«Ma davvero non hai nessuno più interessante di me di cui parlare? Dai, non ci posso credere!»
La voce squillante e la risata contagiosa di Simona Vedovati, raggiunta al telefono, mi fanno immediatamente ricordare il motivo per cui ho adorato questa donna fin dal primo momento in cui lāho conosciuta, sempre al telefono e in modo piuttosto bizzarro, a dirla tutta.
Era il 2004 e si faceva un gran parlare del fatto che a Ferrara, squadra di A2 maschile, ci fosse una team manager donna. Insomma, non una responsabile marketing, una PR oppure, che so, unāaddetta stampa. No, una team manager, una che deve gestire i giocatori, le trasferte, le case, entrare in spogliatoio, vivere la realtĆ di una squadra di basket dallāinterno per davvero. Ero affascinata da questa figura, volevo sapere tutto, come si arriva a ricoprire un ruolo del genere, come si vive in un ambiente cosƬ squisitamente maschile. Riuscii ad avere il suo numero tramite amici ferraresi e le mandai un messaggio per sapere se potessi disturbarla, convinta che non mi avrebbe mai risposto. Con mia grande sorpresa, invece, non solo mi rispose, ma, una volta al telefono, mi raccontò tutto, ma proprio tutto della sua esperienza e del percorso che lāaveva portata lƬ. E poi continuammo a sentirci, avemmo modo di conoscerci di persona e da quella telefonata nacque unāamicizia che dura tuttora e i cui retroscena di confidenze non svelerò nemmeno sotto tortura.
tratto da Basket Story ā scritto da Alessandra Rucco












