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Riccardo Sbezzi: il sogno realizzato del “ragazzo del Sud”

Riccardo Sbezzi: il sogno realizzato del “ragazzo del Sud”
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Lui è un uomo passionale del Sud, il “ragazzo di Ragusa” che ha coronato il proprio sogno. Riccardo Sbezzi, numero 1 tra gli agenti dei cestisti, è un ragusano di 53 anni che, finito il liceo classico, diventa il g.m. della squadra della sua città. Come recita testualmente la presentazione della 3 Men Management (l’agenzia che ha fondato e conduce con Marco Valenza e Max Sorrentino): “Con quattro soldi e per risparmiare l’idea vincente: portare in Sicilia i migliori in uscita dalla categoria juniores. Giro l’Italia come talent scout, convinco Club e famiglie, a Ragusa gestisco un college come a tutt’oggi non ne esistono e mi faccio conoscere”.

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Riccardo Sbezzi (foto Facebook)

Ha la fortuna di poter vivere esperienze professionali importanti accanto a personaggi che hanno segnato il basket di fine millennio come il “mago del mercato” Pieraldo Celada e Sergio Scariolo. Con Gorizia sigla il suo primo contratto da professionista, ma è proprio Celada a volerlo a Desio (terra di agenti di importazione, evidentemente, considerata la residenza in loco di Virginio Bernardi, presidente, dal 2013, dei procuratori sportivi del basket). Con coach Scariolo ottiene la promozione in A1.

Nel 1994 decide di sfruttare, in proprio, le indubbie capacità e la competenza cestistica e inizia la carriera di agente, sottoscrivendo contratti miliardari. Riesce a portare “l’uomo dell’ultimo tiro”, Nando Gentile al Pana e il gemello Esposito addirittura nella NBA, bissando poi con il russo Pavel Podkolzin scelto con il pick 21 dai Jazz nel draft del 2004.

Sbezzi è un Personaggio lanciato, anche, dai contratti di Nando Gentile ed Enzino Esposito (“due fratelli per me lui e Nando”); con un debole per Caserta (pochi sanno che per il militare ero stato assegnato alla caserma “Ferrari Orsi”), e proprio con il casertano Virginio Bernardi, dal 2008, si alterna nella carica di presidente dell’Associazione Agenti italiani.

Sbezzi si può permettere di dire chiaramente quello che pensa; di sè scrive: “sono amato e odiato, rispettato e temuto: è il prezzo del successo!” Un successo che lo ha portato dalle giovanili a determinare le carriere di molti protagonisti del basket italiano. E’ infatti “l’azionista di maggioranza” della Nazionale italiana, considerato che rappresenta, tra gli altri, Aradori, i Gentile, i Cianciarini, i Vitali, Pascolo, Laganà, oltre a Cavaliero, Spanghero, il talentuoso Lombardi e gli “esperti” Soragna, Antonutti e Crosariol.

Sei il sogno di moltissimi ragazzi del Meridione: da Ragusa ai vertici del basket italiano. Ci racconti la tua esperienza?

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Riccardo Sbezzi (foto Facebook)

«Sono stato molto fortunato, faccio un lavoro che è la mia passione. Per circa 18 anni ho fatto il general manager, un lavoro che mi piace molto. Non sono uno che pensa solo a procurarsi soldi, ma anche a divertirsi: i miei familiari mi dicono spesso che invece di andare a lavorare, mi vado a divertire!». 

I G.M. dicono che con te è difficilissimo trattare, considerato che non parli solo di soldi, ma pretendi anche che sul tuo giocatore venga fatto un progetto di crescita, è così?

«Si, perché solo con un progetto serio un giocatore dal potenziale alto può crescere; il campo è il giudice più importante per il rendimento di un cestista: è spietato, non ti dà chance. Quando un giocatore rende, la parte economica sale automaticamente perché è quella più facile. Purtroppo questo non si può fare con gli allenatori perché o sono bravi (quando vincono) o scarsi (quando perdono). La parte più importante del mio lavoro però è far continuare quel progetto attorno ad un certo giocatore».

Recentemente l’hai “toccata piano” affermando che in Italia non si lavora per niente…

«Oggi in Italia si lavora pochissimo e si pensa prima a rescindere i contratti degli appartamenti dei giocatori e poi a fare lo scouting per la prossima stagione. Se in estate si lavora male, in inverno si lavora anche peggio. Il problema è quando vanno bene i cinque stranieri ok, ma devi avere molta fortuna, è difficilissimo gestirli psicologicamente e tecnicamente. L’anno degli europei Aradori, un giocatore di livello europeo, invece di godersela al mare, è andato alle Canarie a lavorare con Enzo Esposito, non uno qualsiasi! Poi è tornato a Milano e con i Gentile e Melli e ha proseguito un altro stage con Nando Gentile. Lo stesso Ale Gentile è andato a perfezionarsi in Serbia (dove vanno i Dragic). Fortunatamente i miei assistiti hanno tutti grande attenzione e cura per il proprio fisico, all’alimentazione e hanno un preparatore ed un osteopata personale che li segue».

Come scegli il giocatore che vuoi rappresentare?

«Parto dai giovani, o da qualche giocatore che mi piace che mi emoziona, oppure cerco i migliori 4-5 della nazione, ma mai prima dei 18 anni. Poi se capita ancora un… Gentile, tanto meglio!»-

Riccardo Sbezzi (foto Facebook)

Riccardo Sbezzi (foto Facebook)

Quando senti l’inno di Mameli prima delle partite di Lega A, a parte la commozione, pensi davvero che siamo nel campionato italiano? Gli stranieri non saranno troppi?

«È una vera e propria ipocrisia visto che si gioca con 5 USA. Nonostante stia giocando con due stranieri in meno e tanti italiani (anche giovani) come Della Valle, Mussini, Polonara e Cervi, Reggio Emilia è da prendere da esempio in questo campionato di Serie A da terzo mondo, che ormai serve solo da serbatoio per giocatori di passaggio verso campionati più importanti. Se si vuole vincere, oggi si deve puntare sugli europei!».

Anche in Nazionale paghiamo il fatto che ci sono troppi stranieri nei nostri tornei?

«In Nazionale si lavora, ma noi purtroppo non abbiamo lunghi fisicamente dominanti, mentre siamo zeppi di ottimi giocatori negli altri ruoli. E pensare che basta insegnare ad un giocatore più ruoli in campo invece di affidarsi agli stranieri. Se ci sono troppi stranieri è anche per colpa degli allenatori italiani, che non vogliono investire sugli italiani. Allenatori come Esposito sono casi fuori dal coro. Recentemente ho parlato con Salvatore Trainotti di Trento che mi ha confessato che gli è balenata anche l’idea di fare la squadra con 3 stranieri e 7 italiani. A Trento hanno avuto il coraggio di investire su Spanghero che, da qualche altra parte, non avrebbero fatto nemmeno entrare per l’allenamento e invece ha mostrato tutte le sue qualità ed è una delle rivelazioni del campionato!». 

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