Una dinamica ed  una parabola di tiro molto personali ed un gancio (non cielo) rimasto nella storia del basket italiano,

con il famoso siparietto pugilistico durante Pesaro-Caserta dei playoff del 1985, sono i primi due tasselli per arrivare a comporre il puzzle e scoprire il personaggio a spicchi intervistato da Baskettiamo.com. Molti avranno già compreso che si tratta di Mike Sylvester, guardia classe 1951 di Cincinnati, sbarcata in Italia nel 1974 per poi restarvi quasi un ventennio.

Dopo gli anni universitari a Dayton, Mike Sylvester fu portato nel Bel Paese da Cesare Rubini per prendere parte a qualche torneo estivo con Milano ma poi firmò un contratto con l’Olimpia e da quel momento iniziò una brillante carriera lungo lo Stivale. Nella sua bacheca ci sono 3 Coppe delle Coppe e altrettante Coppe Italia, quindi una storica medaglia d’argento con l’Italbasket in virtù della cittadinanza italiana che gli permise di indossare la canotta azzurra.

Appese le scarpe al chiodo, Sylvester è tornato negli Usa ma nel suo cuore l’Italia ha sempre un posto speciale, così si è concesso ben volentieri ai microfoni di Baskettiamo.com, rispondendo rigorosamente in italiano…

personaggiaspicchi

Ripensando alla lunga esperienza vissuta in Italia, quali sono i suoi flashback più belli?

«Ho tantissimi bei ricordi dei miei 17 anni in Italia. Di sicuro quelli più belli sono le Coppe vinte a Milano, Pesaro e Bologna. L’argento di Mosca nel 1980 fu un periodo indimenticabile, essendo stato il primo oriundo convocato dalla squadra azzurra».

È ancora in contatto con qualche ex compagno di squadra?

«Non frequenti, ma ho avuto contatti, sopratutto via FB, con molti amici: Zampolini, Magnifico, Gracis, Serafini, Della Fiori, Ponzoni, Minelli, Silvestrin, Mancini. Sono tutti bravi ragazzi e mi ricordano tutti i bei tempi che abbiamo vissuto assieme».

A quale delle sue squadre italiane è rimasto più legato?

«Sono contento e fiero d’aver militato in 5 società: Milano, Pesaro, Rimini, Bologna e Marsala. Devo ammettere che i miei anni a Pesaro sono stati i più felici e anche i più produttivi della mia carriera in Italia. Pesaro era speciale anche perché facevo parte della rinascita del basket in quella città innamoratissima dello sport. Dal momento in cui io, Magnifico e Zampolini arrivammo a Pesaro, la squadra iniziò a competere ad alto livello… e di questo la gente pesarese fu molto felice!».

Quando è stato per l’ultima volta in Italia?

«Non metto piede in terra italiana da quando ho smesso la mia carriera nel 1991. Nel 2017 però la mia intenzione è di ritornarci, stavolta come allenatore. Sono un uomo di 62 anni, maturo e munito di una marea di esperienza, dentro e fuori il campo di pallacanestro. Quando raggiungerò il mio obiettivo – cioè di allenare una squadra di vertice – avrò fatto tutto quel che ho sempre voluto fare nella pallacanestro».

Nella sua vita c’è sempre spazio per il basket?

«Nella mia vita c’è sempre la pallacanestro. Quando mi ritirai accettai subito l’offerta di allenatore nella World Basketball League. Vincemmo i titoli nel 1991 e 199, poi ho allenato un anno a Winnipeg nella International Basketball League. Quindi ho allenato ragazzi dai 11 ai 18 anni. Mi diverto tantissimo e credo d’essere stato una persona importante nelle vite di molti ragazzi americani».

Continua ad interessarsi della pallacanestro italiana?

«Seguo di tanto in tanto la Legabasket. Mi meraviglio di quant’è cambiato il basket da quando ho smesso di giocare. E devo dire che non sono certo che si sia cambiato in meglio. Secondo me ci sono troppi giocatori stranieri, si muovono troppo frequentemente e di conseguenza la passione dei tifosi cala troppo. In più la crisi economica sembra d’aver colpito molte società, a volte in modo pesante».

Quali giocatori dello Spaghetti Circuit le piacciano?

«I miei giocatori preferiti sono i fratelli Gentile. Mi danno l’impressione d’essere bravi e, sopratutto, combattenti… chiaramente doti che apprezzo! Degli stranieri mi piace molto Greg Brunner. Negli anni in cui lui giocava contro mio figlio Matthew ad Ohio State, indicavo Greg come un futuro giocatore europeo di grande qualità».