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Tempi di trivelle, anche nel basket?

Tempi di trivelle, anche nel basket?
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Se il giochino petrolifero vede  come competitor le società petrolifere,i governi allineati e interessati e poco rispettosi dell’ambiente da un lato, dall’altro, nel mondo basket c’è la bagarre tra Fiba ed Eurolega con Federazioni, su suggerimento di Baumann, che minacciano i “traditori” per il rischio estromissione dalle competizioni nazionali e con le autorità locali  fanno la voce grossa. Non voglio entrare del merito, non perché non abbia le idee chiare su chi e cosa, ma perché queste note normalmente trattano di basket e televisione quindi queste dimostrazioni di testosterone Europeo le lascio a chi si è già schierato da una parte o l’altra, più o meno dichiaratamente.

Io mi limito a guardare i prodotti televisivi dell’uno e dell’altro schieramento e qui, vince a mani basse l’Eurolega. La società presieduta da Bertomeu, periodicamente organizza stage con le unità produttive delle varie nazioni: con registi, producers, responsabili tecnici. Le televisioni devono seguire format quanto più possibile attinenti a quelli richiesti, con configurazioni tecniche di telecamere, microfoni e replay aventi precise caratteristiche. La gestione di contributi (sigle, billboard, clip promozionali e storiche) ben scalettate vengono gestite da addetti che supportano le televisioni che producono le varie partite.

Ai vari palazzi dove giocano gli incontri delle varie Coppe vengono richieste precise specifiche di capienza e illuminazione. E questo sicuramente aiuta il movimento basket, come tutto quello che ne migliora l’immagine. Come la promozione, richiesta e quasi obbligata alle varie reti che trasmettono le partite. Un meccanismo ben conosciuto oltreoceano, dove lo sport è anche spettacolo, ma nel senso giusto, e non mi riferisco al circo durante gli intervalli di gioco ma all’amplificazione di tutti i gesti atletici e tecnici di ogni partita, creando attesa, motivando l’attenzione con tutti gli strumenti consentiti. Finora dall’altro lato si sono viste riprese sui generis, spesso con le telecamere posizionate spalle alle panchine ( per guadagnare pochi metri in più di tabelloni pubblicitari), telecamere posizionate “ad personam” a secondo di chi riprende, apparentemente senza un’idea comune. Un pò come la differenza tra un prodotto di una televisione pubblica dove la professionalità a volte c’è e a volte meno, a secondo di chi la fa e wuella di una televisione che deve vendere i propri programmi, che quindi devono essere “vendibili”, cioè belli, ben confezionati ed interessanti sempre.

Speriamo che le sportellate finiscano presto, perché il basket ha si bisogno di pubblicità. Però non questa…

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