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NBA RECAP 18/10 – Cade Houston dell’inutile Melo e della orrenda difesa, parte vincendo il Beli, Gallo sconfitto

NBA RECAP 18/10 –  Cade Houston dell’inutile Melo e della orrenda difesa, parte vincendo il Beli, Gallo sconfitto
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Inizia la serie dei Recap NBA su Baskettiamo, io e il collega Luca Morucci vi terremo sempre aggiornati, non solo coi risultati ma con le notizie.

Una news potrebbe essere questa: la prima scelta assoluta Ayton ha esordito alla grande, meno bene Doncic, ma forse sta nascendo una stella imprevista nella NBA, si tratta di Cedi Osman, guardia/ala turca dei Cavs. Ma andiamo con ordine.

Seconda giornata di NBA, debutto per altre 22 squadre. Abbiamo guardato con particolare attenzione l’esordio di Spurs e Rockets. La W di SA e soprattutto la L dei Razzi potrebbero aver sorpreso alcuni, ma non me.

Ad Alamo si è giocato per niente fino al terzo minuto del terzo quarto, quando con un libero Jeff Teague (27-1-4 con 2 rec) pareggiava la gara per i T’Wolves. In quel momento Minnesota stava compiendo il massimo sforzo, e si sarebbe portata avanti di 5 prima di rivelare i gravissimi problemi di spogliatoio e i gravi problemi di mancanza di tiratori. A proposito: 44 triple totali è un numero medio per il gioco moderno, ma negli ultimi nove minuti del terzo periodo le due squadre hanno giocato old-school come da tempo non vedevamo; solo 5 triple in quei 9 mins, 2 Minnie e 3 Alamo, solo 1 imbucata (Gay) e di 5 tiri da 3, uno era una preghiera alla sirena di Mills, e le due di Minnesota erano sganciate dal centro senegalese Dieng (miglior risultato un ferro pieno). A questo festival del basket di una volta ha contribuito, oltre alla condivisa assenza di tiratori, anche la fragilità della difesa del pitturato di SA, soprattutto con Gasol in campo. Teague, MVP di Minnie, è certo un grande penetratore, ma sia lui che D-Rose hanno guadagnato l’area colorata quando volevano. Dall’altra parte, ovvero la metà difensiva dei T’Wolves, i problemi erano ancora maggiori. La D di Andrew Wiggins (20 ma con 18 tiri) è davvero terribile, per impegno e fondamentali e scelte nella difesa di squadra. Aggiungete che Butler (23 ma con 23 tiri) è in modalità “voglio essere ceduto (a NY)” e quindi fa il suo in attacco ma riposa (lui che sarebbe un piccolo Kawhi, infatti registra 4 rec nonostante il disimpegno) in difesa, e chiudete considerando che il grande rivale di Jimmy-B nel locker, Towns (8+9, solo 6 spari dal campo), è anche lui in modalità “cedete Butler che il solo Re sono io”: solo che KAT è un lungo, e in attacco non sempre sa salvarsi da solo (2 falli offensivi ridicoli per un grande giocatore quale è). Con questi problemi, i T’Wolves hanno mascherato i gravi infortuni che hanno colpito il back-court degli Spurs: fuori per la stagione (crociato) DeJounte Murray, fuori per un mese White (fascite plantare), fuori per due mesi il rookie Walker (operato ieri al menisco). Super lavoro quindi per Mills e Forbes, mentre DeRozan (38 mins in campo, 28-4-4 e la rarità di 4 liberi sbagliati) e Aldridge (43 mins sulle tavole, 21+19 e 3 stoppate) si prendevano come atteso la squadra in spalla. L’organizzazione Spurs e la situazione negativamente esplosiva della chimica di squadra dei T’Wolves rendevano facile per Alamo recuperare e conservare pochi pti di vantaggio fino alla fine. Belinelli positivo nonostante 2 sciocchezze nel momento del sorpasso di Minnie (una tripla che scheggiava l’angolo del tabellone e un lay-up mandato in discarica): 10-4-2 col 50% al tiro. Finale 112-108 Spurs.

Al Toyota Center di Houston è andato in scena il primo atto del probabile psicodramma stagionale chiamato Houston Rockets: ad affrontarli i Pelicans. Andiamo in ordine coi protagonisti. Melo non entra in quintetto (c’è Ennis) ma dopo 5 mins di gara fa la sua apparizione e segna subito un long2 e una tripla: folla impazzita, ma la stessa gioia con cui è accolto il suo exploit è in realtà segnale di quanto poco fosse atteso. Poi però, per Nola, entra Julius Randle, e Melo si becca un And1 (ma JR sbaglia il libero) e una tripla in faccia, iniziando a protestare per qualsiasi cosa. Secondo sulla scena: Chris Paul, che non ha abbandonato l’attitudine da bullo evidenziata negli scorsi PO. Scelte sbagliate, flops, colpetti semiproibiti con gomiti e ginocchia: tutto questo gli si ritorcerà pesantemente contro, prima o poi durante la stagione. Infine i Pelicans: quando a metà del secondo quarto toccheranno i 50 pti, troviamo che 37 vengono dal trio Davis (12, alla fine 32-16.8, 3 rec, 3 stoppate) Randle (15, chiude a 25-8-3) e Mirotic (10, in totale 30+10 con 6/8 da 3). Mirotic nel primo periodo, Randle nel secondo: hanno avuto due rush torridi per nutrire il +15 da cui i Rockets non avrebbero più rimontato. Nel secondo tempo ci avrebbero pensato Monociglio (che però esagera col tiro da fuori e nel buttarsi per terra) e E’Twaun Moore (21 con 8/12), senza dimenticare la tripla doppia con 10 periodico di Elfryd Payton, la cui nuova vita è simboleggiata dall’abbandono dell’assurda e complicata acconciatura. Brutte news per Mike D’Antoni. Harden dopo un po’ ha smesso di provarci (18-9-10 ma solo 15 tiri alla fine), Melo (1/8 dopo i due centri iniziali) e Paul sono poco efficaci. Così come la difesa dell’unita supersmall con Melo pf e PJ Tucker centro: Anthony, Paul e Harden non difendono, così che sarebbero inutili miracoli da parte di Tucker e Gordon. Subire 6 avversari in doppia cifra, di cui due a 30+ e due a 20+ è più sonoro di un campanello d’allarme. Finale 131-112 Pelicans.

Nelle altre gare, la spunta per un pelo lo Pterodattilo Greco: 25-18-8 per portare al successo i Bucks che, con 6 in doppia cifra, rendono più evidente il quasi deserto che a Charlotte circonda l’immenso Kemba Walker (41-2-4 con 2 rec e 15/29 al tiro); 31-6-5 con 2 rec per Hardaway Jr che guida al successo i Knicks vs Atlanta. Justin Knox, potenziale Rookie of the Year, in doppia cifra: 10 ma con 16 tiri, e buona gara di Mario Hezonja (15+3). Ad Orlando W dei Magic nel derby vs gli Heat. Miami è schiava dell’equivoco Wade (26 mins 3/13 al tiro, 4 perse), che toglie leadership a Dragic e spazio a Tyler Johnson: la sua carriera forse sta aggiungendo un paio di anni che era meglio evitare. Per i Magic grande Aaron Gordon (26+19) e ottimo il rookie Bamba (13+7 con 2 stoppate) che, infilando anche una tripla, ribadisce che non ho sbagliato a definirlo The Next Embiid. Pistons di misura (103-100) su Brooklyn: Bimbone Drummond 24+20; Pacers senza problemi nel dare 28 pti ai Grizzlies: Sabonis Minore 14+15 con 7/11 senza tirare triple. Nell’esordio di Kawhi Leonard in maglia Raptors c’era anche la prima dei Cavs senza LeBron: risultato per i Canadesi (116-104), guidati dal Subcomandante Lowry (27-1-8) prima che da Leonard (24-12-2); non cattive news per i Cavs, che hanno trovato protagonisti nuovi come il turco Osman (17-10-4 con 2 rec in 33 di campo!) e un positivo Love (21+7). Per Toronto Siakam e Valanciunas in quintetto, e Ibaka confinato sul pino, reagendo male: gara pigra e 2/10 al tiro. Utah la spunta sui Kings 117-113, per merito di tre uomini alzatisi dalla panchina per infilare ognuno 13 pti: Crowder, Exum e Burks; percentuali da dimenticare per i 24 pti di Mitchell (8/21), mentre per SAC tutto il quintetto in doppia cifra, con le migliori news provenienti da Cauley-Stein (23-7-4 con 2 stoppate); esordio con sconfitta per Dallas e Luka Doncic (10-8-4 con 0/5 da 3) mentre l’altro super rookie Ayton (18-10-6) ha pasteggiato contro il centro dei Mavs DeAndre Jordan: Phoenix è stata agevolata anche dai 35 di Devin Booker e dall’uomo che tanto manca a Houston: 21-8-7 per Trevor Ariza. Infine KO per il Gallo (16+8, ma % non buone) e i Clippers, che hanno perso in casa una gara molto equilibrata vs i Nuggets. LAC spesso avanti, ma in completo black-out offensivo negli ultimi 4 mins. Sconfitta quindi nonostante un enorme Tobias Harris a 19+10; per i Nuggets fondamentali 11+16 di Paul Millsap.

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