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Quattro quarti con… FEDERICO BUFFA: i mondiali in arrivo e poi… (4°/4)

Quattro quarti con… FEDERICO BUFFA: i mondiali in arrivo e poi… (4°/4)
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Andato in archivio il TERZO QUARTO: I “BUFFA RACCONTA” E LE STORIE MONDIALI  siamo pronti a giocare il 4° QUARTO: I MONDIALI IN ARRIVO E POI… 

Dopo le storie mondiali andrai in Brasile a seguire dal vivo la manifestazione. In che ruolo ti vedremo da laggiù?

Sono il talent che non è un talent, ovvero i miei compagni sono tutti dei calciatori che sono destinati a parlare di questioni legate al calcio giocato, a quello che hai appena visto o stai per vedere. Se ho capito bene, perché detto tra di noi (ride) ancora non mi è chiaro, io devo fare l’altra partita. Ho tra l’altro scoperto di essere alla partita inaugurale senza saperlo, perché mi è arrivato un biglietto per andare a San Paolo e mi hanno detto che devo fare parte del trio che commenta la partita. Io soltanto per la parte inaugurale, però. Brasile-Croazia la commentano Marianella e Marchegiani e io partecipo alla parte introduttiva, che ci porta sull’argomento. Faccio un esempio… ti dico le mie due squadre preferite: la Bosnia e l’Iran, per vari motivi… la Bosnia per la bellezza del momento storico, l’Iran per la mia attrazione fatale verso la cultura persiana. Sono anche assieme nel girone. Ecco, una curiosità: gli iraniani hanno l’ordine dalla federazione iraniana di non scambiare la maglia, quindi immagina, tu stai giocando contro Messi e gli devi dire “Messi, la dai a me, ma io non ti posso dare la mia”, pensa il momento… Hanno l’ordine perché ne hanno poche e non è che possono dare le magliette, perché se no poi non giocano perché non hanno la loro maglia… E’ meraviglioso. Che possa giocare Messi in una partita dove gli altri non gli possono dare la maglia e lui viene da un paese che non esisteva mentre gli altri hanno una cultura di 4000 anni è il bello del pianeta.

In quei casi lì, ad esempio, l’allenatore dell’Iran è Queiroz, un portoghese, cercherò di mettere assieme le storie di quest’uomo affascinante, la cultura calcistica dell’Iran ed è evidente che non sto parlando se sono messi 4-4-2 o che… nei limiti che mi verranno consentiti proverò a dare un supporto a storie così.

Ci sarà da seguirti… Invece dopo questa appassionante Samba calcistica, quali sono i tuoi progetti futuri?

Il mio progetto principale sarebbe quello di provare a fare questo spettacolo sul grande Torino. E poi un documentario su Marco Belinelli negli Stati Uniti…

Primo Italiano alle finals…

Primo italiano alle finals, si. Lui è un ragazzo disarmante, lo conosco, è un piacere, mi piacerebbe fare una cosa che in Italia non è mai stata fatta, che secondo me è un vuoto della nostra contemporaneità. Certo che gli Americani non hanno un’epica comparabile a gente che può leggere a scuola di storie del suo paese scritte 3000 anni fa. C’è qualcosa che ovviamente ti distanzia, però non credo che sia sufficiente per definire, come fanno loro, lo sport un elemento fondante della loro cultura e invece noi per anni, compresa l’attualità, trattarlo non come un fattore educativo, formativo degli esseri umani e quindi dei cittadini di questo paese.

Perché lo sport è trattato in questo modo nella scuola? Perché non esiste una letteratura sportiva, soprattutto cinematografica di alto livello? Il cinema usa lo sport come parodia e mai come storia. Nessuno ha mai pensato di fare dei documentari sportivi in Italia. Sono rarissimi. Per farlo devi andare a prenderti, come in questo caso, un giocatore italiano contro tutto e contro tutti, in una delle due squadre più forti d’America e mi piacerebbe, come fanno loro, seguirlo per un periodo lungo di tempo e far di lui un grimaldello per far vedere a casa delle cose di cui abbiamo tante volte parlato, ma non abbiamo visto. Che succede quando finisce la partita, com’è la sua vita, com’è entrare su un aereo di una squadra NBA, cosa vuol dire essere un giocatore NBA, sfruttando il fatto che lui è anche divertente perché si filma. Ci sarebbero già dei documenti sul suo pre-gara da 3 punti all’All Stars Game di quest’anno… Ormai tu puoi filmarti con una qualità alta che non fa abbassare la qualità del documentario dal punto di vista cinematografico. A questo punto, perché no? Proviamo a raccontare una storia che non siamo abituati a vedere, con un italiano all’interno di un mondo che lui ama ma da cui è comunque lontano, perché questo è un ragazzo della provincia di Bologna e dovresti vedere i suoi amici… il becchino… è proprio una storia italiana, la storia di uno che non lascerebbe il bar, che da casa sua al bar è un viaggio, figurati andare là a giocare! C’è questa contrapposizione tra chi è, cosa ha fatto, che caratteristiche umane ha… mi piacerebbe raccontare da un punto di vista documentaristico la sua storia. Sei la prima a cui lo dico.

Tra l’altro lui era considerato quello meno talentuoso tra i 3 che sono approdati nell’NBA, ed è quello che sta facendo la miglior carriera.

Questo è il bello della storia. C’è un motivo molto semplice. Oltre alle caratteristiche umane, è l’unico che è andato là avendo già visto tanta NBA, mentre i primi due la prima partita NBA che hanno giocato è anche la prima che hanno visto. Lui è andato là da appassionato e questo alla fine conterà qualcosa. Il motivo per cui io sono così affezionato a lui è proprio questo.

Quindi tiferai Spurs nelle finals?

In realtà da un punto di vista mio meglio di no, che non vinca, perché l’anno prossimo, in cui Ginobili, Parker, Duncan sono tutti a scadenza, sarebbe proprio “The Last Waltz” di Scorsese… sarebbe bello filmare l’ultimo anno di quel gruppo di giocatori con lui in mezzo. Però siccome non c’è scritto da nessuna parte che ci tornino in finale, non solo auguro a Marco di vincere, gli auguro di fare almeno una partita in cui lui cambi qualcosa, perché quello sarebbe il ricordo più bello della sua vita, al di là di quelli del bar che sono insuperabili…

Come la vedi questa finale?

Io in periodo non sospetto ho detto che quest’anno San Antonio avrebbe vinto.

L’anno scorso se la sono proprio fumata…

E’ il bello delle finals. E’ vero che se la sono fumata, però se vedi il tiro di Ray Allen… un essere umano non può fare quel tiro. Il tiro di Ray Allen è al di fuori del sistema pensato per un essere umano. O lo hai già mimato nella tua testa e lo hai fatto sul campo millecinquecento volte, o riuscire a fare quello che ha fatto lui è incredibile. Quindi è vero che se la sono fumata, ma ci sono anche degli avversari di altissimo livello. E tra l’altro sono convinto che se fossero andati alla settima con Oklahoma, non avrebbero vinto la settima quando diventa più un fatto atletico, mentre per loro era fondamentale vincere la sesta in quel modo… La NBA quando è bella è irresistibile, perché sembra che ci sia qualcuno che scrive la sceneggiatura: “Aspetta, non è epico abbastanza! Togli questa scena e mettine un’altra!”. Sono troppo fantastiche le partite!

to be continued… (con i SUPPLEMENTARI DI… CURIOSITÀ

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