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NBA – IL CASO BRADLEY BEAL: la realtà

NBA – IL CASO BRADLEY BEAL: la realtà
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Le controprestazioni dei Nets, i Lakers che obbligano LBJ a farsi in quattro come fosse il 2004 a Cleveland, la diatriba sull’Inno, la 40ena di KD, la morbidezza della Eastern Conference che al momento ha solo due squadre di livello.

Sarebbero tanti gli argomenti, ma a me interessa un altro aspetto, anche perché malamente trattato dai media NBA italiani.

Bradley Beal. Questo è il terzo anno che sta giocando in maniera totale. Il rendimento offensivo, in questa stagione, è letteralmente esploso, ma non è da oggi che nei poveri Wizards lui occupa tutto lo spazio come solo James sa fare nelle squadre in cui gioca. Quindi prima di tutto ben svegliati, y’all. In secondo luogo: si legge “liberate Bradley Beal”, da una franchigia perdente come quella di WAS, ignorando che la frustrazione del giocatore è logica e normale, ma che la sua situazione contrattuale è tutt’altro che malvagia per libertà. Beal ha infatti siglato nell’estate 2019, anticipando di un anno la questione e forzando la mano al suo agente che spingeva per un rinnovo dalle tempistiche classiche, un’estensione di soli due anni al preesistente contratto: fino al 2022/23 con player option (decide lui se usare quell’anno o no). Questa mossa, molto intelligente dal punto di vista delle dinamiche dei trasferimenti NBA, lo mette in pratica per 3 stagioni di seguito (questa e le prossime due) come fosse sempre nel penultimo anno di contratto: quello in cui le franchigie devono darsi da fare per cercare di piazzare altrove un giocatore avendone un buon tornaconto. BB è frustrato e un po’ incazzato, ma non è affatto prigioniero. Anzi: ha operato in prima persona per avere una situazione contrattuale fluida e invidiabile.

Escludendo dalle cifre la gara di stanotte vs TOR, resta da dire che la sua stagione è prodigiosa e che è lui, ora e probabilmente anche alla fine, a meritare davvero lo MVP. Perché BB non è solo scoring fine a sé stesso. 5 rimbalzi, 4.5 assists e poi 53% da 2, 89% ai liberi, meno palle perse (-0.3/g) più recuperi (+0.2) più stoppate (+0.2) rispetto lo scorso anno su un numero di possessi (+5.4) maggiore. Unica possibile definizione: totale. Poi, certo, ci sono i punti: nelle prime 20 gare solo una volta ha segnato meno di 25 pti (7, in una nottataccia da 1/14 vs MIA), nelle restanti 19 per 3 volte è andato 40+ (con un 60), e 10 a 30+. Il tutto giocando con un mangiapalloni come Westbrook, a rendere ancora più eclatanti sia i numeri che il rendimento del più forte giocatore di basket mai uscito da St.Louis. Beal nello scegliere la soluzione contrattuale descritta ha dimostrato rara intelligenza, e non può venire definito prigioniero: sta solo aspettando l’occasione migliore contando anche il debito di riconoscenza, da lui ammesso, nei confronti della franchigia e dei fans di Capitol City.

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