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NBA RECAP 27/10 – Harden e Houston: infortunio e problemi, Il Gallo non difende, Luka Doncic non si ferma, KD nemmeno

NBA RECAP 27/10 – Harden e Houston: infortunio e problemi, Il Gallo non difende, Luka Doncic non si ferma, KD nemmeno
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Sette le gare NBA della notte, con tre di esse in particolare luce.

La New York dei canestri vedeva impegnate entrambe le sue squadre. Non strano, dato il momento di Knicks e Nets, che abbiano perso entrambe: lo hanno fatto in modi davvero particolari.

Al MSG, dove stanno andando esauriti i biglietti per la matinée di Natale e nessuno di essi vola al di sotto dei 500$, arrivavano i Golden State Warriors. I Knicks hanno approfittato di una buona serata e della esperienza di GS (chiaramente in modalità “la vinciamo quando vogliamo”, come poi è accaduto) per regalare emozioni e rimpianti ai propri tifosi, e una incazzatura solenne al loro coach, che però ha, anche lui, qualche colpa. Iniziato il quarto periodo sopra di 3, i Knicks hanno cavalcato lo sprazzo offensivo di Trey Burke (15, 13 dei quali nel secondo tempo), tutti suoi i primi 10 pti di NY nel quarto, per arrivare un paio di volte a +8. Burke, però, rimarrà a lungo l’unico Knickerbocker a segnare dal campo, e dal coach non arriverà loro grande aiuto: Fizdale ha aspettato fino al -2 per chiamare TO, e nemmeno si può dire dovesse risparmiare il minuto per una fase ulteriore della partita, perchè eravamo già a meno di 7mins dal termine. I Knicks sono la squadra dall’età media più bassa della NBA: nel dopo-gara Fizdale è stato molto duro coi suoi chiamandoli “collegiali impauriti, incapaci di giocare 48 mins”. Lecito, ma allora sorge la domanda: perchè li tratta come collegiali? Attendere il -2 (aka: lasciarli molto tempo sanguinare davanti agli squali di GS) per vedere se e come reagiscono è atteggiamento tipico di un coach che SA di allenare per il futuro, come una squadra di college, appunto. Vuoi vincere/provare a vincere per davvero e ora? Chiama TO dopo i primi due possessi offensivi andati male. I libri di Storia dicono che il -31 incassato da NY nel quarto periodo è il quarto peggior passivo a partire dall’introduzione dell’orologio dei possessi: conta parecchio lo show messo in opera da Durant, che, dopo un terzo quarto da 0 punti, ne ha messi 22 nel quarto, giocandone circa nove minuti. Dopo i 51 di Steph, sono arrivati i 41-9-5 di KD (17/24 al tiro): se mettete insieme le distanze delle ultime tre triple segnate è facile, secondo me, arrivare a 27 metri. Nei Knicks, infortunato Knox, erano stati relegati in panchina sia Burke che Kanter (8+13), teorici titolari fissi: esperimenti o sergentato da parte di coach Fizdale?

Il KO dei Nets è invece arrivato in trasferta, a casa dei Pelicans. Gara che Nola ha meritato di vincere per due motivi: aver mostrato di saper stringere la difesa (meritorio anche s BKN non è una squadra di vertice) e aver saputo sfruttare le stupidaggini degli avversari, fra le quali inseriamo anche alcune decisioni di coach Atkinson, che è pur sempre uno dei miei preferiti. Difesa: a 3mins dalla fine i Pels erano ancora sotto di 7 (111-104); significa che avevano concesso 7.5 punti ogni 3 minuti; nei 3 finali hanno tenuto BKN a 4, la metà, e del tutto a secco negli ultimi 2′. Sono piccoli numeri, aiutati dall’avversario, ma dicono che la squadra dei 132 pti realizzati di media nelle prime 3 gare sa, in teoria, anche aggiustare la propria difesa. L’aggiustamento ha consentito a Nola di essere costante nei pti subiti (stanotte 115, media 113) e di uscire con la W anche quando l’attacco non produce in maniera onirica come finora era stato. Le sciocchezze dei Nets: in campo nei minuti decisivi Chris Dudley, rimasuglio di discreto 3andD, ineffabile cicciottello; siamo favorevoli a considerare l’esperienza un valore, e Dudley è quel che nella NBA di oggi ha il nome di facilitator, ovvero di uno che passa bene la palla e difende con impegno, ma stanotte serviva altro per portarla a casa. Inoltre Atkinson ha tenuto troppo a lungo a sedere la coppia di guardie titolari: Russell (24-5-4) e LeVert (21-6-4); diciamo questo questo nonostante siano stati i protagonisti del disastro finale. 22 secs, 115-114 Nets: Nola non riesce a fare fallo, il torello di BKN è perfetto, fino a quando Russell, non marcato, fa un no-look per LeVert (posizionato un po’ troppo idietro rispetto lo spot ideale), concedendo la rimessa a Nola, che imbuca il sorpasso con JRue Holyday (26-3-5, MVP). Disperazione Nets, ma mancano 2 secs: TO, lo huddle dei Nets tarda sciogliersi, il Pellicano Hill si avvicina provocatorio per dire di sbrigarsi e viene spinto via malamente da Ed Davis; fallo tecnico: 117-115 nel modo più assurdo immaginabile. Sempre tutti in doppia cifre i Sei Moschettieri dei Pelicans, anche se Davis ha avuto una brutta serata di tiro (6/19, in ogni caso 18-14-3 con 4 rec e 5 stoppate), come Mirotic (3/7, 10+8) che è arrivato a 10 nei minuti finali

Si arriva a Houston, dove i Rockets hanno problemi di infortuni sia per quantità che per qualità dei giocatori coinvolti: Harden-Ennis-Chriss oltre ai lungodegenti Nenè-Knight-Qi. La Barba dovrebbe rientrare entro i primi 8 giorni di Novembre. Solo 9 uomini a disposizione di D’Antoni nell’affrontare i Clippers: tornava dalla squalifica CP3 (12-6-8), e Melo (24+2) ritrovava il quintetto. I Rockets hanno perso pochi giorni fa la prima contro i Clippers a Los Angeles e si sono rovinosamente ripetuti stanotte (133-113); a LAC giocano (bene) ben 3 degli allora 7 giocatori spediti dal Texas alla California in cambio di Chris Paul: si tratta di Beverley, Lou Williams (23 con 9 tiri) e Montrezl Harrell (30+6 e 14/15 dalla lunetta: energia incontenibile per qualunque Razzo): un po’ troppe gare dell’ex da affrontare ogni volta. Dopo 7 mins eravamo ancora 10-9 Clippers, e la gara avrebbe preso fuoco solo con l’entrata in campo di Harrell e SweetLou al posto di Gallinari ( 16+5 con 4/5, ma penoso in difesa sui cambi) e Gortat. Il “falso cinque” ha sconvolto con la propria capacità di cambiare su chiunque i piani offesivi di HOU, scontratisi anche con una scarsa vena di tiro: Gordon-Paul combineranno per 6/17. Melo ha avuto una gran partenza: 11 nel primo quarto, molti approfittandosi del Gallo, ma poi, messo davanti a Harrell o Harris, ha finito in calando:, Houston, vero, ha avuto solo 2 volte le sue Stelle in campo assieme, tra squalifiche ed infortuni, ma ha problemi seri in difesa e abbastanza seri nella distribuzione dei tiriDaryl Morey, GM dei Rockets, ha provato (per la seconda volta in 3 mesi) a portare in Texas Jimmy Butler: era disposto a sacrificare futuro (le prossime 4 prime scelte) e Eric Gordon, ma i T’Wolves sono orientati a declinare.

Le altre gare. Wizards deludenti e sconfitti dai Kings a Sacramento con 26-12-3 (6/10 da 3) di Nemanja Bielica; Hornets a valanga sui Bulls sfoderando ancora Kemba Walker, e non esistono più aggettivi per questo eroe solitario, quindi ecco i numeri (ricordando che non tocca i 190 cm): 30-6-7 con 11/18 dal campo; Toronto resta imbattuta superando i Mavs: Luka Doncic, pur con la propria squadra sconfitta, supera (22-5-4-cn 4/6 da 3) anche l’esame della commissione Lowry+Kawhi, col Subcomandante di nuovo in doppia-doppia agli assists (20 e 12); infine sono bastati 23 minuti di Pterodattilo Greco (15-12-6 con 2 stoppate) ai Bucks per spazzare via i T’Wolves, che si spazzano via benissimo anche da soli, a dir la verità.

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