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NBA PLAYOFFS – Notte da scommesse, e Steph Curry da incorniciare

NBA PLAYOFFS – Notte da scommesse, e Steph Curry da incorniciare
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Partiti i Playoffs NBA 2019, con 4 gare che hanno offerto terreno fertile agli scommettitori più coraggiosi.

Nets @ Sixers, Game 1 – The Process subisce l’ennesimo contraccolpo: i Sixers si lasciano sorprendere in Gara1 su terreno amico scontando i difetti di costruzione della squadra. Embiid (22-15-4 con 5 stoppate ma ma 5/15 dal campo, 0/5 da 3 a non benissimo dalla lunetta con 12/18) fragile e in regime di minutaggio calmierato per problemi al ginocchio (solo 11 mins nel primo tempo e 13 nel secondo); Simmons (9-7-3, 4/9 dal campo, 1/5 in lunetta) preda di una involuzione che nasce dalla mancanza assoluta di tiro da fuori, anzi: di tiro oltre 3 metri dal canestro; Tobias Harris maschio beta (infatti nei PO mai fatto nulla di che, e stanottte idem con 4-7-6); Jimmy Butler unico a salvarsi davvero (36+9 con 2 rec), ma ha segnato il primo canestro dopo 11 minuti e fatto il primo tiro dopo 9 quando la gara aveva già cominciato a scappare di mano a Phila. Primo tempo magistrale ideato da coach Kenny Atkinson e realizzato sul campo dai suoi ragazzi, capaci di imbrigliare del tutto JJ Redick (unica vera valvola di sfogo dell’attacco dei 76ers sul perimetro: ). In presenza di un inizio difficile di D’Angelo Russell, i Nets usciti dal pino hanno, nel primo half, offerto +46 di plus/minus in 55 mins di campo con 0 palloni persi; in particolare evidenza Caris LeVert con 16 in 13 mins e 2/2 da 3. Nel primo tempo, dei 54 pti di Philadelphia ben 23 da Jimmy-B, che aveva anche 6 rimbalzi 5 dei quali offensivi. Nel secondo tempo i Sixers hanno inizialmente proseguito la reazione che li aveva portati da -17 a -8 ma BKN ha reagito in fretta anche grazie alla riapparizione di D’angelo Russell, 19 pti nella seconda metà. Gara senza storia nel finale tanto che nell’ultimo minuto entrambe le squadre facevano scadere i secondi dei possessi. Fischi e brutti presentimenti per i Sixers fans. Grande scalpore suscitato da Amir Johnson che scrollava W-App in panchina durante la gara: punizione severa in arrivo.

Magic @ Raptors, Game 1 – La meno pronosticabile delle sorprese di serata. Il meno pronosticabile dei protagonisti: Orlando batte Toronto con di DJ Augustin, onesto artigiano del mestiere di pg, a 25-2-6. Anche il coach dei Magic, tra tanti allenatori sfavillanti e modaioli, è considerato un onesto artigiano, ma Steve Clifford ha compiuto un capolavoro in stagione portando i suoi ai PO e non si è fermato in questa Gara1. Orlando ha tirato orrendamente da 2 (22/61 per il 36%) ma splendidamente da 3 (14/29) e con un quintetto solo apparentemente meno atletico dei Raptors ha avuto il controllo dei tabelloni (45 a 48) e del saldo perse/recuperi (-2 vs -8). Basta questo, oltre al fatto che il carneade Augustin, pur avendone già fatti 20, è stato lasciato libero di fare gli ultimi 5 pti dei Magic: prima scappando a Danny Green, poi tirando una tripla quasi da libero agendo su pick and roll senza che Marc Gasol uscisse ad aiutare. Mancavano poco meno di 4 secs alla fine: era la partita. Toronto è apparsa troppo compassata e certa di vincerla anche basandosi solo sulla differenza di prestigio tra sè e i Magic: una cosa sempre sbagliata, ma tollerabile se si tratta di Celtics, Spurs o Warriors, non dai Toronto Raptors.

Clippers @ Warriors, Game 1 – Unica partita lineare della nottata: la W dei Campioni vs i sorprendenti Clippers. Il finale di stagione molle degli uomini di Doc aveva fatto supporre che ClipperTown potesse essersi sciolta dopo l’inaspettato accesso ai PO e il primato cittadino sui disastrosi Lakers lebroneschi: infatti non hanno impiegato molto a finire sotto in doppia cifra e, nonostante una reazione a metà del secondo quarto, non hanno mai davvero avuto chances. Tre elementi del quintetto Clippers hanno scritto rispettivamente 3-3-0 punti (Beverley-Shamet-Zubac), il Gallo ha tirato molto male (4/14) ma almeno ha messo insieme un fatturato decente per quantità: 14+8 con 3 rec. Dal canto loro gli Warriors non sono poi sembrati in grande spolvero: sono vissuti su Steph in doppia-doppia ai rimbalzi (38-15-7, e potete incorniciarla) e KD (23-4-3 con 3 stoppate), ma Klay e soprattutto Cousins (9+9, 4/12 al tiro e 6 perse) non hanno avuto serata memorabile, e il prodotto della panchina dovrà migliorare nel prosieguo dei PO (16-15-7 in totale dai 4 uomini davvero utilizzati)

Spurs @ Nuggests, Game 1 – Unica sorpresa che avevo previsto. I 3 migliori realizzatori (per non dire i tre migliori, stop) dei Nuggets (Jokic-Murray-Harris) avevano ZERO Playoffs experience, mentre gli Spurs, pur non essendo più quelli di Timmy-Manu-Tony, hanno nell’esperienza il loro punto forte, cominciando dalla panchina. Denver non è stata praticamente mai avanti, soggiogata dal ritmo lento e dalla difesa perimetrale asfissiante di SA, e dai continui raddoppi su Jokic, che hanno indotto il centro serbo, già abbastanza propenso a passare la palla, a sbarazzarsene quasi sempre senza guardare il canestro. Gli Spurs non sono una squadra del tutto contemporanea, perchè tirano pochissime triple rispetto alle altre, ma hanno una difesa sui triplisti davvero quasi perfetta, che stanotte si è espressa in una delle migliori prestazioni dell’anno: Nuggets con quasi il doppio degli spari da 3 (28 a 15) ma uno segnato in meno (6 a 7). I tre migliori Nuggets si sono accesi in ritardo: nel primo tempo il top-scorer di Denver è stato Barton (15+10 ma senza ossigeno alla fine), mentre Jokic aveva 9 rimbalzi e 11 assists a metà, ma solo 3 punti e 3 tiri. Un rush di Murray+Harris (12 punti quasi consecutivi dopo la metà del quarto periodo) ha quasi regalato la insperata W ai Nuggets, complici un paio di distrazioni potenzialmente sanguinose di Gay (che si faceva prendere via come un bambino un pallone dopo aver conquistato il rimbalzo): due liberi di Aldridge riportavano a +3 gli Spurs e nell’azione seguente il possesso Nuggets per pareggiare veniva spezzato da un recupero di Derrick White su Murray. Il migliore degli Spurs, ancora una volta, è stato Pop, ma dovendo citare un giocatore diremmo proprio l’energico e atletico Derrick White (16-3-5 con 7/10 dal campo) che porta agli Spurs la fisicità che manca in quasi tutti gli altri eccetto DeRozan (18-12-6). Due tranches di gioco per Belinelli (8-4-2 con 3/9 dal campo): non male la prima, in netta apnea la seconda.

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