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NBA PLAYOFFS – Britney Spears o Paperino, i Clippers lo han fatto di nuovo

NBA PLAYOFFS – Britney Spears o Paperino, i Clippers lo han fatto di nuovo
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OOOOps, I did it again…e di certo Britney è (era?) più carina di Doc Rivers.

ClipperTown ha fallito ancora: per la 8’ volta ha perso la gara che avrebbe concesso alla franchigia di Paolino Paperino di accedere alle Western Conference Finals. Per la 3’ volta il loro coach Doc Rivers, in vista delle Conference Finals, si è fatto rimontare un vantaggio di 3-1: col 2K20 ha compiuto la “prodezza” in 3 decadi diverse. I Clippers scontano tanti fattori, ma uno è il principale: costruiti con l’unico obbiettivo di vincere l’Anello, per tutto l’anno si son comportati pigramente, secondo il principio “tanto c’è la gara di domani”. Hanno fatto riposare abbondantemente le loro molteplici Stelle, che hanno raramente giocato tutte insieme: PG13 + Kawhi, per esempio, non arrivano a 30 gare disputate insieme. Hanno sempre pensato, perdendo in un triste mercoledì ad OKC, che si sarebbero rifatti la notte dopo a Memphis: non hanno mai imparato a recuperare le gare, o a strangolarle al momento giusto. Infatti nelle ultime 3 partite della serie vs Denver sono sempre stati in vantaggio in doppia cifra, ma non hanno mai ucciso la partita. Ed infatti hanno sempre ceduto di schianto una volta rimontati: -18 nel secondo tempo di Gara5, -29 nel secondo tempo di Gara6, -17 nel secondo tempo stanotte. Disastro. E non è solo il coach ad essere “not that innocent”: Kawhi ha giocato penosamente la partita decisiva; George le ultime due; Harrell tutta la serie, così come Sweet Lou Williams, che in 7 gare ha registrato 28/79 dal campo (35%) con la decorazione di 4/27 da 3 (15%). Proprio nell’incubo che Williams ha attraversato a partire dal 3 Settembre possiamo individuare le lacune di Doc Rivers. Sweet Lou è il terzo scorer dei Clippers, il martello che doveva punire le chiusure su Leonard e George, o l’ambulanza che doveva arrivare quando uno dei due (George, praticamente sempre) non la imbucava: coach Rivers, pur avvedendosi delle difficoltà del suo terzo arciere, non ha modificato praticamente nulla del suo impiego. Non ne ha modificato il minutaggio ma, soprattutto, non ha cambiato la ripartizione dei tiri: in 4 gare Williams ha tirato 11 volte, in 1 gara 10 vv e alla fine la sua media di spari sulle 7 gare è di 11,3. Doc allena con il contaminuti e il contatiri, oltre a non essere un grande tattico: non per la NBA di oggi, dove trova Brad Stevens, Mike Malone, Quin Snyder, Monty Williams. I Nuggets han preso confidenza col rituale di portare le valigie nella hall dell’hotel prima degli elimination games, per poi ordinare di farle riportare in stanza. Sono una squadra strana, con 2 playmakers uno dei quali è un centro (Jokic stanotte in tripla doppia prima dell’halftime, mai accaduto nella storia dei Playoffs NBA), 2 difensori pazzeschi anzi facciamo 3 (Craig-Harris-Grant), un vecchio leopardo pronto a ferire (Millsap) e un giovane miracolato cui lo staff medico ha restituito la schiena, e che ora ha potenzialità apparentemente illimitate: Michael Porter Jr. non è un lungo e non è un esterno, tira da 3 con la stessa facilità con cui stoppa ed è il secondo rimbalzista della squadra. Potete fare tanti paragoni, ma resta un giocatore abbastanza unico, in particolare per la giovanissima età: io verso una lacrimuccia e mi faccio tornare in mente Gregor Fucka (l’Europeo che avrei così tanto voluto vedere nella NBA). Senza contare il loro coach: dall’inizio della Bubble gli vedo brillare anelli dietro gli occhi.

E Boston? Un commentatore ha definito la sconfitta dei Celtics con 3 aggettivi il più carino dei quali era agonizing. Boston ha giocato non da sé stessa, finendo ben 30 possessi con tiri improbabili dal palleggio negli ultimi secondi dei 24. Nonostante ciò era +14 a inizio quarto periodo, e +5 a 69 secs dalla fine. Il resto è storia nota, per chi ha dimestichezza con le bizze di una squadra conturbante ma capricciosa, come le più vere ma anche “maledette” delle dive. Si parlerà molto della stoppata stellare di Bam Adebayo sulla schiacciata di Tatum che avrebbe risolto il confronto: il gesto atletico è fantastico, ma quello tecnico di Tatum è poverissimo. La “tomahawk” in quella situazione è schiacciata da evitare: espone molto il pallone ed è un gesto lento, recuperabile. Infatti. Però i giocatori non lo imparano mai: come saltare sulla finta di un tiratore da 3, è più forte di loro, lo fanno sempre.

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