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Ribaltando…

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È più importante far vivere bene una partita poco importante o arricchire una partita già ricca di contenuti? Mi riferisco all’All Star Game, di cui ho curato la regia televisiva, partita dal valore agonistico pari alle mie possibilità di vincere l’Euro Jackpot ma dotata di plusvalore spettacolare più di una accisa italiana sul carburante. Gli sgamati tifosi italiani snobbano questa partita dimenticando che la maggior parte di loro (noi, mi ci metto anch’io) ha imparato ad amare questo sport per la sua spettacolarità.

Io, da piccolo, ogni volta che c’era Lemon e gli Harlem, ero in prima fila a vederli, poi ho cominciato a vedere il basket agonistico, “serio”, a gustare il piacere di una difesa ringhiante, o le geometrie di una transizione ben condotta. Ma prima di tutto, il divertimento che comunica la pallacanestro. Molti si dimenticano del lato divertente, ludico, di questo sport fantastico, purtroppo anche molti giocatori. Quelli per esempio che danno forfait dopo essere stati votati dai loro tifosi. Tra l’altro quest’anno erano state intelligentemente eliminate le formule astruse del tipo la Nazionale contro i migliori stranieri o Est contro Ovest: i più votati, punto e basta.

La televisione, quella che organizza, decide et impera budget, spese e compagnia bella ha valutato l’importanza della partita come le altre e quindi senza nessun “gadget” ad arricchire il tutto. E  se la valuti come partita hai tutte le ragioni di considerarla così: difese arcigne come quelle della pulzella incontrata da re Carlo che tornava dalla guerra (cit. De André), intensità  agli stessi livelli, per tre quarti della partita. Ma l’All Star Game non è solo questo: c’è la gara delle schiacciate, quella del tiro da tre, tutto il contorno di spettacolo e musica e questo, secondo me vale. Poi è stato divertente lo stesso, per chi per una volta ha messo nell’armadio tattiche e zone, lasciando fuori solo la voglia di far spettacolo, di sorridere cercando il numero per strappare l’applauso. Al punto che Peppe Poeta si è fatto dare due ginocchiate due dal suo compagno di squadra nel tentare una schiacciata… Ma adesso si ricomincia.

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