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Esclusiva – Coach Villa: «Pensiamo una partita alla volta. Obiettivo? Salvarsi subito, poi…»

Esclusiva – Coach Villa: «Pensiamo una partita alla volta. Obiettivo? Salvarsi subito, poi…»
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Di ritorno dalla vittoriosa trasferta di Caserta (84-72 dopo un tempo supplementare) e prima di imbarcarsi nuovamente per far visita a San Severo, Davide Villa ci apre le porte della secondaria del PalaLido per fare assieme il punto sul cammino fatto da Urania nel girone di andata.

Coach avete chiuso il girone di andata all’ottavo posto con 14 punti frutto di 7 vittorie 6 sconfitte. Qual è il tuo bilancio?

«Positivo, fare 14 punti è una buona cosa ma credo che lo sia anche il fatto che comunque le sconfitte sono arrivate tutte di misura, sintomo questo di come la squadra se la sia giocata con tutti anche quando non è stata totalmente performante. C’è un filo di rammarico perché, effettivamente, con un po’ di attenzione in più si poteva fare qualcosina meglio: alcune delle sconfitte, infatti, sono oggettivamente arrivate per colpa di nostri errori ma anche questi credo che alla fine, facendo inevitabilmente parte di un percorso, servano per crescere. Quindi, a parte forse la gara con Montegranaro, che se rigiocassimo dieci volte non perderemmo mai, gli altri k.o. sono maturati tutti in situazioni che potevamo gestire meglio e che potevano darci tanto la vittoria quanto la sconfitta. Tutto questo penso faccia comunque parte del DNA di questa squadra che vive molto di picchi verso l’alto o verso il basso. Nelle ultime 7 uscite è evidente che i secondi sono diminuiti e che c’è stata molta più costanza ma questa è comunque una squadra che vive di entusiasmo e quindi dobbiamo mantenere sempre grande attenzione per scacciare di avere quei naturali momenti di down che ora stiamo solamente limitando».

Hai citato la gara contro Montegranaro. Guardando il vostro rendimento prima e dopo quella gara (una sola vittoria e quattro sconfitte nelle prime cinque, sei vittorie con un solo k.o. nelle successive sette) e per come è maturata quella sconfitta: è stato quello il turning point della vostra stagione?

«Sicuramente la settimana successiva a quella partita è stata molto molto pesante. In quella situazione, se la squadra (ed è quello che ci è successo in parte anche l’anno scorso) non è una squadra fatta di persone, di “giocatori solidi” o comunque non è una squadra con un’unione di intenti tra staff e giocatori, dopo una sconfitta del genere e un record così negativo ci può essere un abbattimento generale e conseguentemente possono arrivare dei cambiamenti. Per fortuna, nel nostro caso è accaduto esattamente l’opposto: la squadra si è compattata, ci siamo detti che molto dipendeva da noi e che non era solo una questione di sfortuna o meno. Eravamo ad un bivio e, fortunatamente per me e per i ragazzi, il match contro Orzinuovi ci ha tolto un po’ di pessimismo e ci è servito per uscire da quel momento. Dopo quello siamo andati avanti passo dopo passo e partita dopo partita e così siamo arrivati a costruire questo record che non credo fosse preventivabile all’inizio: non era scontato infatti vincere con Ravenna in casa come non era scontato vincere a Verona (anche se non al massimo della condizione). È successo che ci siamo compattati, abbiamo preso consapevolezza a ogni gara e credo che ora siamo una squadra davvero fastidiosa da incontrare anche se ritengo lo siamo stati sin dall’inizio: non eravamo una squadra scarsa prima e non siamo dei fenomeni adesso. Prima o poi un passo falso diverso da quelli avuti finora arriverà, speriamo che arrivi il più in là possibile e, quando arriverà, di realizzare che non siamo una squadra che deve vincerle tutte per forza».

Siete arrivati a due lunghezze dalle Final Eight di Coppa Italia: hai qualche rimpianto, qualche situazione particolare in cui ti dispiace davvero di non essere riuscito a fare qui due punti determinanti per raggiungere quel traguardo?

«Sarebbe stato bello giocarle ma onestamente fino ad una settimana fa nessuno ci pensava e tuttora, se devo scegliere tra guardare avanti e guardare indietro, preferisco sempre guardare dietro. Sicuramente quando arrivi alla fine del girone di andata e ti accorgi che le squadre appena avanti a te in classifica fanno la Coppa Italia un po’ dispiace perché con un po’ d’attenzione potevi davvero avere quei due punti in più che facevano la differenza. Quindi un filo appena di rammarico c’è. Poteva essere un premio, ma sinceramente quello sarei contento di ritirarlo alla fine dell’anno».

Nel corso dei mesi e delle partite siete riusciti a costruirvi una vostra identità, difendendo forte, lavorando in maniera egregia a rimbalzo di squadra e passandovi molto bene la palla come nessuno in A2. Su quali aspetti invece in particolare tu e il tuo staff vi state concentrando in palestra e vi dovete concentrare in questo girone di ritorno?

«Innanzitutto, tutti gli aspetti che hai citato non erano scontati a inizio anno e devo dire che i ragazzi in questo sono stati pazzeschi. A livello difensivo in particolare credo che la nostra non sia una squadra con individualismi prettamente difensivi ma, nonostante questo, tutti assieme funzionano ottimamente. Ciò a noi fa molto piacere come, allo stesso modo, ci fa piacere il fatto che siamo la squadra che, in tutta la A2, si passa di più la palla. Molto lo si deve anche alla scelta di Nick (Raivio), un americano atipico sotto tale aspetto perché è un altro giocatore di sistema che ci permette di avere ancor più flusso positivo e maggiori vantaggi per gli altri. Detto questo, se devo scegliere una cosa su cui mi piacerebbe lavorare ancora è proprio l’aspetto offensivo: non sempre siamo ancora fluidi, non sempre facciamo ancora le scelte giuste, da quel punto di vista c’è un margine di miglioramento molto ampio. Vorrei che col tempo producessimo sempre tiri migliori, sempre più assist e contemporaneamente un gioco bello vedere, questo spesso sinonimo di buone scelte».

Una curiosità, andate poco in lunetta e quando ci andate fate fatica a segnare: è solo una questione mentale o c’è dell’altro?

«Questo è un altro aspetto su cui stiamo lavorando. Siamo una squadra che in questo momento attacca molto il ferro in uno contro uno dinamico con gli esterni dal perimetro ma che appoggia poco il pallone dentro e quindi troviamo pochi falli da situazioni di post basso sia degli esterni che dei lunghi, situazioni che dobbiamo cercare di esplorare di più. Poi dipende sempre dal metro arbitrale, da cosa viene permesso. Per quanto riguarda le medie in lunetta è molto strano, ci stiamo lavorando tantissimo, finiamo tutti gli allenamenti tirando tiri liberi ad obiettivi: ci sono giorni, come in partita, in cui al primo colpo raggiungi l’obiettivo e giorni in cui magari devi riprovarci un paio di volte. Credo comunque che per qualcuno sia un discorso tecnico mentre per altri invece un discorso mentale. Solo così si spiegano giornate come quelle di Caserta dove abbiamo tirato i liberi bene e altre dove abbiamo perso di uno e tirato col 60%-50%. Sicuramente il fatto di poterne tirare qualcuno in più è importante: sempre a Caserta, ad esempio, alla fine del primo tempo eravamo 17-3 per liberi tentati e soprattutto in trasferta questo divario si fa sentire molto».

Chiudiamo la parentesi individuale parlando di Lynch che spesso a inizio anno è stato criticato. Qualcosa nell’ultimo periodo è cambiato: come si sta trovando in queste ultime gare?

«Lui è partito subito molto bene facendo vedere nelle partite di preseason pre-infortunio qualcosa che forse era anche troppo e che ha alzato moltissimo le aspettative. La realtà delle cose è che lui è un ragazzo di 25 anni alla seconda esperienza via da casa e alla prima (in Estonia era in un contesto con più americani dove giocava 15 minuti) in cui gli si è chiesto di essere protagonista giocando 30 minuti. Probabilmente non era non era pronto a livello tattico per questo e così all’inizio abbiamo trovato molte difficoltà. Perciò abbiamo prima aspettato di vedere se fosse solamente una questione di impatto dopo tanto tempo passato a curarsi e poi, visto che effettivamente le problematiche (come i troppi tiri lontani dal ferro) si ripetevano, già prima di Montegranaro abbiamo iniziato un percorso di cambiamento delle nostre regole offensive, le stesse che usiamo da tre anni. Quindi abbiamo provato a farlo muovere il meno possibile, a farlo stare sempre sulla linea di fondo, a muoverlo solo per i pickn roll e questo lentamente gli ha dato più punti di riferimento, più certezze e meno da pensare, aumentando di conseguenza anche la sicurezza nei compagni. Spero, magari fra due mesi, di ritornare a utilizzare le nostre regole che sono quelle più consone probabilmente anche alle caratteristiche globali della squadra per come è fatta al momento, ora però questo è quello che possiamo permetterci. Quando con lui, oltre a leggere le situazioni, sapremo anche per esempio reagire ad un passaggio negato, allora potremo riprenderle. Lynch probabilmente non sarà mai un americano da 10 possessi in post basso e 20 punti però ne fa fare 10 meno agli altri e averlo in campo, anche se potrebbe starci di più vista la gestione dei falli un po’ alterna, aiuta anche per quella questione della difesa. In questo momento è lui l’americano che va bene per noi. Con lo staff non c’è mai stato un momento in cui ci siamo detti di abbandonarlo anzi, al contrario, abbiamo sempre pensato come renderlo funzionale alla nostra squadra».

Allarghiamo un attimo lo sguardo al girone nel suo complesso. C’è una squadra che più delle altre ti ha sorpreso e una che invece c’è da attendersi possa risalire prepotentemente la china considerato anche l’equilibrio che regna ad Est?

«La squadra che mi ha sorpreso e che, allo stesso tempo, può risalire la china è la stessa: Verona. Ricordo di averla vista a Udine e mi aveva veramente impressionato. Ha un roster di giocatori veramente incredibili e credo che possa essere davvero la formazione che prima o poi risalirà la classifica. Dopodiché Ravenna era partita con quell’obiettivo e sta facendo un campionato super, Mantova altrettanto perché adesso è veramente in alto. Anche Piacenza è affascinante per come ha cambiato il modo di giocare (ora gioca con due lunghi americani) ma adesso sono curioso di vedere cosa succederà con il rientro di Ferguson».

Parlando del vostro girone di ritorno avete 6 gare in 29 giorni di cui 4 in trasferta: arrivati a questo punto dell’anno, può essere questo lo spartiacque per avere delle ambizioni o meno?

«Con questa squadra rimango sempre dell’idea che la cosa migliore sia quella di pensare una partita alla volta e già adesso, per esempio, vedo potenzialmente una partita chiave per noi: vincere contro San Severo significherebbe probabilmente ribaltare la differenza canestri e salire a +8 su di loro con lo scontro diretto a favore. Ogni partita quindi può essere uno spartiacque in questo senso. Una volta salvatici il prima possibile, con quella tranquillità in più e senza ansia addosso possiamo provare a guardare più in alto. Paradossalmente però con una fase orologio del genere se hai tanto margine sulle inseguitrici ha senso lottare per le posizioni di testa altrimenti, in una situazione con più squadre in pochi punti, conviene finire dietro: meglio piazzarsi quinti incontrando seconda, terza, quarta, sesta, settima e ottava oppure ottavi incrociando nona, decima e undicesima? In ogni caso spero davvero di distanziare il più possibile chi sta dietro e, eventualmente, avere poi la serenità nelle ultime giornate per provare a giocarsi qualcosa ma non sarà semplice. Intanto delle prossime sei partite quattro sono in trasferta e il rammarico è, con un calendario che all’andata ci ha offerto molte chance, aver ottenuto poco e niente nella prima metà di campionato. Dovremo essere bravi a recuperare qualche punto che abbiamo perso sinora».

Un accenno al fattore “PalaLido”. Siete partiti in casa contro San Severo dove la parte più calda del tifo era quello pugliese e siete arrivati ad avere 2500 persone nell’ultima gara casalinga contro Roseto. Che spinta vi ha dato e vi può dare l’Allianz Cloud?

«Il PalaLido è un po’ come l’Iseo e ti spiego il motivo. Il pubblico milanese è un pubblico che entra in partita quando lo fai tu e quando si accende è tutto più facile: contro Roseto, dove c’erano 2600 persone, nel primo tempo quando le cose non giravano l’atmosfera era abbastanza ovattata, poi nella ripresa si sono sentiti eccome. In più, rispetto alla prima casalinga contro San Severo, si è formato via via un vero nucleo di tifosi simpatici che danno veramente affetto alla squadra e che ci supportano anche in trasferta, basti pensare che in due (pochi, ma si parte da lì) erano presenti pure a Caserta. Sicuramente si sta creando calore intorno alla squadra, si sta creando spirito d’aggregazione grazie al pubblico delle famiglie e il clima molto alle partite è sempre molto bello. Tutto ciò è incredibile, specie perché non c’è mai stata in realtà una tifoseria organizzata mentre ora si sta creando un vero tifo Urania. Questo era uno di quegli obiettivi, neanche troppo secondari, che la società voleva ottenere e sta ottenendo: è importante infatti crearsi uno status all’interno della città senza volersi sostituire o competere con una società che fa un altro sport come l’Olimpia Milano. Noi, dall’Iseo ai 2600 del PalaLido contro Roseto, lo stiamo facendo e questo è un passo importante che servirà negli anni a tutta l’ambiente».

Ultima battuta: avete idea di intervenire sul mercato o no?

«In questo momento non è assolutamente una cosa a cui pensiamo. Nessuno di noi ne sente l’esigenza. Siamo una squadra che è stata fatta calcolando il budget e, in assenza di cataclismi, infortuni, offerte ricevute o giocatori scontenti, non cambieremo».

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