Drummond sotto la doppia cifra sia in termini di punti che di rimbalzi. A ‘Motor City’ non bastano i 38 di Blake Griffin, che approfitta troppo spesso del mismatch fisico con Saric e Covington. Brett Brown, nel tentativo di arginare Griffin, concede più minuti del solito a Mike Muscala. L’ex Atlanta non ottiene grandissimi risultati difensivi, ma si rivela fondamentale nell’altra metà campo. Sono proprio di Muscala i canestri decisivi, quelli che ricacciano indietro Detroit per l’ultima e definitiva volta.

 

SPECTRUM CENTER. CLEVELAND CAVALIERS 94 – CHARLOTTE HORNETS 126

A Charlotte i Cavs non riescono mai a mettere davvero in discussione il risultato. I padroni di casa, liberi da eccessive pressioni, giocano un basket di ottimo livello. Sono ben 7 i Calabroni che per una notte diventano Libellule volando leggere in doppia cifra, trascinate da Kemba Walker e Jeremy Lamb, che combinano per 37 punti. A deludere tra i Cavs è più di tutti George Hill, che chiude con soli 3 punti e 0/6 mirando al bersaglio grosso. Jordan Clarkson è sembrato l’unico a trovarsi a proprio agio: vederlo sparare praticamente ogni pallone che gli capita tra le mani ricorda terribilmente uno dei periodi più neri della storia dei Los Angeles Lakers. 12 punti e 4 assist in appena 18 minuti per Tony Parker, che forse sta trovando la giusta dimensione per questo momento della sua carriera.

 

BANKERS LIFE FIELDHOUSE. BOSTON CELTICS 101 – INDIANA PACERS 102

Indiana si prende una W di rabbia e di nervi. Quella tra Pacers e Celtics è stata una gara a tratti folle, specie nell’ultimo periodo. Negli ultimissimi minuti Boston trova una serie di easter eggs che nessuno pensava potessero entrare, ma incredibilmente non bastano. È Victor Oladipo a illuminare la nottata: suoi gli ultimi punti per rimanere attaccati ai Celtics, sua la tripla della vittoria che lascia 3 secondi ed un punto di svantaggio agli ospiti. 24-12 con 3 steals per Dipo, unico tra i Pacers a stare sul parquet per più di 30 minuti. Ai Celtics non basta un chirurgico Marcus Morris, che chiude a 23 con 9/13 dal campo. Nottataccia per Gordon Hayward, tenuto ancora parzialmente in ghiaccio. All’ex Utah manca ancora del ritmo: 0/5 al tiro da 3 per un 2/10 totale.

 

STATE FARM ARENA. MIAMI HEAT 118 – ATLANTA HAWKS 123

Whiteside a mezzo servizio significa difesa davvero labile per Miami. Hassan è passato dall’essere un miracolo a quasi un problema per coach Spoelstra, che ora sta cercando nuovi equilibri. Concedere 123 punti agli Atlanta Hawks, squadra potenzialmente prolifica ma non esattamente irresistibile, significa che c’è più di qualcosa che non va. Atlanta viene trascinata dal re dei botteghini della Georgia. Trae Young ne segna 24 ma ne tira 19. La brutta, almeno per ora, copia di Stephen Curry ha la licenza di sparare quanto vuole, indipendentemente dal risultato. 2/8 da dietro l’arco, accompagnato da un ottimo Dedmon, difensore che farebbe comodo a chiunque… Perfino a chi ha ancora Whiteside nel roster.

 

UNITED CENTER. HOUSTON ROCKETS 96 – CHICAGO BULLS 88

Gara più che equilibrata fino all’intervallo, con i Bulls che riecono anche a prendere dei buoni vantaggi. A portare la L a Chicago è un indegno terzo quarto, in cui senza andare al ritmo di D’Antoni i Rockets trovano un break da 21-7. Chicago può sorridere per un Jabari Parker visibilmente in crescita. L’ex prodigio di Duke sembra ancora lontano dalle migliori condizioni, ma stanotte ha mostrato ottime cose dal punto di vista della freschezza e della personalità. 15 punti con 12 tiri in 40 minuti non sono numeri da campione, ma conoscendo la situazione dell’ex Milwaukee possono far ben sperare. Dall’altra parte CP3 tira male e, seppur flirtando con la tripla doppia, dimostra di essere in una di quelle serate ‘off’ che da sempre lo accompagnano.  Harden non spinge mai troppo e trova 25 punti, con sorprendentemente soltanto 8 tiri dalla carità.17 per Melo con 1/7 al tiro da 3. 21 punti per Zach Lavine, che non innesca bene l’ogiva da oltre l’arco, ma è chirurgico in lunetta.

 

AT&T CENTER. NEW ORLEANS PELICANS 95 – SAN ANTONIO SPURS 109

Nella notte dei big men (passeremo molto presto ai capolavori di Jokic) non brilla quello che non si è mai considerato un centro. Anthony Davis viene ben imbrigliato dalla difesa di Popovich, che gli concede soltanto un 17-8 in 40 minuti: cifre normali per chiunque ma pessime per lui, in esse già più di metà della W Spurs. DeRozan e Aldridge combinano per 48 punti in totale, accompagnati dai quasi 30 del duo Mills-Belinelli. Dall’altra parte continua l’ottima striscia di Mirotic, ma a brillare è Jrue Holiday che sfiora il trentello con 8 assist.

 

PEPSI CENTER. UTAH JAZZ 88 – DENVER NUGGETS 103

Per limitare Jokic basta piazzargli addosso Rudy Gobert? Forse, ma appena il serbo capisce di non poter avere tiri facili comincia a scaricarla. Negli ultimi 10 giorni Joker è entrato per due volte nella storia: prima la tripla doppia perfetta, ora il record di assist. Sono ben 16 i passaggi vincenti di Jokic, perfettamente accompagnato da Gary Harris, che ha la capacità di capire sempre il movimento giusto da fare alle spalle del serbo. Un playmaker gigantesco, che al suo personalissimo ritmo trova sempre il passaggio giusto. 16 assist ed uno spaventoso volume di palloni giocati se confrontati alle sole 4 palle perse.

 

MODA CENTER. LOS ANGELES LAKERS 114 – PORTLAND TRAIL BLAZERS 110

A Portland LeBron James si vendica dell’ultima sonora sconfitta. La difesa di LA continua a non essere esattamente brillante: tanto da costringere il front-office a firmare Tyson Chandler. L’ormai ex Phoenix arriverà presto a fare da backup a Javale McGee: per gli eventuali risultati dell’acquisto, oltremodo dubbi, ripassare tra qualche settimana. Nel frattempo i Lakers incassano altri 60 punti dalla coppia Dame-CJ, a cui rispondono con un LBJ da 28-7-5 ed un Rondo d’annata. RR ha illuminato la serata con una prestazione pressoché perfetta al tiro, 10 rimbalzi e 6 assist. “He simply makes the game happen”. Se ci fosse poi qualcuno in grado di “far capitare” anche la difesa allora i gialloviola potrebbero aspirare davvero a qualcosa di serio in stagione.

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