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Roosevelt Bouie e la sua esperienza internazionale

Roosevelt Bouie e la sua esperienza internazionale
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Un’esclusiva intervista a Roosevelt Bouie cestista statunitense sbarcato a Pesaro nel 1980 e rimasto nel Bel Paese ben 16 anni prima di fare ritorno negli Usa. Ma scendiamo subito sul parquet per i canestri di… Roosevelt.

Vans colorato.JPG: Grazie Roosevelt per il tempo concessoci. Una piccola premessa prima di cominciare con l’intervista: di domande sulla tua carriera italiana ne hai ricevute davvero tantissime nel corso degli anni, alla nostra chiacchierata vorrei dare invece un taglio un po’ diverso, attingendo dalla tua esperienza internazionale per parlare di temi attuali riguardanti il basket in Italia, in Europa, lo sviluppo dei giovani e dei vivai, e così via… Che ne pensi?

Bouie sfondo.jpg: Grazie a voi. Per me va bene!


USA ed EUROPA

Vans colorato.JPG: Dall’alto della tua esperienza internazionale ed avendo vissuto in prima persona entrambi i “mondi”: quali sono a tuo modo di vedere le principali differenze tra il basket americano (NBA) e quello europeo (FIBA/Euroleague)?

Bouie sfondo.jpg: La piu’ grande differenza per me (sul piano personale) tra i due l’ha fatta la grande accoglienza ricevuta immediatamente al mio arrivo in Europa ed in Italia, dove mi hanno subito preso sotto un’ala protettiva. Sono stato trattato e mi sono sentito subito come un figlio adottivo. La cosa mi ha fatto ovviamente molto piacere, ed infatti poi ho vissuto lì per 16 anni.

PALLACANESTRO ITALIANA E FEDERAZIONE

Vans colorato.JPG: Nel recente passato hai lavorato a stretto contatto con la Federazione Italiana nell’ambito del tour che la rappresentativa italiana Under 22 ha compiuto negli Stati Uniti. Che impressione hai avuto dell’organizzazione? C’e’ qualcosa in cui ti abbiano positivamente sorpreso? Qualcosa invece che pensi possano migliorare?

Bouie sfondo.jpg: Quando sono venuti qui è stata una delle cose più belle che io abbia mai fatto. Erano a dir poco organizzatissimi, sono stato molto contento di poter collaborare e, qualora se ne ripresentasse l’occasione, mi farebbe enorme piacere lavorare nuovamente con loro.

Vans colorato.JPG: Difficile tu possa aver seguito le recenti vicissitudini, ma la stessa Federazione potrebbe ritrovarsi paradossalmente nei guai nei confronti della EU per il vincolo dei 5 Italiani a roster. Cosa ne pensi? Quale potrebbe essere un buon tradeoff per preservare la presenza italiana senza al contempo intaccare il cosiddetto “libero mercato”?

Bouie sfondo.jpg: Come avevi giustamente sospettato, non ero ancora venuto a conoscenza di questa situazione, e quindi non posso esprimermi a riguardo al momento.

Vans colorato.JPG: Con la tua “World National Tournament Association” lavori oggigiorno con numerose nazioni europee. Dovendo confrontare i vari paesi con cui hai avuto e hai a che fare in tal senso, c’e’ qualche best practice che hai notato in chiave player development e gestione dei vivai e dei settori giovanili che potrebbe far comodo anche ad altri paesi?

Bouie sfondo.jpg: In questo momento tutti stanno lavorando molto bene con i giovani e per i giovani, quindi non ci sono grandi differenze. Il futuro sono loro. Credo che sia importante rendere ancora piu’ facile per i giovani l’avere a che fare con ottimi allenatori, cosi come ad esempio avviene nei college americani. Il Paese che dovesse per primo realizzare a pieno l’importanza cruciale di questa necessita’, potrebbe trovarsi avvantaggiato sugli altri, fare meglio e fare il salto definitivo di qualita’.


DEVELOPMENT LEAGUE (D-LEAGUE) NEGLI USA

Vans colorato.JPG: Restando in tema di players development, nel quale tu sei esperto, notizie recenti hanno reso pubblico il tuo interesse nel portare una franchigia di D-League a Rochester. A che punto del processo ti trovi al momento? Sei fiducioso sulla riuscita dell’operazione? Ed infine, tornando all’argomento discusso poco fa, come valuti il modello della D-League? Pensi che anche alcuni Paesi Europei potrebbero trarre beneficio da una simile impostazione?

Bouie sfondo.jpg: E’ effettivamente qualcosa su cui sto lavorando da tempo. Mi sono trovato a studiare il loro modello gia’ da un paio di anni a questa parte e, avendo dovuto approfondire e fare delle ricerche, posso dire che è veramente ben fatto. Mi ricordo che un pò di tempo fa (a dir la verità ormai quasi già 10 anni fa) parlavo di questo stesso argomento con il Dott. Proli, ma niente di piu’. Per la stessa NBA ci e’ voluto parecchio tempo per mettere in piedi una formalizzazione e relativi processi cosi efficaci. Sicuramente anche in Europa porterebbe molti vantaggi: è una strada buonissima e spero di riuscire a finalizzare l’iscrizione il più presto possibile.


SYRACUSE E COLLEGE

Roosevelt Bouie Syracuse

Roosevelt Bouie a Syracuse

Vans colorato.JPG: Sei stato una colonna ed un giocatore storico per i Syracuse Orangemen. Quanto pensi sia importante ai giorni d’oggi per un giovane affrontare un’esperienza formativa come quella del college prima di divenire un ‘pro’?

Bouie sfondo.jpg: Io ho giocato a Syracuse quattro anni, e per me e’ stato a dir poco fondamentale. Mi ha aiutato tantissimo. Non avessi fatto quell’esperienza, non sarei stato assolutamente pronto a competere da professionista vero e proprio ed ai massimi livelli, neanche in Italia all’epoca. Ci vogliono fisiologicamente degli anni per maturare ed assimilare aspetti avanzati del gioco. Se un giocatore non completa tutta la gavetta universitaria, dovra’ sopperire in qualche altra maniera, e dovranno essergli insegnate delle cose che non ha ancora avuto modo di apprendere. E’ per questo che e’ cosi importante il ruolo della D-League, che sta venendo fuori cosi tanto e dovra’ continuare a farlo, ed e’ fondamentale anche la figura degli allenatori, che devono essere i migliori in circolazione.

Vans colorato.JPG: Cosa pensi di quei giovani che sostituiscono invece il college con un’esperienza in Europa? Una sorta di precursore in tal senso e’ stato Brandon Jennings, che ha militato nelle file della Virtus Roma per poi tornare oltreoceano e giocare nei Milwaukee Bucks (attualmente ai Detroit Pistons).

Bouie sfondo.jpg: Brandon Jennings e’ stato molto bravo a fare questo tipo di salto. Io sono stato uno dei primissimi americani in realtà a fare una scelta simile, spostandomi in Europa dagli Stati Uniti. Avrei dovuto disputare da voi qualche stagione per poi rientrare. E’ capitato però che io mi sia davvero innamorato dell’Italia, tanto da rimanerci, nonostante il piano iniziale fosse quello di rientrare in America, per ben 16 anni alla fine… Un pò troppo forse [ride, n.d.r.].

Vans colorato.JPG: Da orangeman a orangeman: stai seguendo Carmelo Anthony? Cosa pensi dovrebbe fare? Cosa credi che sceglierà alla fine?

Bouie sfondo.jpg: Io so che Carmelo è un vincente. L’ho conosciuto e l’ho visto giocare spesso dal vivo, è qualcosa che si percepisce, dalla prima volta in cui l’ho conosciuto. Si e’ purtroppo venuto a trovare in una situazione che per lui e’ difficilissima. Il pubblico e’ fantastico, ma l’ambiente e’ davvero duro. Ci sono ad esempio i giornalisti che prestano un’attenzione smodata a tutto, persino a cosa mangino i giocatori per colazione. E non mi riferisco solo alla colazione di Melo, ma anche a quella dell’undicesimo o dodicesimo giocatore a roster. Non c’e’ pace a New York. Per lui ci vorrebbe una situazione piu’ tranquilla: una citta’ piu’ piccola magari, oppure persino “allearsi” ed unire le forze con qualche altro grande giocatore. Ce la sta mettendo tutta dal primo momento per vincere un titolo, ma purtroppo al momento sta girando a vuoto.


NBA ED INTERNAZIONALIZZAZIONE

Vans colorato.JPG: In quanto esperto di basket internazionale, come ti sembra essere la situazione relativamente a NBA ed internazionalizzazione?

Bouie sfondo.jpg:  Sono decisamente a buon punto, ma si puo’ sempre fare di piu’. Il prossimo passo secondo me sarebbe proprio quello di aprirsi all’Europa e giocare incontri ufficiali contro le compagini locali. In fondo quando una franchigia va in un lungo road trip (ex: New York che va a giocare contro Lakers, Clippers, Timberwolves, Spurs) pur rimanendo ovviamente negli Stati Uniti, resta comunque lontana da casa a volte anche per un mese intero. Si potrebbe fare lo stesso organizzando un raggruppamento europeo (ad esempio partite a Londra, Amsterdam, in Italia, in Spagna), ed i vantaggi a livello pubblicitario e di branding sarebbero enormi. Questo sarebbe il culmine della internazionalizzazione.

Vans colorato.JPG: Cosa ne pensi di David Blatt che e’ stato recentemente nominato il primo head coach europeo per una franchigia NBA? Fara’ bene?

Bouie sfondo.jpg: La pallacanestro e’ internazionale. Io ho giocato per degli allenatori come Dado Lombardi o Carlo Recalcati (mio amico ed uno dei migliori). Io so che loro stessi avrebbero avuto buone possibilita’ di successo, ma ovviamente c’era e c’e’ tuttora anche un aspetto per cosi dire “politico” (davvero rilevante in America). Adesso quanto meno il primo passo e’ gia’ fatto.

Vans colorato.JPG: Pensi che il fattore internazionale (Francia, Italia, Argentina, Australia, Brasile, etc.) dei neo-campioni San Antonio Spurs abbia giocato un ruolo nella loro capacita’ di aggiudicarsi il loro quinto titolo?

Bouie sfondo.jpg: Sicuramente si. Una franchigia che va a pescare alla scelta 57 Manu Ginobili, lo porta negli Stati Uniti e lo eleva al livello odierno deve avere qualcosa di speciale in tal senso ed in termini di programmazione e lungimiranza. Ci vuole una grande testa e soprattutto una grande vision.

Vans colorato.JPG: Cosa consiglieresti a Luigi Datome, uno degli italiani in NBA? Non e’ stato selezionato mediante draft e ha attraversato l’oceano da capitano e trascinatore dell’Italia ad Eurobasket e soprattutto da MVP del campionato italiano (award del quale tu sei stato insignito ben 3 volte) alla fine della scorsa estate, non trovando pero’ spazio nelle rotazioni in questa sua prima stagione a stelle e strisce. Cosa gli suggeriresti?

Bouie sfondo.jpg: Dovra’ fare una scelta e molto dipende da “how badly” lo vogliano tenere negli US. Il giocatore deve sentire la fiducia e la volonta’ di proseguire insieme da parte della societa’ ed anche dei tifosi. Questo e’ un fattore importante quando si tratta di prendere simili decisioni.  Per me fu cosi, venni in Italia perche’ mi volevano a tutti i costi. Datome dovra’ scegliere, e fossi in lui terrei questo aspetto in grande considerazione. Fatto cio’, potra’ sicuramente giocarsi le sue carte.

Vans colorato.JPG: Grazie ancora per il tempo concessoci, complimenti per la tua carriera ed anche per la tua importante attivita’ attuale! Alla prossima.

Bouie sfondo.jpg: Grazie a voi. Un saluto a tutti i lettori di Baskettiamo.com.


Intervista a cura di   Valerio D’Angelo

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