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La forza della televisione

La forza della televisione
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La televisiún la ga ‘na forsa de leún… (Trad. dal milanese: la televisione, ha una forza da leone) poi il grande Jannacci proseguiva nell’intro di “quelli che…” con altre attribuzioni alla ex scatola magica. Anche nello sport questa capacità di colpire, di esaltare a volte e di leggerti un buon libro altre ancora, la televisione si segnala. Lavori in palazzi modernissimi (pochi) con ottime dotazioni tecniche e giornalistiche (idem) e la partita risulta molle, con momenti di confusione quasi governativa. Lì, teoricamente, ci dovrebbe pensare il regista, aiutando con argomenti e approfondimenti d’immagine che possano diminuire la noia di una partita brutta. Poi capitano, incontri sulla carta poco interessanti e motivanti, in situazioni ambientali difficoltose, tipo tre quarti degli impianti di serie A, con regie che quando ci entri raccomandi l’anima al tuo santo e salta fuori un prodotto tra i primi dieci della stagione…

Forse questa situazione di apparente contrasto nasce anche dal fatto che quando entri in un grand hotel ti aspetti stanze spettacolari con tutti i comfort, spaziose, ben arredate e con un servizio efficiente. Poi scopri che a esser bella è solo la reception, le stanze sono piccole e così così, che il personale è poco e neanche tanto felice e il conto è l’unica cosa proporzionata alle stelle dell’albergo. Capiti in una pensioncina e si ribalta tutto: stai benissimo, il personale è cordiale e disponibile e spendi il giusto. In televisione, di questi tempi in cui i budget sono allineati alla situazione economica nazionale siamo quasi sempre più vicini a quest’ultimo esempio. Però c’è il lato positivo della cosa: chi lavora con te nel far vedere le partite si fa in quattro se non in otto, e il prodotto basket, salvo catastrofi tecniche per fortuna rare ha sempre una disponibilità eccezionale da parte di chi ci lavora. Così come questo tampona le difficoltà ambientali di molti impianti: luci, strutture vecchie se non fatiscenti, inadatte quasi a giocarci, figuriamoci a riprendere le partite…

Ah, l’ultima parte dell’intro della canzone di Jannacci chiosava: “… La televisiùn, la t’indurmenta com’un cujun…”.

Ma non la traduco…

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