Terza sconfitta di fila per la Virtus Roma, che nel catino equatoriale del Palatiziano cede 83-87 ad una Latina che si impone meritatamente, in virtù di un terzo periodo da 26 punti sul tabellone che stende Roma, a cui non riesce come in passato contro Agrigento e Reggio Calabria la rimonta nei dieci minuti finali. Per un pomeriggio il parquet capitolino rievoca il ring di Kinshasa, dove oltre trenta anni fa George Foreman e Cassius Clay battagliarono per il titolo dei pesi massimi. Non solo per una umidità terrificante presente nell’impianto nervino, che ha costretto la gara ad innumerevoli interruzioni per asciugare un parquet pericolosamente fradicio fin dalla palla a due, ma anche e soprattutto per un arbitraggio terrificante che ha consentito in campo una lotta senza esclusioni di colpi, che ben poco ha a che vedere con la pallacanestro. Nel giorno del compleanno dell’inventore del basket, James Nainsmith, lo spettacolo avrebbe meritato ben altra direzione, come segno di rispetto per pubblico e protagonisti.

La gara:

Grande equilibrio fra le due squadre nel primo tempo. Roma cavalca in attacco l’onda di un John Brown in serata super ( 21 punti nei primi venti minuti per il rookie, 32 +11 rimbalzi alla sirena finale), ma cede il fianco senza opposizione alle incursioni in area di De Shields ed Uglietti. Manca totalmente la chiusura dei lunghi all’interno del pitturato per la Virtus di Corbani, con la conseguenza di creare ai pontini tantissime, troppe alternative in attacco. Non solo quindi penetrazioni, ma anche tanti palloni per Poletti e Arledge sotto canestro a martoriare una difesa romana praticamente inesistente per intensità ed organizzazione. All’intervallo la partita è ancora in bilico sul 44-44, malgrado Roma abbia avuto 8 punti di vantaggio sul 34-26. Latina esce decisamente meglio dallo spogliatoio dopo la pause per il tè caldo e mette la freccia dal 53-53 con le triple di Arledge, Rullo e Pastore che confezionano un parziale pontino di 17-8 con cui di fatto gli uomini di Gramenzi mettono saldamente le mani sulla gara. Sotto di 11 punti dopo spiccioli dell’ultimo quarto (61-72), la Virtus decide improvvisamente di incominciare a difendere con quella aggressività mancata per trenta minuti. Due liberi di Brown riportano Roma ad un possesso (72-74), a poco meno di quattro minuti dalla fine, ma sono poi una giocata super ancora di Arledge, ed una tripla incredibile allo scadere di Rullo a mettere il punto esclamativo al secondo successo stagionale di una Latina che ha il merito di piazzare tutto il suo quintetto in doppia cifra. Al contrario di una Virtus che è vissuta soltanto sull’estro di Brown in attacco, e qualche giocata di Maresca e Sandri, gli unici due in grado di mettere le mani “addosso” (in senso lato), agli avversari in difesa.

Magic Moment:

La partita prende un chiaro indirizzo nel terzo quarto, ma decisive risultano sul 72-74 una giocata di Arledge ed una tripla clamorosa di Rullo. L’ex semifinalista dello scorso campionato svizzero realizza il +4 subendo anche fallo, e consentendo a Poletti di tramutare in due punti con il tap in offensivo il suo errore dalla lunetta. Il play di Lanciano invece spara a 2.53 dalla fine un missile terra aria in assenza totale di equilibrio, che gli Dei del basket decidono di depositare nel canestro di Roma mandando in onda di fatto i titoli di coda della partita.

Man of the match:

Benissimo (solo lui) Brown per Roma, ma la palma va ad Jonathan Arledge che, in odore di taglio, stampa 18 punti e 12 rimbalzi ad una difesa virtussima che probabilmente contribuirà in maniera sostanziosa a prolungare il soggiorno dell’ex prodotto di George Mason.

Numbers:

42  la valutazione odierna di John Brown per la Virtus Roma

76  su 83 complessivi i punti messi a segno dal quintetto di Latina

151  i punti subiti nel secondo tempo nelle ultime tre partite dalla Virtus Roma