NBA ad Halloween, là dove inizia a far crescere qualche paura la striscia negativa di Indiana, ancora sconfitta, e son tre: stavolta ad opera dei Jazz. Nelle prime partite di questa stagione un fatto va segnalato: non si è verificato il presumibile e da molti atteso dilagare dello smallball; al contrario, tra i candidati al primo MVP settimanale annoveriamo Bimbone Drummond, centrone classico ed ingombrante anche se dotato del dinamismo dei giocatori degli anni 2K, senza dimenticare che tante squadre iniziano le gare con line-up molto alto e classico. Per esempio i Knicks hanno sempre Anthony-Porzingis-Lopez, i Celtics Crowder-Lee-Zeller, i Jazz Hayward-Favors-Gobert, e così continuando. Questa adesione alla classicità, almeno nei quintetti di partenza, merita di essere esaminata con più attenzione, e Vi invitiamo a tenere d’occhio una nuova rubrica del nostro Baskettiamo.com nella parte dedicata al basket USA: si chiamerà NBA LAB, e vi troverete approfondimenti tecnici e statistici.

VERIZON CENTER, WASHINTON DC. NY KNICKS 117 – WASHINGTON WIZARDS 110
Mentre i cronisti della capitale discorrevano su NBA.TV di quanto poco mancasse ai Wizards per pareggiare la miglior partenza (4W-0L) dal 1978, anno seguente al titolo vinto dagli allora Washington Bullets (in cui giocavano tra gli altri il futuro Laker ed attualmente GM dei Californiani, Mitch Kupchak, e poi Larry Wright ben noto a Roma e Joe Pace, protagonista con la Scavolini)..insomma, mentre discorrevano, i Wizards le prendevano. Così ora WAS e NY sono entrambe 2-1, e la sorpresa riguarda i Knicks, ovviamente. Sono entrambe squadre che si possono facilmente tenere d’occhio semplicemente guardando il rendimento del loro uomo migliore: Wall (25-3-4) e Carmelo hanno giocato una gran partita, entrambi, ma Melo era in una di QUELLE serate (37-7-4 con soli 18 tiri, 4/5 da 3 e la sequenza canestro-tripla-tripla in fila che ha scavato, a inizio terzo quarto, il primo vallo tra le squadre).Non sottovalutiamo che a difendere su Anthony si siano succeduti giocatori non certo noti per la difesa, come Otto Porter, e questa sconfitta è stata per i Wizards una di quelle in cui sarà volato qualche pensiero a PP passato ai Clippers. Il Prodigio Lettone ha giocato benino, molto pulito nei suoi 21 in campo. Melo ha ricevuto l’aiuto più sostanzioso da Langston Galloway (14-7-4), combo guard di dimensioni non eccezionali, ma dal gioco spesso davvero grande, per la quale rivendichiamo precoce investitura su queste righe già dallo scorso anno. Sempre a NY pare che l’Ex della Sharapova stia tornando ad essere Sasha Vujacic: sta giocando molto più e meglio lui di Calderon. Molti punti ma anche molti tiri (26 ma 23) per Bradley Beal. A proposito dei cronisti washingtoniani di cui sopra, pare bene ricordare la frase detta in occasione di un passi giustamente fischiato contro Wall: there is only one player who can do that in the NBA…and is NOT John Wall. Ogni riferimento alle tarantelle di LBJ è…casuale?

BANKERS LIFE FIELDHOUSE, INDIANAPOLIS. UTAH JAZZ 97 – INDIANA PACERS 76
Ahi. AhiAhi. AhiAhiAhi. Inizia a diventare dolorosa la casella delle L per i Pacers. Vero che questo doveva essere, e sarà, un anno di transizione e ricostuzione, ma in molti speravano in una partenza migliore. Nessuna tragedia ovvio, come dicono le sole 3 gare giocate e come dice il comportamento dei management dello sport USA in generale. I dati di fatto sono i seguenti al momento: Indiana è una delle (poche, molto meno del previsto) squadre che praticano smallball, con Paul George da 4 e tre piccoli veri in quintetto: Hill-Ellis-Miles; più un centro che a volte è Mahinmi, francese non eccezionale, a volte una pf riciclata (Lavoy Allen di preferenza) e che stanotte NON è stato Jordan Hill, in teoria nemmeno lui un 5 purissimo ma di certo il più talentuoso omone a disposizione di coach Vogel. Hill però non è sceso in campo, per decisione tecnica, e a questo punto emergono domande sulla gestione dei rapporti nello spogliatoio da parte di Vogel, domande già apparse ai tempi dei PO 2014, quando Indiana si sfaldò sotto i colpi delle sberle e degli insulti che volavano tra West-Butler vs Hibbert, e George che di volta in volta sceglieva con chi allearsi. Utah aspetta sempre il miglior Hayward, ma per ora il miglior Favors (18-7-2 con 3 rec) di sempre basta e avanza, soprattutto quando aiutatissimo da Gobert (9+17), Hood (17 con 8/13) e Burke (15-3-3 con 2 rec) molto prossimo a riprendersi il posto in quintetto, almeno secondo noi.

FEDE-EX FORUM, MEMPHIS. BROOKLYN NETS 91 – MEMPHIS GRIZZLIES 101
I Grizzlies non si erano presentati alla prima gara della stagione, poi si sono svegliati, si sono dati appuntamento al palazzetto, e ne hanno vinte due in fila. Contro i Nets tutto facile, sugli scudi soprattutto Jeff Green (13-4-5 con 10 viaggi in lunetta) e Mike Conley (22-2-9). Bargnani 5+1 nella bella notte di Bogdanovic (19 con 8/15).

NEW ORLEANS ARENA, NEW ORLEANS. GS WARRIORS 134 – NO PELICANS 120
I GS Warriors ripetono fuoricasa, ancora con autorità, la W della opening night alla Oracle Arena battendo i Pelicans, altra sqaudra ancora a 0 W. Forse, essendo stato suo vice-coach, Alvin Gentry e la sua difesa non hanno segreti per Steph Curry, sta di fatto che, dopo avergliene mollati 40, il figlio di Dell ha lasciato NO scrivendo 53. Nel frattempo, ha trovato il modo di fornire 9 pietanze ai compagni, facendo salire ad una cifra compresa tra 71 e 80 i punti Warriors che senza lui non sarebbero esistiti. Una prestazione da NBA anni ’60, con tiri e giocate di leggerezza poetica, che non hanno bisogno di un uso esasperato dell’atletismo semplicemente perchè sono messe in atto ad una velocità mai vista, MAI, da un movimento atletico e sportivo sul pianeta Terra. C’è vita su Marte, si chiamano Curryani. Curryoidi. Fate voi.

STAPLES CENTER, LA. SCRAMENTO KINGS 109 – LA CLIPPERS 114.
Esiste ancora qualcuno che sostenga che Chris Paul è il miglior giocatore dei Clippers? Immagino di sì, io continuo a stare con Blake Griffin. 37-9-6 per lui, con considerevole aiuto, certo, da CP3 (17-6-11) e JJ Redick, a quota 23 con 8/9 globale al tiro compreso un bel 2/2 da oltre la riga curva. Nonostante la sconfitta, i Kings cominciano a sembrare di nuovo una squadra, dopo la sciagurata cacciata del coach Mike Malone lo scorso anno. Cousins vede qualche pallone in meno, ma ne traggono vantaggio i compagni; RR (21-5-8) ha giocato bene due gare di seguito come non gli capitava più da almeno 4 anni. Per Belinelli 11 pti in 28 minuti, tirando male da 2 (1/6), ma con un buon 6/6 dalla lunetta, segno che la pericolosità offensiva del Beli è stata più che discreta.

MODA CENTER, PORTLAND. PHOENIX SUNS 101 – PORTLAND TRAILBLAZERS 90
Classico back-to-back in stile NBA tra Suns e Blazers: prima tu da me poi io da te. Non cambia il risultato, Blazers ancora ko. 60 pti (33/27) per la ditta Bledsoe/Knight.