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NBA Recap – tanti assenti ma emergono Gallinari e The New Kawhi

NBA Recap – tanti assenti ma emergono Gallinari e The New Kawhi
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“In assenza di”: tante gare a questo punto della stagione si possono commentare iniziando con questa frase.

Stanotte sono state più del solito, anche se le partite NBA in programma erano solo 6.

AIR CANADA CENTER, TORONTO. SA SPURS 108 – TORONTO RAPTORS 106
In assenza di: DeMar DeRozan per Toronto e per gli Spurs Kawhi Leonard, che probabilmente resterà fuori anche la prossima a causa della mano che si era infortunato (apparentemente in maniera leggera) nel finale contro i Cavs. Ovviamente a SA mancano anche Gasol e Parker, mentre altra pedina inaspettatamente mancante è Jonathon Simmons, causa polso. Tante defezioni hanno annullato il riposino previsto per Manu Ginobili, che risponderà dal pino con 8 utili pti, anche se i veri Re della panchina Spurs saranno l’Australiano ed il Lettone Matto. Mills gestirà sia lo spot di pg che parecchi minuti da sg, e chiuderà con 18 pti, più 3 ass e 3 rec. Bertans avrà il solito pazzesco rapporto punti/minuti con 12 in 15’, sbagliando solo 2 tiri senza perdere palloni. Manca Kawhi, ma c’è il Nuovo Kawhi, ruolo diverso ma colpo della stessa portata per l’ultimo Draft degli Spurs. Ricordiamo che Murray è stato scelto al 29, così come Parker lo fu al 28, Ginobili al 57 e Leonard al 15, dagli Spurs. Dejounte Murray parte al posto di Parker, e sforna un’altra bella prova con 11-3-2, compreso un glaciale runner per i punti 105 e 106 di SA: se guardate il tabellone saprete che non son stati di poco conto. La gara, equilibrata, è stata decisamente dalla parte di Toronto nei minuti dal 25 al 46: i Raptors avevano rimontato un +12 di SA per arrivare sopra di 3 all’interno degli ultimi 90 secs, quando un fallo davvero scioccherello di Valanciunas (9+13) mandava LMA (21-7-2) in lunetta per l’and1 che fruttava il 104 pari. Nel momento più favorevole, il terzo periodo, Toronto sfoderava un grande T-Ross (21 con 6/10) e un enorme Joseph: in particolare lui, il nostro amato Principe della Zingarata, infilava 8 dei suoi 10 in quel parziale. Lowry incappava in una serata orribile al tiro da 3 (1/7), ma trovava nel suo soprannome e nel suo carattere da Subcomandante il sistema per metterne comunque 30-5-2. ..Guardando gli assists di Lowry ci viene in mente di precisare che i Raptors sono una squadra di Iso e P’n’Roll, e hanno di default un basso quoziente di canestri assistiti, però i 10 assists su 38 panieri di stanotte sono un dato orribile anche per loro, soprattutto se accorpato alle 13 perse. SA (24-4 sulla strada) continua ad essere la migliore fuori casa, e in rapida successione ha sconfitto la prima e la seconda della Eastern Conference.

WELLS FARGO CENTER, PHILADELPHIA. LA CLIPPERS 110 – PHILADELPHIA 76ERS 121
ClipperTown ne combina una delle sue. Ma rimaniamo fedeli all’incipit di oggi: in assenza di coach Rivers e Chris Paul per i Clippers e Joel Embiid e Okafor per i Sixers. Come potete vedere, a ClipperTown mancavano entrambi i maggiori cervelli, e questo ha fatto sì che tornassero a galla i vecchi difetti dei Clippers, quelli che li fanno tanto assomigliare a Paolino Paperino. Sopra di 19 ben dentro al terzo quarto (76-57), prendono prima un 20-5 e poi tanti piccoli parziali negativi che ribaltano la partita fino a portarla al ko in doppia cifra sancito dal risultato finale. Si annulla in questo modo la gioia per il ritorno in campo di Blake Griffin (12-11-5, arrugginito come dicono il 3/11 al tiro e le 6 perse). Phila, nella rimonta, ha dato sfogo anche ad una vecchia hack-a-DeAndre, e Jordan (10+20), che pure era nel pieno di un favoloso (per lui) tratto di stagione con più del 50% ai liberi, è tornato alle vecchie disastrose percentuali terminando con 4/12 e mollando anche due piccioni senza casa. Nei Sixers, invece, tutto in questo momento fila per il verso migliore, in modo addirittura brillante. Sono la terza miglior squadra della Eastern Conference nelle ultime 10 partite, hanno vinto rimontando un passivo sostanzioso, lo hanno fatto persino senza l’apporto di Embiid. Coach Brett Brown, fin dai tempi in cui era capo dello staff che si occupava dello sviluppo dei giocatori a San Antonio, è un mago coi giocatori giovani, ma proprio perché è un bravo coach, ha capito già dallo scorso anno e si è rassegnato: inutile continuare a cercare di fare di Nerlens Noel un 4 tattico o addirittura un 3. E’ un giocatore interno, e lo sta dimostrando con buone gare, sia accoppiato a/ come cambio di Embiid, sia quando è tutto solo, come stanotte: 19-8-5, 2 rec, 2 stoppate e 8/10 al tiro, quasi sempre alla bocca del ferro. Detto che TJ McConnell (9 pti, 10 ass) si conferma come stellina nascente e “grande speranza bianca” del playmaking USA, bisogna dire che stanotte la grande differenza per i 76ers è stata fatta dal pino. Ne sono usciti Saric 16-8-2, Richaun Holmes 18 con 8/11, Gerald figlio di Gerald con 11, e non lascio passare sotto silenzio i progressi della “speranza-Timoteo”: 2/2 sia al tiro dal campo che ai liberi per i 7 pti di Timothe Luwawu. Un Turco, un Canadese, un Francese, uno Spagnolo, un Croato: 50 dei 121 dei Sixers vengono dal loro Esperanto, senza dimenticare che Embiid è camerunense e che coach Brown è ormai un Aussie di elezione. Per ClipperTown? Segnaliamo i 27 di Jamal Crawford, ma avvertiamo che ci rifiuteremo di prenderlo nuovamente in considerazione per il Titolo di Sesto Uomo, altrimenti vince sempre solo lui.

VERIZON CENTER, WASHINGTON DC. BOSTON CELTICS 108 – WASHINGTON WIZARDS 123
Rivalità sentita, più che storicamente tra le due franchigie, tra le formazioni come sono state negli ultimi due anni composte. Gli Wizards avevano parlato pre-match di “vendetta” e “fare il funerale ai Celtics” e ci sono riusciti. Ma in assenza di: Avery Bradley. Senza di lui in 6 delle ultime 7 partite i Celtics sono 2-4, e senza di lui naufragarono nella serie di PO sia due anni fa vs i Cavs che l’anno scorso vs gli Hawks. La solidità difensiva ma non solo (segna 17,4 ed è capo rimbalzista della squadra) dell’uomo da Texas U. è una delle basi dei Celtics, ed aiuta anche la serenità interna al locker. Che stanotte è crollata con la scenata di Marcus Smart (durante un TO a meno di 3’ dalla fine, con la gara abbondantemente già andata) a due degli assistenti di coach Stevens. Walter McCarthy, che nel coaching staff ha la parte di “amico dei giocatori” ha risolto tutto mandando Smart nello spogliatoio a pentirsi anzitempo. Pentimento avvenuto, ovvio, con tanto di scuse anche su Twitter. Quel che servirebbe a Boston, magari solo ogni tanto, è difendere. Tra le prime 8 della Eastern solo i Pacers subiscono più punti, e stanotte il quarto difensivamente migliore (il terzo) è stato chiuso tenendo i Wizards a 25: gli altri? 33-33-32 (l’ultimo). Se subisci 32 nel quarto periodo, e sei la squadra che segna più di tutte (29.2) nel medesimo periodo, e sei in ogni caso, anche dopo 3 ko in fila (con 122 incassati in media…), al 60% di record…..eddài su: uno sforzino a difendere puoi anche farlo, no? Ovviamente la barca bostoniana è stata tenuta a galla da IT4 (25-1-13, ma nottataccia nelle triple: 1/6), ma Horford continua ad essere un centro dai pochi rimbalzi….o pochissimi: stanotte 2. Percentuali di tiro favolistiche per Washington: 58 totale, 45 da 3. John Wall 27-7-7, Beal 31-2-5, e Kelly Oubre, che ci sta piacendo ogni giorno di più come potenziale “3 and D” emergente della NBA (ed infatti si merita 30’ in campo dal pino) 11+3.

AMWAY CENTER, ORLANDO. CHICAGO BULLS 100 – ORLANDO MAGIC 92
In assenza di: Evan Forunier e DJ Augustine (oltre che ormai da tanto di Meeks) per Orlando; di Carter-Williams (non utilizzato) e in un certo senso di Rajon Rondo (sempre in punizione e usato da back-up) per Chicago. L’assenza di Fournier è particolarmente grave per i Magic, formazione che segna col contagocce: il Francese è fuori da 6 gare per un problema al tallone, e i Magic sono 1-5 in tal frammento di stagione. Il romanzeto del ruolo di pg ai Bulls invece ha fatto registrare il capitolo: non voglio/non posso (il giocatore non risulta in Injured List) usare MCW, e piuttosto che far tornare RR in quintetto uso Jerian Grant. Gara inizialmente equilibrata, spaccata dal push impresso da D-Wade, che segna, fa segnare e difende togliendo possessi ai Magic (ovvero: 21-7-3 con 7 rec e una stoppata). Felicio from Brazil (12+10 in 21’) meglio di Gemello Robin per i Bulls. Orlando? Tutto il quintetto in doppia cifra, ma tirando al 39%.

TALKING STICK ARENA, PHOENIX. MINNESOTA T’WOLVES 112 – PHOENIX SUNS 111
Nessuna assenza in questa gara. Nella pazzesca corsa “ribassata” per il posto 8 nella Easern Conference, questo confronto tra due squadre sotto al 40% di record aveva una (pallida) tinta di scontro importante per la PO Picture. I T’Wolves infatti non sono del tutto tagliati fuori: sono a meno di 3 gare globali dall’ottavo spot ora di Denver, e soprattutto sono la migliore tra le pretendenti nelle ultime 10 partite, con un bel 6-4. La gara di stanotte ha visto opposti due recentissimi compagni di squadra ai Kentucky Wildcats: KAT (18-10-2) e Booker (26-2-4), ma il grande protagonista è stato un Jayhawk: Andrew Wiggins da Kansas U. infatti non solo ha segnato 31 aggiungendo 6 rimbalzi, 3 ass, 2 rec, ma ha imbucato il game-winner mentre l’orologio spirava. Per Minnie, buona gara di Rubio: 14-2-10 per lo Spagnolo, sempre però sul filo di una trade, almeno a livello di rumors.

PEPSI ARENA, DENVER. UTAH JAZZ 93 – DENVER NUGGETS 103
In assenza di Rodney Hood per la sfortunatissima franchigia mormone e di Emanuel Mudiay per Denver. Si potrebbe aggiungere che a Utah era assente anche Gordon Hayward, che ha chiuso con poco più di un terzo del bottino abituale e 2/10 al tiro. Ben presente invece Nikola Jokic che ha stravinto il duello con quello da molti considerato il quarto o quinto miglior centro della NBA, Gobert. Per il Serbo 23-11-6 con 2 rec, 3 stoppate, 4 perse: il giovanotto è proprio lui, quello che secondo Stefano Michelini (impegnato durante le Olimpiadi di Rio in una assurda retorica anti-NBA e anti-qualsiasi cosa la NBA avesse toccato, come appunto NJ), non poteva giocare a basket. Ha giocato invece, eccome. Nelle ultime 20 gare dei Nuggets è stato presente 19 volte, alla media di 18.4+9.8+5, con il 65% dal campo e 83% dalla carità. Le ultime 20 di Denver sono molto importanti perché sono quelle che, sempre ricordando che si tratta di una corsa al ribasso, hanno regalato alla squadra una discreta costanza: 10-10. Un record al 50% che, premiando appunto la stabilità, ha regalato ai Nuggets il posto 8 nella PO Picture della Western Conference. Oltre a questo, per ora a favore dei Nuggets volgono anche i seguenti elementi: delle 5 pretendenti sono quella con meno gare giocate (insieme ai Kings), quella con meno sconfitte (25, le altre tra 27 e 28) e più W (19, come i Blazers). Stanotte, per la gioia italiana, abbiamo visto un bagliore molto importante del Gallo: una giocata atletica come non ne regalava da tantissimo tempo. Una schiacciata in transizione con uomo addosso eseguita saltando tanto lungo e tanto alto e con una hesitation che faceva alzare a livelli altissimi lo hang-time. 3/10 al tiro, per il Gallo, ma questa buona notizia fisica ci mette di estremo buonumore.

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