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La pallacanestro e la TV: dagli albori alla crisi

La pallacanestro e la TV: dagli albori alla crisi

Il basket esordì in R.A.I. pochi mesi dopo l’avvio delle trasmissioni televisive regolari nel nostro Paese, il 3 gennaio 1954. Il primo evento trasmesso fu una partita femminile, Autonomi Torino-Marsiglia, giocata a Torino alla palestra S. Giuseppe che suscitò scalpore in quanto, all’epoca, nella “sessualmente pudica” Italia, le partite di basket femminile erano una delle poche occasioni per poter ammirare gambe femminili al naturale ([1]).

Il primo boom del basket si registrò alle Olimpiadi di Roma, nel 1960. La R.A.I. mise in campo un’organizzazione e apparati tecnici davvero notevoli e gli sforzi furono premiati anche dall’ottimo risultato sportivo conseguito   dalla Nazionale azzurra trascinata da Lombardi e Alesini, quarta alle spalle degli U.S.A. di Jerry West (sua la silhouette del logo della N.B.A.), dell’U.R.S.S. e del Brasile.

Nel 1972, sotto la presidenza dell’on. Giancarlo Tesini, per la prima volta, la Lega delle società di serie A, su mandato della F.I.P., gestisce le trasmissioni televisive e i rapporti con la R.A.I., unico emittente televisiva nazionale. Nel marzo 1974 Lega e F.I.P.  firmano la prima Convenzi­one con cui convengono che la Lega tratterà i diritti audiovisivi del campionato, per cui la stessa Lega stipula un contratto con la R.A.I. per le stagioni 1974-77.

Come hanno sottolineato Battente e Menzani, nella loro Storia, negli anni Sessanta e Settanta, la trasmissione da parte della R.A.I. delle dirette delle gare tra i club più importanti, fu un importante veicolo promozionale. La posizione monopolista della televisione di Stato spingeva al ribasso le sue offerte economiche per l’acquisizione dei diritti. L’importo dei contratti era così esiguo che, per protesta, alcune società avevano addirittura rifiutato i passaggi televisivi. Peraltro, già all’epoca, i maggiori proventi venivano dagli sponsor che si identificavano (e lo fanno tuttora) con la denominazione delle squadre, con notevole visibilità sugli organi di informazione e identificazione (anche emotiva) del marchio con la squadra  ([2]).

Tale visibilità fu amplificata dall’angolo del basket di Aldo Giordani, nella Domenica sportiva televisiva, e dal citato Tuttobasket di Massimo De Luca, alla radio. Con l’avvento delle emittenti locali private (che avevano già cominciato a trasmettere le partite in leggera differita), nel 1980, un accordo tra la Lega e la rivista I Giganti del basket portò alla nascita del rotocalco Sottocanestro.

Due eventi notevoli (la vittoria della Nazionale di Gamba agli Europei di Nantes e la finale scudetto Roma-Milano, vissuta da quasi 15.000 spettatori al PalaEur e da alcuni milioni in televisione) accendono la primavera-estate del 1983, generando nuovi entusiasmi nel movimento cestistico nazionale.

Nel 1986 anche il Televideo R.A.I. inizia a pubblicare i risultati delle partite di Serie A. La popolarità del basket in tv cresce ulteriormente quando, verso la fine degli anni Ottanta, Fininvest comincia a trasmettere le partite della N.B.A. con il commento originale di Dan Peterson, allenatore di Milano, famoso per essere il protagonista di un noto spot pubblicitario televisivo di una marca di the.

Nella stagione 1987-88 il contratto Lega-R.A.I completa il suo ultimo anno, per un ammontare di 1 miliardo e 150 milioni di lire (contro i 338 milioni del 1984-85), a conferma del forte aumento di interesse testimoniato anche dall’incremento dei dati d’ascolto del 60,1%. Viene inoltre firmato un contratto biennale, da 240 milioni di lire, con la Sper una società che riunisce, in un circuito, numerose emittenti radiofoniche private che trasmettono in diretta le radiocronache delle partite di Serie A.

II.2.2. De Michelis e dintorni: dagli anni del boom alla crisi.

Il 3 novembre 1984 l’on. Gianni De Michelis, socialista, ex ministro del lavoro, è eletto nuovo Presidente della Lega. La sua nomina prelude a grandi cambiamenti, tra cui la firma di un munifico contratto con la RAI che permette, tra l’altro, alla Lega di ottenere una collocazione fissa della trasmissione delle partite al sabato pomeriggio. Con De Michelis il basket fa un salto di qualità enorme; intervistato da Fuochi, alla domanda “Sarà più importante avere impianti più grandi o più ore in Tv? De Michelis risponde: “Entrambe le cose, sono fattori che interagiscono. Più gente va alle partite, più l’ evento è appetibile per la Tv” e aggiunge: “Fra pochi mesi, al rinnovo del contratto con la Rai, chiederemo dieci miliardi. Tanto vale, oggi, il basket in Tv, secondo un prezzo di mercato da costruire su parametri oggettivi: costo di produzione oraria, audience, confronto col calcio. Oggi la Rai ci dà un miliardo, a spanne dico che il fattore di moltiplicazione è dieci, ma non escludo che la società di auditing che abbiamo incaricato di un’ indagine dica, numeri alla mano, che ci tocca anche di più. E’ finito il tempo dei prezzi simbolici. Il basket vuole fare il salto di qualità” ([3]).

Infatti, nel novembre 1988, il vice-premier socialista, riconfermato presidente della Lega, strappa alla R.A.I. un  contratto faraonico del valore di 50 miliardi di lire per cinque stagioni, peraltro con obbligo per l’emittente di Stato di trasmettere una partita in diretta il sabato pomeriggio. Il contratto appare oggettivamente sopravvalutato e, probabilmente, non in linea con il reale valore economico del prodotto, ma consente comunque alle società del massimo campionato di essere esentate da ogni forma di tassazione. Viene addirittura definito un secondo contratto, per 1,5 miliardi, con TeleMontecarlo per la trasmissione di una seconda partita in diretta alla domenica.

Alla scadenza del contratto, anche De Michelis era stato ormai travolto dal crollo della Prima Repubblica, per cui nel 1993, con Petrucci alla F.I.P. e Malgara (presidente dell’U.P.A., l’associazione di categoria dei grandi inserzionisti pubblicitari) in Lega, i nuovi accordi con R.A.I. (per quattro miliardi annui) e TeleMontecarlo (uno) hanno valori dimezzati e sono duramente contestati dalle società che erano state abituate a navigare nell’oro.

E’ comunque l’epilogo della fase migliore di un rapporto tra basket e televisione che non si ripeterà in futuro. L’anno dopo infatti, in un prendere o lasciare la R.A.I. porta a casa i diritti per un solo miliardo e il commissario della Lega, Roberto Allievi, per integrare i proventi, “spacchetta” i secondi diritti e l’esclusiva sulle Coppe europee, cedendoli per un miliardo a Tele 2 ([4]).

Finita l’età dell’oro, nel 1996, la R.A.I negozia accordi al ribasso, ma garantisce la trasmissione, in diretta su Rai Due, di una partita, ogni domenica, alle ore 19. Oltre all’accordo con la televisione pubblica, è siglato anche il primo atto con una pay-tv,  Tele+2 (primo canale televisivo tematico italiano sportivo a pagamento), per la trasmissione delle gare di Eurolega delle squadre italiane.

Gli anni Novanta sono ricordati, nel basket per gli investimenti di grossi gruppi economici (su tutti Ferruzzi che sponsorizzò Roma con Il Messaggero), da alcuni accadimenti storici (come la vittoria di Caserta nel 1991), ma da ascolti medi in calo, con sempre minore attenzione da parte della R.A.I che aveva, comunque, da poco, lanciato Andiamo a canestro, la trasmissione del venerdì condotta da Franco Lauro.

Nel 1991 l’audience è di 866.000 telespettatori a partita, con un picco di  1.574.000 per gara-5 della finale  Milano-Caserta. Sempre nel 1991 l’Italia organizza i campionati europei vinti dall’ultima Jugoslavia stellare di Divac, Kukoc e Radja in una finale, in prime time seguita da quasi quattro milioni di telespettatori, proprio sull’Italia del blocco di Caserta.

Nel giugno 2000, con l’elezione dell’ex sindacalista Sergio D’Antoni a presidente, la Lega firma, con la R.A.I., uno degli ultimi contratti ricchi da 2,8 miliardi di lire per una sola stagione. Progressivamente, nei primi anni del terzo millennio, la R.A.I. inizia a concedere scarsa visibilità sui canali generalisti ad una Lega, sempre più, contraente assai debole e, per questo, costretta ad accontentarsi di contratti miseri.

Il 9 gennaio 2008 entra in vigore il decreto legislativo n. 9, c.d. “Decreto Melandri” (che si esaminerà dettagliatamente in seguito). Il provvedimento, in combinato con la legge n. 91 del 1981, impone alle Leghe professionistiche (quale la Legabasket serie A) la vendita collettiva dei diritti televisivi relativi, con ripartizione dei proventi fra i club partecipanti a ciascuna competizione, con la ratio di garantire l’attribuzione in parti uguali di una quota prevalente, nonché delle restanti quote in base al bacino di utenza e ai risultati sportivi conseguiti.

Il 23 giugno 2009, Sky e Lega firmano un accordo biennale da 2,5 milioni di euro per la trasmissione, in esclusiva, delle partite della serie A.

Come scrive Di Schiavi ([5]), le dirette del sabato, tramutate in differite e confinate nel cuore della notte, furono le gocce che fecero traboccare un vaso stracolmo e portarono il basket italiano sul satellite a pagamento.

Al riguardo furono sferzanti le dichiarazioni del presidente di Lega, Prandi: «La tv di stato ci avrebbe offerto lo stesso contratto dell’ anno passato (250.000 euro, ndr.) senza la garanzia della partita al sabato pomeriggio. Il concetto è: il basket va quando si può. Una condizione inaccettabile. Non potevamo fare altrimenti…”.

Il valore economico del contratto è solo una delle ragioni dell’intesa, per la pay-tv c’è l’impegnò a garantire il rispetto degli orari, ottime riprese, rubriche e promozione degli eventi: per gli abbonati, dunque, un servizio di qualità, ma di nicchia, e un passo indietro per il movimento cestistico in termini di popolarità. Infatti l’audience del basket sui canali Sky registra dati insoddisfacenti, con uno share risibile dello 0,21%, allontanando dal basket una larga fetta di potenziale pubblico. Così, scaduto il contratto, nel giugno 2011, Sky decide di rinunciare alla Serie A. Nella sua permanenza sulla pay-tv il basket totalizzò un’audience media di 146.991 telespettatori, meno di un decimo della finale Milano-Caserta del maggio 1991 che valse il tricolore storico ai bianconeri.

A luglio 2011 la Lega torna in chiaro, accettando le offerte di R.A.I. e Tele­com Italia Media per la trasmissione delle gare del biennio 2011-13 su RaiSport (che si aggiudica il pacchetto gold, cioè la partita principale del turno e l’esclusiva dei play-off), mentre La7 quello silver (seconda partita più importante ed esclusiva degli altri eventi di Lega: Supercoppa italiana, Coppa Italia e All-Star Game). Alle le tv locali resta la possibilità di trasmettere le partite in trasferta delle squadre del bacino di riferi­mento, se non trasmesse dalle due emittenti nazionali.

I dati di ascolto sono però ancora scarsi, frutto probabilmente della permanenza sul satellite a pagamento.

(to be continued)

[1] ARCERI M. e BIANCHINI V., op.citata.

[2] BATTENTE S. e MENZANI T., Storia sociale della pallacanestro in Italia, ed. Lacaita, 2009.

[3] FUOCHI W. Casa del basket prossima ventura, La Repubblica  p. 17, 30 dicembre 1987, da  http://ricerca.repubblica.it, consultato ottobre 2014.

[4]VANETTI F., Il basket in crisi si aggrappa al miliardo della Pay Tv, Corriere della Sera p. 41, 13 settembre 1994.  

[5] DI SCHIAVI V., Basket in tv al settimo cielo, Gazzetta dello sport, 21 maggio 2004. 

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