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NBA POWER RANKING 2 – PHI 76ERS e L.A. LAKERS e la memoria di TEX

NBA POWER RANKING 2 – PHI 76ERS  e  L.A. LAKERS e la memoria di TEX
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Quasi al vertice ormai. La presentazione dei numeri 2 avviene in un giorno non allegro, successivo alla scomparsa di un genio del basket.

Si è spento infatti Tex Winters, l’allenatore che sta dietro ai successi di Jordan e Kobe, l’uomo che ha saputo unire passato e contemporaneità, dimostrando che non hanno senso nè i rimpianti di epoche presunte felici nè i salti privi di cultura storica in un futuro fragile e fondamentalmente illusorio, essendo privo di basi. Riadattando il triangolo laterale, il movimento di gioco che ha supportato i trionfi dei Bulls e dei Lakers guidati da Phil Jackson, Tex, con la sua intelligenza ed il suo amore per Il Gioco, ha dimostrato che nell’opera di certi sportivi risiedono tanta cultura ed arte quanta se ne trovano in pensatori, filosofi, maestri delle Muse.

 

EASTERN CONFERENCE #2. PHILADELPHIA 76ERS.   (NBA 4)

Prima un urlo di dolore: i sentieri del salary cap hanno privato Marco Belinelli di una quasi certa finale di Conference ad Est vs i Celtics. I Sixers distano un Paul George dall’essere una sicura Finalista NBA. Lo spazio salariale che Phila ha voluto ricavare non trattenendo due protagonisti come Beli ed Ilyasova era (ed è) mirato all’acquisizione di un giocatore stellare in ala. Per ora al posto di PG13 è arrivato solo Wilson Chandler, che non siamo sicuri meriti il quintetto: un buon veterano dai frequenti infortuni. Però: Ben Supremo Simmons, con Embiid, Saric, il difensore e triplista Covington e una guardia di valore che al momento è JJ Redick sono la base di una squadra che sarà minimo in Finale di Conference. Il turco Korkmaz ha mostrato progressi tali da farlo ipotizzare capace di sostituire il Beli, Zhaire Smith (sg) è stato giudicato il rookie più superatletico dell’ultimo draft dai suoi stessi colleghi di primo anno, TJ McConnell non esploderà mai davvero ma darà quella solidità un po’ triste (ma garantita) da bianchetto che rimpiange 6 cm e 10 kg, Amir Johnson sarà concreto come sempre, e in preseason coach Brown ha fatto spesso vedere il quintetto addirittura Mike Muscala, pf bianca, tutt’altro che un fenomeno, ma dotato di buona dinamicità difensiva e tiratore da 3. Poi c’è Markelle Fultz. Salutato come il Karl-Anthony Towns delle guardie, è già titolare della domanda “best or bust?”. Quel che ha fatto vedere sinora è pochissimo sia per quantità di minuti che per qualità, ma ha l’enorme scusa dell’infortunio “di crescita” che lo ha tenuto fuori quasi tutta la stagione.

Payroll. Sapendo quel che a loro necessita, la Stella in sf, i Sixers hanno ricavato spazio salariale fin da questa estate. Ora ben 25 formazioni pagano più di loro gli stipendi (sono 26’ con 104MM), altro spazio (poco oltre 40 MM) possono ricavare a fine anno dallo spirare dei contratti di Chandler-Muscala-Johnson-McConnell-Bayless e, perché no, JJ Redick.

Occhio a. Dovendo individuare delle incognite: Fultz e l’apporto della panchina, che ha perso talento rispetto lo scorso anno. Ma sarà elettrizzante assistere alla crescita del dominatore del prossimo decennio: Ben Simmons.

 

 

WESTERN CONFERENCE #2. LOS ANGELES LAKERS   (NBA 3)

Difficile condensare in queste righe il valore dell’approdo di LeBron James a Los Angeles. Limitando il campo alle cose del basket non vedo altra definizione per il roster dei Lakers se non: eccitante. Mischiando subito basket e Hollywood, l’estate dei Lakers è stata come quei film in cui qualcuno passa tutta la prima parte della pellicola a mettere in piedi la banda. The Blues Brothers, A League of their own, Space Cowboys, o perché no Armageddon. Solitamente si tratta di tipi improbabili, ma, messi insieme, formano un ensemble irresistibile. O quasi. Questo è il feeling che ispira in me l’arrivo alla Los Angeles che conta di James, insieme ad alcuni giocatori in cui il talento e il carattere particolare coabitano in modo esplosivo. Di LBJ inutile parlare, se non per dire che sarà giostrato anche da 5: lui e/o Kyle Kuzma saranno colleghi di ruolo, a volte, di Javalone McGee (primo pezzo della banda). Rajon Rondo (secondo pezzo) è un rompiscatole, lo sappiamo e lo amiamo anche per questo. A differenza di tanti rompiscatole senza costrutto, a RR capita di aumentare il rendimento più difficile è la sfida. Quest’anno sarà straordinario a LAL, quasi ai livelli bostoniani: lo affermiamo e ce ne prendiamo totale responsabilità. Giocatore più simile a Rondo di Lonzo Ball difficile trovare: il ragazzo, frenato da un padre assurdo e ingombrante (nel film l’elemento di disturbo che può colpire in qualunque momento), ha tantissimo basket nelle vene. Kyle Kuzma ha potenziato il fisico, e si conta che ciò non influisca sulla fluidità. Josh Hart è in rampa di lancio dopo una SL fantistica. Beasley e Lance il Pazzo (terzo e quarto pezzo) sono l’elemento di talento e follia che può dare alla panchina dei Lakers tinture di leggenda. Aggiungete tre giovani Europei, due dei quai in USA da così giovani da essere ormai considerati USA: Zubac (Serbo vero, centro), Mikhailyuk (Ucraino in Kansas fin da sedicenne, rookie, guardia di 204 cm), e Wagner (pf/c estremamente mobile e con gran tiro da 3: tedesco ma arrivato poco più che 17enne a Michigan U.). Il più sacrificato potrebbe essere Brandon Ingram: ha fatto vedere solo episodicamente che il titolo di Next Durant non è follia, e dovrà sbrigarsi a crescere; non semplice dal momento che il fisico stesso del ragazzo non ha ancora smesso di mutare.

Payroll. Solo il 20mo della NBA. Merito dei tanti rookie-contracts in carico (8 su 15) e del fatto che Rondo-McGee-Stephenson-Beasley (ovvero la qualità della panchina) costano globalmente ai Lakers poco meno di 20MM: è vero che sono tutti in scadenza, ma ciò non fa altro che garantire alla franchigia una flessibilità salariale totale, e sono simbolo del fatto che i gialloviola sono al momento gli unici che possono godere dello stesso status dei GS Warriors: sono i giocatori che pagano, per vestire maglia Lakers.

Occhio a. Il gioco. Luke Walton è nato alla scuola di Steve Kerr: non ha paura di sperimentare, e siamo sicuri, con tutti i polivalenti di cui dispone, che vedremo meraviglie giungere dai suoi Lacustri.

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