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NBA RECAP 7/12 – Chi di bullismo ferisce, di rugbista perisce

NBA RECAP 7/12 – Chi di bullismo ferisce, di rugbista perisce
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Tre le gare NBA stanotte. 

Di sei squadre convolte, almeno quattro si potevano descrivere come “in crisi”, una era la più debole della NBA, la sesta era, nel migliore dei casi, un punto interrogativo e doveva dimostrare di star uscendo dalla crisi. Cominciando da Est, al TD Garden arrivavano i Knicks, che nelle ultime due settimane hanno messo in soffitta le già minime possibilità di post-season. I Celtics invece avevano 3 W in fila, sempre vs squadre non certo corazzate, e il confronto con i Knicks doveva appunto servire a riguadagnare un record più adeguato alla forza della formazione e confermare i piccoli progressi mostrati. Missione (quasi) compiuta: arrivata la W ma non del tutto convincente nonostante il divario di +28, maturato per una buona metà negli 8 mins finali. Il trasferimento in quintetto dei 2 Marcus (Smart e Morris) ha portato cattiveria, difesa, canestri ai Celtics, in cui vedo sempre al momento come punti deboli, anche se le cifre di stanotte sono molto positive, Horford, Kyrie e Hayward. Gordon, dopo la convincente prova vs Minnie, è tornato timidino; Kyrie continua ad alternare capolavori e disastri, e pur essendo vero che recupera molti palloni, è opportuno si ricordi che difendere non si esaurisce nel rapinare gli avversari; Horford sta riducendo il suo apporto: ora è positivo solo nelle gare in cui si sblocca offensivamente, mentre in caso contrario, al di là di numeri discreti, emergono i suoi storici difetti: pochi rimbalzi, poca intimidazione; stanotte, a conferma, ai 19 col 66% dal camp sono seguiti 12 rebs e 4 stoppate. Nel primo quarto sono emersi alcuni dei pregi che avevano reso i Celtics quasi imbattibili lo scorso anno: 9 assists su 12 canestri, 0 palle perse, e Jaylen Brown (di ritorno dall’infortunio dopo quasi due settimane) sempre diretto come un treno verso canestro: è sua la prima scossa con 8 pti in 3 tiri (2 and1) senza prendere triple, e alla fine saranno 21 con 10 tiri e 9 viaggi in lunetta, in 25 mins e consegno a lui e soprattutto alal sua attitudine finalmente ottimale il MVP della gara. La panchina Knicks è nelle tre più produttive dall’inizio di stagione, ma stanotte ha parzialmente tradito: abituata a garantire quasi 49 pti, ne ha messi solo 32. Dalle rotazioni di NY è sparita la pg francese Ntilikina, starter lo scorso anno.

In crisi a causa di 8 sconfitte nelle ultime 11 gare, i Blazers avevano la fortuna di ospitare i Phoenix Suns. Gran fortuna davvero, dato il modo con cui i Soli hanno iniziato: 20-5 dopo 6 mins, 25-5 dopo 8, 34-9 nel primo quarto. Nonostante la felicità del pubblico per una W subito chiara, in alcuni momenti al Moda Center nessuno sapeva cosa dire, e nel silenzio potevi sentire le lacrime cadere: erano quelle di Igor Kokoskov. Alla fine la clemenza dei Blazers ha lasciato i Suns dietro di solo 22 pti, con tantissimo spazio alla panchina, col career-high di Jake Layman (24 con 10/13 di cui 3/5 da 3) e lo stretto necessario in campo per Lillard, che deve pur sempre difendere una certa media-punti: 25-5-8 in 28 mins. Non diciamo nulla dei Suns. Anzi: suns.

Infine, la gara delle grandi domande, tra due formazioni in crisi. In Utah arrivavano i Rockets, ovvero la squadra più scombinata dell’intera NBA. Le conseguenze del non esser riusciti a battere gli Warriors nelle Western Conference Finals dello scorso anno (quando tutto l’ambiente era certo di farlo..) hanno generato mostri, e domande inevase su che diavolo sia passato per la testa di Daryl Morey, il GM, questa estate. Morey è un allievo del migliore: Danny Ainge, ma ha perso il filo del discorso. Melo In e Melo OUT, i 160 MM a Paul?? Per colpa dei 160: Ariza OUT, M’Bah’A’Mouté OUT?? Disastro. Squadra senza difesa e senza un vero attacco che non sia aggrapparsi alla speranza che tutte le volte che Harden o Paul o Gordon non segnano venga loro concesso un viaggio in lunetta. I Rockets sono la squadra che in assoluto sta battendo il record di proteste e di stupidità/irrazionalità delle proteste vs gli arbitri. Paul gioca come se fosse su un ring di MMA, e non parlo dell’impegno ma delle botte; PJ Tucker in molte nazioni sarebbe arrestato per molestie; Danuel House si sta meritando contratto e minuti per le qualità di body-checker più che per quelle cestistiche; Harden a volte è comico nel fingere di esser stato falleggiato quando la più vicina parte del corpo di un qualsiasi avversario è a 20 cm da lui (e stanotte, non visto, ha intenzionalmente sgambettato un terzo tempo di Rubio: poteva essere un brutto incidente, per fortuna RR ha mantenuto equilibrio e fatto un buon atterraggio). Sul campo era iniziata molto bene per HOU, poichè Gobert, innervosito da due falli in 150 sec, si è fatto  espellere a 9:23 dal termine del primo quarto per aver preso a schiaffi le bottigliette sul tavolo degli ufficiali di gara. Nemmeno questo quasi immediato colpo di fortuna è servito. Dopo un iniziale sbandamento dei Jazz e vantaggio dei Rockets (15-16 a metà primo quarto), i Razzi sono caduti nel loro frequente baratro: 12-0 Utah figlio di 1/15 condito anche da 2 perse, sia con che senza Harden-Paul in campo. Il primo periodo si chiudeva con i Jazz up 11 e Rockets quasi scoreless per 6 minuti (27-18) e al 27% dal campo. At the half i numeri erano sempre poco pietosi: il meno grave era il punteggio (53-45), ma HOU soccombeva 41-19 nel totale dei punti da palle perse sommati a quelli in the paint. La ripresa era tale per una sola squadra: Utah, perchè i ragazzi guidati (?) da D’Antoni finivano presto sotto di 20 con 4 perse e un solo paniere su 6 tentativi. Il commentatore di NBA-TV (casa Utah) erompeva in un’esclamazione del tutto vera: zero-zero application and devotion! Non serve altro, se non citare che la mossa più divertente della gara è stata quella di coach Snyder che ha messo Ingles l’australiano a curare CP3, che ne è uscito demolito anche fisicamente: il bully-basket che negli ultimi due anni Paul sta praticando si è infranto contro uno che, antropologicamente parlando, nasce con il contatto rugbistico nel sangue, oltre al fatto che, citando il leggendario alfiere degli Wallabies, David Campese, gli Australiani sono “figli di criminali e cowboys obbligati dalla Regina a bere the”. Paul 5/11 di cui 0/2 da 3 e 5 perse, Ingles 6/9 di cui 4/6 da 3 e 0 perse. MVP i due che hanno assunto più minuti in assenza di Gobert: Favors 23+10, ma anche l’ex bersaglio di coach Obradovic, Udoh (9-7-1, 4/5 dal campo, 1 rec, 1 stoppata), ha garantito efficacia estrema, addirittura non lasciandosi battere per due volte da James Harden

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