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NBA – Vita e pazienza di un coach NBA: Doc Rivers a Philadelphia

NBA – Vita e pazienza di un coach NBA: Doc Rivers a Philadelphia
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E’ un discorso fatto tante volte: lavorare in miniera è di certo peggio, però ogni lavoro ha le sue negatività.

Da poco firmato come nuovo head coach dei Philadelphia 76ers, coach Rivers ha già avuto un esempio della cristalleria in cui dovrà muoversi, fin dalla conferenza stampa di presentazione appena terminata. Per Philadelphia si potrebbero usare le parole che Fabio Capello spese per Roma: vincere lì è 1000 volte più duro, a parità di talenti, che in qualunque altra città. Basti osservare la quantità di sciocchezze commesse dai Sixers dal 2012 in poi: tanking, the process che non esiste più, i tiratori fenomenali lasciati partire con incoscienza, le prime scelte sperperate…e poi pensare a quanto poco in generale vinca una città così importante e così indirizzata verso lo sport: negli ultimi 50 anni Sixers 1983, Eagles 2017, Flyers 1974+75, Phillies 1980+08. In particolare i Sixers sono la squadra, tra quelle cittadine, che manca da più tempo dai ranghi che veramente contano (finali, semifinali) alla fine delle stagioni. Quindi, tornando a Doc, la prima cosa è che non potrà più chiamarsi Doc. Pensate a questo: avete 58 anni, da quasi 40 siete nella NBA tra campo e panchina, avete vinto un Anello e un mare di partite, vi hanno sempre chiamato DOC, e alle prime battute della presentazione della prima conferenza stampa del vostro nuovo lavoro, il moderatore senza preavvisi vi chiama Glenn Rivers…perché in città vige un altro Dottore, Dr J aka Julius Erving. Avete idea ora di cosa è fare sport a Philadelphia? Venendo alle questioni tecniche, coach Rivers ha difeso con una certa intensità (quindi apparentemente non a puro scopo diplomatico) l’accoppiata Simmons-Embiid, facendo notare come la coppia abbia vinto il 65% delle gare in cui ha potuto giocare insieme. La coppia potrebbe dunque non separarsi: almeno non per ragioni tecniche. Infatti, anche se Doc ha elogiato alcuni dei giovani presenti nel roster (Thybulle in particolare, ma anche Shamet), resta il fatto che la struttura di squadra dei Sixers sia da ripensare in toto. Nessun vero tiratore, tanti giocatori, esterni e interni, che vivono nel pitturato. Avranno ben 5 scelte al prossimo Draft, tante ma non troppo pregiate perchè la prima è la 22: è possibile però scelgano di tenerle,  il roster ha bisogno anche di quantità. Un tiratore d’élite però è vitale per La Coppia, e i nomi che circolano guadagnano parecchio (il più caldo quello di Buddy Hield, 22MM/anno fino al 2024): le cifre cozzano contro l’attuale monte stipendi di PHI, il sesto più alto della NBA, rendendo possibile la separazione tra Embiid e Simmons per motivi non tecnici ma di bilancio. I Sixers hanno contratti in scadenza per un valore inferiore ai 13 MM$$: il payroll resterà imballato. Il più cedibile è Simmons, oggetto di desiderio molto particolare di Minnesota, tra le franchigie con spazio salariale e elementi di interesse per PHI. I T’Wolves hanno 37MM$$ in scadenza, potrebbero cedere la Prima Scelta Assoluta 2020 e un pacchetto di altre scelte e giocatori. Minnie ha dato fiducia al duo pg/c di Russell + Towns: entrambi ottimi anche nelle triple, a prescindere dai ruoli, quindi capaci di sopperire alla totale assenza di BS oltre l’arco; anche tecnicamente lo scambio funziona. Sia la coppia dovesse rimanere sia dividersi, e non dimenticando che il disastro di Phila comincia negli uffici e non sul campo, il futuro è in mano a un coach che a ClipperTown ha fallito nei PO, ma in RS è stato eccellente, e il livello da cui aveva preso i Clippers non era migliore da quello di questi Sixers.

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