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NBA RECAP 1/12 – POP da UMARELL, LONZO E LUKA da LEADERS, DENVER aspetta VINCENDO

NBA RECAP 1/12 – POP da UMARELL, LONZO E LUKA da LEADERS, DENVER aspetta VINCENDO
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Non grandi battaglie stanotte nella NBA: lo scarto medio delle 11 gare è stato di 15 pti.

Ciononostante, sono emersi motivi di interesse, meritevoli di analisi anche se non soprattutto per la loro importanza futura. Cominciamo dalla disfatta subita (-31) dai San Antonio Spurs in casa vs gli Houston Rockets. E’ arrivata dopo una dichiarazione preoccupante di Pop. “Questo non è più basket, non ha più poesia, non si gioca più, si tira da 3 e basta”. Oltre a non essere vero, e a rilanciare le noiosissime filippiche dei passatisti (quelli che: Delibasic era meglio di Larry Bird e Ossola faceva il mazzo a Steph Curry..), è un brutto segno perchè rivela un momento di sconforto del coach di SA, che invece di trovare contromisure e ulteriori innovazioni, si lancia in nostalgie che lo fanno sembrare un umarell. Brutto segnale offerto anche alla squadra, che infatti stanotte si è data senza combattere a una delle formazioni più in crisi della NBA (parametro Western Conference, ovvio), tirando guarda caso la metà delle triple degli avversari: 28 vs 54; ancora più significativo che il quintetto (gli uomini che in teoria rappresentano meglio e per primi il messaggio del coach e la preparazione della gara) ha tirato 8 triple, la panchina 20. HOU non è fuori dalla crisi, ha soprattutto incontrato una formazione ancora meno in forma: sono però stati bravi, i Razzi, forti anche del ritorno di CP3 (14-5-10), a indirizzare molti più palloni del solito verso il centro Capela (27+12 con 4 stoppate) che aveva, come quasi tutti del resto, un evidente vantaggio atletico nei confronti di LaMarcus Aldridge (20+6). Discreto il Beli (10+2 con 1 rec e 1 stoppata). La possibile proiezione che si può trarre da questa gara è che forse Pop è davvero maturo per lasciare la guida ad Ettore Messina.

Secondo teatro interessante lo Staples Center, dove i Lakers ospitavano i Mavs. Dallas in vantaggio a lungo, fino al risveglio di LBJ (28-5-4). In questo caso parlare dei meriti di James non equivale a sottolineare le mancanze dei compagni: sono stati i compagni a tenere la baracca in piedi, perchè The Chosen One è stato davvero inguardabile all’inizio, colpevole principale dei ripetuti anche larghi vantaggi dei Texani (+15 nella prima metà del secondo quarto). Vorrei sottolineare 3 particolari. In una gara difficile, in cui i LAK dovevano rincorrere, James è stato panchinato senza troppa cerimonia in quanto non efficiente da Luke Walton, totalizzando solo il terzo minutaggio del team: altrove e con altri allenatori questo non sarebbe mai accaduto, LBJ sarebbe stato tenuto in campo ad oltranza. Inoltre, la ripartizione dei minuti rivela l’importanza che sta acquistando Brandon Ingram, e non solo, anzi quasi per nulla, come realizzatore tutto paillettes: 40 mins per B-Ing spesso impiegato da iniziatore dell’azione e perno principale, quando funziona, della difesa di L.A., che ha una caratteristica fondamentale: a parte Rondo e Chandler, tutti gli altri 10 del roster possono difendere su almeno 3 posizioni, quando non 5. La terza osservazione riguarda Luka Doncic e Lonzo Ball: estasi, stanotte, pur nell’arco di due gare non perfette (2/13 per Luka, solo 6 pti, ma 6 reb, 5 ass, 3 rec, 2 stoppate), nel vedere quanto basket scorra nelle vene di questi due ragazzi; non solo, come da tabellino di LD, quello luminoso dei movimenti che attorcigliano le caviglie dei difensori, ma anche la visione del gioco, la capacità di giocare two-way, di fare la cosa giusta anche se minima (Doncic ha stoppato due volte consecutive LBJ, Lonzo a rimbalzo offensivo è un serpente  a sonagli: anche se non lo conquista, arriva sempre a mettere un gomito nelle costole a qualcuno); proprio Lonzo (10-1-4 con 5 rec), fermando col tallone un tentativo di tunnel di Doncic, ha rovinato psicologicamente la gara dell’ex Real Madrid, partito fortissimo e poi afflosciatosi. Il futuro arriverà prima per i Lakers che per i Mavs, ma è garantito ad entrambe.

L’ultimo bagliore di futuro, abbastanza prossimo, viene da Portland ma ha protagonisti i Denver Nuggets, che hanno battuto i Blazers nonostante una prestazione indecente degli arbitri, che se hanno voglia di andare al cinema dovrebbero cercare le locandine con Tom Cruise e non quelle con le squadre di basket. Il numero di 6.9 secs al termine è rimasto sul tabellone per 7 minuti a causa di un replay inutile, chiamato modello VAR “giusto per esser sicuri”. In ogni caso, W per i Nuggets che stupiscono per quel che stanno realizzando, ma ancora di più per quel che potrebbero realizzare. Sono infatti la formazione che ha, al momento, più talento in infermeria. Ancora non scesi in campo nella stagione sono infatti Isaiah Thomas (che tutti conosciamo) e Michael Porter (prima scelta DEN 2018, unico tra i rookies a poter competere con Doncic, scivolato alla chiamata 7 proprio per le incertezze del suo fisico), oltre a Will Barton (il miglior attaccante puro della franchigia), infortunatosi quasi subito.  Aggiungendo la qualità di coach Mike Malone, anche per i Nuggets i segnali sono ottimi.

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