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NBA PLAYOFFS – Portland e Denver hanno FATTO LA STORIA

NBA PLAYOFFS – Portland e Denver hanno FATTO LA STORIA
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Stavo per parlarvi soprattutto della sconfitta dei Celtics in casa. Poi è arrivata Blazers-Nuggets Gara 3.

Spero non ve la siate persa, spero non ve la perderete registrata o in qualche replica: avete a disposizione la Storia NBA. Solo un’altra volta era accaduto in post-season, nel Pleistocene del Gioco: 1953, serie di PO tra Syracuse Nats e Boston Celtics, un 105-111 incredibile visto che ancora non esisteva la regola dell’orologio dei 24 secondi. Lo scrivo come negli assegni, in numeri e lettere: 4…quattro supplementari. Tre ore e quarantacinque (3h 45m) di gioco. Sempre sul filo: in tutta la gara il max vantaggio Denver è stato di 6, quello di Portland 10; poi, negli OT’s, solo 4 volte, due per parte, le squadre hanno avuto più di un possesso di vantaggio. Comincio da Nikola Jokic: 65 mins in campo, 33-18-14 ma anche, alla fine del quarto OT, un tiro libero sbagliato, il primo dei due che avrebbero dato il 138 pari. Jamal Murray: coscia e spalla in disordine già dall’ultima della serie vs gli Spurs e 55 mins in campo (34-9-5), ottenendo brevi respiri nel finale perchè i Blazers attaccavano sempre e solo lui, il più esausto di tutti. Rodney Hood: appunto, attaccavano Murray con Rodney Hood, entrato a inizio del quarto OT per rimpiazzare Mo Harkless (esausto e infrotunato), entrato letteralmente galoppando per fare vedere che la differenza di freschezza dopo 64 minuti di gioco era un fattore; eccetto gli ultimi due liberi di Seth Curry, RH segnerà tutti i 7 pti finali dei Blazers dall’alto di una classe non banale ma anche dei soli 20 mins di gioco in quel momento (alla fine 24 con 19-2-1, ha 17 di media nella serie). Mo Harkless: non doveva nemmeno giocare (caviglia), invece si è fatto 45 minuti, 15-10-3 con tanta difesa e i 5 pti che hanno pareggiato la gara nei regolamentari:5 e non 6 perchè ha sbagliato l’And 1 che poteva far finire tutto molto prima. Lillard e McCollum: prima di citarli separatamente, sappiate che loro due hanno segnato o fornito l’assist per 37 degli ultimi 41 pti dei Blazers, dalla cifra scappano solo un canestro su reboff di Kanter e una zingarata di Hood. Will Barton: anima di Denver nella seconda parte di gara, tutti i suoi pti sono arrivati dal secondo tempo in poi e ha regalato 22-9-3 scoprendosi anche difensore con 3 rec e 2 stoppate (su Lillard). Lillard ha fatto fatica al tiro (2/9 da 3 che porta a 3/16 il bilancio delle ultime due gare), ma ha saputo fare questo: fine regolamentari, palla rubata fondamentale; fine primo OT, palla rubata fondamentale; fine secondo OT, causa una palla a due fondamentale e vince il salto; poi anche 28-6-8 con 2 rec e solo 2 perse in 58 mins. Per il suo gemello i minuti son stati 60: CJ McCollum è il top scorer della gara ma ha anche preso 8 rebs e rubato 4 palloni compreso quello decisivo a Murray alla fine del terzo OT; c’è chi lo definisce solo un realizzatore, e in generale può anche essere vero, ma ho visto pochi pure-scorers giocare col cuore che lui mette in campo ogni gara. I due coach: Stotts il vincente e Malone il perdente hanno gestito alla grande la tecnica, gli uomini, e anche le regole non scritte del Gioco; han spremuto tutto dagli uomini che avevano scelto per portare a casa la gara: negli OT’s i cambi sono avvenuti solo per falli (Craig o Beasley entrati per Harris fouled out), per infortunio provvidenziale (Harkless si tocca la coscia, entra Hood), e per brevi respiri dettati anche dalla tattica (l’esempio di Murray citato prima). Per il resto chi era in campo è stato fatto morire in campo, come giusto era per chi aveva saputo scrivere questa pagina di storia. Enes Kanter: il più infortunato di tutti (spalla e coscia, ma peggio di Murray) e il più coccolato dal pubblico amico dopo la frasi (Ehi tornatene in Turchia…ah no, è vero: non puoi hahahaha) non certo gentili rivoltegli da un paio di scriteriati (…) a Denver; ha giocato sul dolore, a volte rinunciando a seguire il contropiede per avere un po’ di tregua, ma ha totalizzato 56 mins rifugiandosi nelle cose che sa fare (18 pti e 15 rebs) e lasciando da parte del tutto ogni tentativo per quelle che non gli sono congeniali (penso sia un piccolo record anche 0 assists in tutti quei minuti). Infine la scena da Libro Cuore: Jokic, che non è un superatleta e solo da due anni ha smesso di ammazzarsi di Coca-Cola (4 litri al giorno erano prassi), era stato sfidato dal suo coach a migliorare ancora, sia mentalmente che fisicamente per diventare almeno più resistente; stanotte è stato beccato due volte nell’atto di dire, al minimo sguardo di Malone: “Non sono stanco coach non sono stanco”.

AH, prima c’è stata Celtics-Bucks: MIL ha ripreso il fattore campo trovando dominio nel differenziale del rendimento delle panchine. 16-9-6 per BOS e 42-17-5 per MIL, con partita strepitosa di George Hill (21-4-3 con 9/12 al tiro di cui 2/3 da 3 e 0 perse). La gara era stata anticipata dalla dichiarazione di Irving: quando si tratta di basket, io sono un vero genio. Utile saperlo, ma difendere servirebbe anche ai geni. Con la caduta del TD Garden stanotte restano solo 2 campi inviolati in questi strani PO in cui il fattore campo si ribalta di continuo: Houston e Portland.

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