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L’epopea italiana

L’epopea italiana
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Il primo incontro di pallacanestro in Italia fu disputato all’aperto, all’Arena di Milano, l’8 giugno 1919. Si trattò di un’esibizione tra squadre militari, gli Avieri della Malpensa e la Compagnia degli Automobilisti di Monza, e fu uno degli eventi collaterali organizzati per intrattenere i tifosi che aspettavano l’arrivo della tappa conclusiva del Giro d’Italia di ciclismo. La partita, di quella che all’epoca era chiamata “palla al cesto”, finì 11-11, con uno storico e irripetibile pareggio, considerato che nel basket moderno è ammessa solo la vittoria ([1]).

L’anno seguente – le notizie, in tal senso, sono scarse e frammentarie – fu disputato il primo torneo maschile, vinto dalla S.E.F. Costanza Milano, Società di Educazione Fisica Costanza di Milano in cui Carlo Andreoli rivestiva i ruoli di allenatore e giocatore.

Nei primi anni di storia del campionato italiano si è registrato un dominio delle formazioni milanesi: a quella della S.E.F. Costanza, seguirono le vittorie dell’ASSI (dal 1921 al 1927 con l’intermezzo, nel 1923, dell’Internazionale Milano). Nel 1928 vinse la Ginnastica Roma, mentre nel 1929 il campionato non fu disputato.

Dal 1930 al 1935 si alternarono Ginnastica Triestina e Ginnastica Roma; nel 1936 il titolo tornò a Milano dove l’Olimpia-Borletti infilò un poker di vittorie. L’Olimpia Milano, denominata Borletti, nacque dalla fusione della Triestina Milano con il Dopolavoro Borletti fondato nel 1930  in cui militavano alcuni dipendenti dell’azienda di orologi Fratelli Borletti.

Gli ultimi due campionati disputati prima del secondo conflitto mondiale furono vinti dalla Reyer  Venezia. La società, che attualmente veleggia nelle parti alte della classifica di campionato, fu fondata nel 1872 da Pietro Gallo che introdusse in Laguna l’innovativa “ginnastica formativa”. Fu intestata a Costantino Reyer, insegnate come Gallo. Gli anni ’40 segnarono il miglior momento della Reyer che vinse due scudetti, nel ‘41/42 e nel 42/43, con Sergio Stefanini (considerato, all’epoca, il miglior giocatore italiano).Vinse, in realtà, anche un terzo campionato che non fu omologato a causa del conflitto bellico.

Dopo la guerra, su campi spesso in terra battuta, fu una lotta a due tra la Virtus Bologna e l’Olimpia Milano; in quindici anni si spartirono tutti gli scudetti (9 a 6 per Milano), prima che Varese irrompesse sulla scena nazionale ed internazionale. Non esistevano impianti dedicati e, come ricorda Sandro Gamba, ([2]), “il pubblico assisteva alle partite assiepato sulle righe del campo e la partita veniva condotta da un solo arbitro […] venivano commessi falli d’incredibile durezza, vendette ed intimidazioni.” ([3]).

Il primo parquet su cui si giocò a basket fu realizzato a Trieste. I successivi sette titoli, dal 1961 al 1967, furono vinti ancora da Milano (5) e Varese (2), prima della vittoria di Cantù. Fondata nel 1936, la Pallacanestro Cantù, fondata rappresenta uno dei miracoli del basket, oltre che una delle società italiane più titolate. Meno di 40mila abitanti, ma due Coppe dei Campioni, quattro Coppe delle Coppe, quattro Korac e due Intercontinentali trascinata, tra gli altri da Marzorati, Recalcati e tantissimi miti del nostro sport. Cantù è stata l’unica, con Milano, a vincere tutti i trofei internazionali ed è la seconda società più titolata d’Europa alle spalle, solo, del Real Madrid.

Dal 1969 la “valanga gialla” Varese dominò la scena vincendo sette campionati in dieci anni. Fondata nel 1945, la Pallacanestro Varese con la presidenza del cav. Giovanni Borghi (cui recentemente è stato dedicato uno sceneggiato-RAI), patron della Ignis (nota marca di elettrodomestici), vinse negli anni Sessanta anche una Coppa Intercontinentale ed una Coppa Italia. Negli anni Settanta conquistò altri sei scudetti e raggiunse ripetutamente la finale della Coppa Campioni, vincendone ben cinque (la prima nel ’70 battendo il CSKA a Sarajevo per 79-74). Per anni Varese ha fornito l’ossatura della Nazionale con cestisti come Meneghin, Bisson, Flaborea, Gavagnin, Iellini, Ossola, Dodo Rusconi, Vittori e Zanatta, con Gamba allenatore.

Negli anni Ottanta, oltre alle solite Milano, Bologna e Cantù, vinse due scudetti anche Pesaro e uno la Virtus Roma.

Il 21 maggio 1991 arrivò lo storico successo della JuveCaserta sponsorizzata Phonola, tuttora unico club meridionale campione d’Italia. Le imprese del trio Gentile-Esposito-Dell’Agnello con Shack e Frank condotti da Franco Marcelletti, consetirono di coronare il sogno del defunto presidente storico, il cav. Giovanni Maggiò, successivamente ammesso nella Hall of Fame italiana. Imprenditore bresciano, Maggiò nel 1983, costruì in soli cento giorni il palazzo dello sport da quasi settemila posti in cui, tuttora, gioca la JuveCaserta in serie A.

L’impresa ebbe, ovviamente, risvolti sociali e di costume ed ispirò libri ([4]), inchieste giornalistiche e documentari televisivi, anche a sfondo sociologico, considerata l’impresa sportiva che, negli USA, sarebbe stata certamente raccontata in qualche film.

L’egemonia delle piazze storiche fu rotta, l’anno seguente, dalla Benetton Treviso, ma Milano e Bologna ritornarono in vetta, con apparizioni ancora di Treviso e Varese. Dopo tre finali-playoff perse, nel 2000, vinse l’altra squadra di Bologna, la Fortitudo. Tra il 2001 e il 2006 si alternarono le due felsinee, Treviso e Siena, per la prima volta, nel 2004. Dal 2007 dominio di Siena con sette scudetti consecutivi, prima del fallimento nell’estate del 2014.

Il resto della storia è noto: l’ultimo campionato è stato vinto dall’Olimpia Milano, griffata Armani, che ha conquistato il suo ventiseiesimo scudetto battendo Siena – infangata dalle vicende legate alle vicende giudiziarie -, iniziando quella che potrebbe essere una nuova epopea degli eredi delle Scarpette rosse.

Oggi il basket in Italia è attraversato da tante discussioni, in particolare sulla visibilità sui mezzi di informazione e sulle nuove piattaforme, oltre che dalla necessità di reperire risorse economiche dopo il boom degli anni Novanta…ma di questo torneremo a parlare.

(to be continued)

[1] Cfr. op. cit. VALTIERI S., Il boscaiolo che inventò la pallacanestro, www.instoria.it, aprile 2008.  
[2] Alessandro Gamba (1932) è stato uno dei più titolati cestisti italiani e grande allenatore. Nel 2006, come allenatore, è stato nominato membro della Hall of Fame del basket mondiale. Da giocatore ha conquistato dieci scudetti con l’Olimpia Milano. Dal 1965, come allenatore, ha vinto cinque scudetti (tre con Milano e due con Varese). In Europa ha vinto due Coppe Campioni (con Varese) e due Coppe delle Coppe (con Milano). In Nazionale ha esordito, come giocatore, nel 1952 ed è stato capitano alle Olimpiadi di Roma nel 1960. Nel 1979 diventa allenatore della Nazionale (incarico che ha ricoperto per due periodi: dal 1979 al 1985 e dal 1987 al 1992). Alla guida degli azzurri ha vinto una medaglia d’argento alle Olimpiadi di Mosca nel 1980; l’oro agli Europei di Nantes nel 1983 e l’argento a quelli del 1991.
[3] GAMBA A., La storia della pallacanestro in Italia, basketdolodolphins.it, 18 gennaio 2012.
[4] Tra gli altri: PICCOLO R., La Reggia del basket. Storie e immagini di una città che va a canestro, Guida, 2007; e La città a spicchi, ed. L’aperia, 2014; ROPERTO S., L’uomo dell’ultimo tiro, ed. Graf, 2012. ANZOINI C. e ROPERTO S., A 40 minuti dal Paradiso, ed. Segni, 2010.

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