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Come si cambia…

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Una settimana fa ero entusiasta perché mi avevano comunicato che sarei stato accreditato per tutta la durata delle Final Eight di Coppa Italia, e sarebbe stata la prima volta non lavorandoci, visto che la produzione televisiva dell’evento sarebbe stata Rai. Avrei collaborato con i colleghi di Basket Room ma soprattutto mi sarei goduto il torneo con emozioni annesse e connesse. Ok addetto ai lavori ma soprattutto appassionato di pallacanestro, non dimentichiamolo: sarebbe stato un weekend in piena full immersion baskettara. Il mercoledì precedente comincia a palesarsi una tossetta fastidiosa, che presto si trasforma in modo più virulento, con annesso rialzo di temperatura. Penso: vabbé, magari in un paio di giorni me la cavo… E invece il giorno dei quarti di finale sono lì sui 38 e 38.8 tra una tachipirina, un’inalazione e i suffumigi della nonna, con tanto di asciugamano sulla testa e pentolino di acqua e bicarbonato bollenti….

Entusiasmo ormai scemato a sottozero mi rassegno a seguire televisivamente le partite, ringraziando mentalmente che il service tecnico che produce le partite è lo stesso che lavora con noi e quindi le basi per diminuire la percentuale di svarioni, ci sono. Altro motivo di ringraziamento è che uno dei due registi Rai è Dario Barone, uno dei pochi che si dedica al basket con buona attenzione e che riesce a ottenere buoni prodotti…

Mezzogiorno di venerdì, primo quarto di finale: Pistoia vs Trento. Il Forum quasi vuoto, com’era ampiamente prevedibile. La formula di queste F8 che raggruppa tutti i quarti in un giorno (motivazione: per dare lo stesso riposo a tutte le squadre), penalizza però tutto il resto: il pubblico sugli spalti, quello a casa, gli ascolti… La vecchia formula con due partite il giovedì e due il venerdì non andava bene? Oppure spostare i quarti in contemporanea di sera nei campi di casa delle teste di serie facendo televisivamente un sorta di diretta basket? Poi cominciano le partite e, miracolo, per quei quaranta minuti di gioco viene dimenticato tutto, influenza, tosse, formule sbagliate… Persino il fatto che Pistoia sia quasi costretta a mettere i calzoncini e la maglietta a Vincenzino Esposito, viste le assenze della sua squadra passa in secondo piano. Nessuna squadra vuole mollare, a parte Venezia che di fronte allo strapotere milanese, può veramente far poco… Secondo giorno, la febbre si palesa solo di sera, più o meno in coincidenza delle partite, probabilmente ci deve essere una qualche connessione: le superstiti Avellino e Trento, Cremona e Milano, se la giocano stavolta di fronte a un pubblico da sabato, anche se in contemporanea della partita di Milano c’era l’Inter e il ritorno di Mourinho a S.Siro. Spalti pieni a macchia di leopardo, 6-7000 persone, in un’arena da 11.000, si può fare di meglio. Combattutissima la prima semifinale, con un canestro solo a far la differenza, mentre la seconda partita di Milano sulla falsariga della prima, tanti a pochi con un’eroica Cremona a proteggere Alamo…

A questo punto mi ero ripromesso: almeno la finale la vado a vedere… Mai pensare ad alta voce: febbre zero, ma anche energie zero. Ci fosse stato un bambino di due anni, avrebbe avuto più energie di me… Quindi? Quindi anche la finale in tv. L’esito lo sapete tutti, prima partita combattuta anche per Milano che contro Avellino fa sempre fatica, ma il finale dice Olimpia dopo vent’anni. E televisivamente dice che i commentatori avrebbero bisogno di qualcuno che gli insegni il modo migliore di raccontare le partite, di non tranciare giudizi (perché o da un lato o dall’altro, è antipatico), magari di prepararsi degli argomenti su ciascun protagonista e non i soliti numeri e date da annuario. Se poi ci fosse qualcuno ad aiutarli a cucire immagini e commenti, che li coordinasse… Si vede che mi è passata la febbre…

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