Stanotte si ricomincia, le due gare vedono protagoniste squadre della Western Conference: gioca Zion con Nick Melli e poi il derby di L.A.Ecco dunque l’ultimo Power Ranking dell’Ovest.

1 – L.A. CLIPPERS. Riposati e completi. I Clippers quando hanno potuto avere in campo la formazione ideale (Kawhi e George insieme, ma non solo) sono andati 13-2. Le restanti 18 sconfitte sono arrivate con due o più infortunati, e sempre con una delle due Stelle non disponibile. Sono la squadra più completa, hanno il giocatore che più di ogni altro attualmente sa indirizzare le Finals verso il proprio vialetto di casa, possono essere mostruosi in difesa, offensivamente hanno tante bocche da fuoco che non sembra possano rimanere a secco durante le partite. Solo la difesa dei Bucks potrebbe stopparli. Finals al 100% e Anello per trequarti già indossato.

2 – L.A. LAKERS. Non sono assenze da poco quelle di Rondo (infortunio ed operazione) e Bradley (scelta personale). Portano via ai Lakers i due giocatori più affidabili nei ruoli meno coperti, ovvero il centrocampo. Le addizioni in corso d’opera di Waiters e JR Smith non portano la stessa capacità di giocare in pg o la stessa difesa dei due assenti. Quinn Cook sta capendo cosa significhi giocare per una squadra (Warriors) o per un uomo solo (James) ed infatti il suo rendimento tra California alta e bassa non è paragonabile. Davis tira molto da 3 o da fuori in generale: molto significa troppo. Kuzma è l’ombra di quel che era pre arrivo di Davis. I Lakers potrebbero essere da Anello se non ci fossero Clippers e Bucks: con questo tipo di concorrenza no.

3 – DENVER NUGGETS. Molti CoronaProblems per i Nuggets, che però stanno recuperando quasi tutti i pezzi, anche se con la necessaria precauzione. Ad aumentare il disagio: eccetto Jokic, sono esterni tutti gli altri colpiti dal virus (Harris, Craig, Porter) o sempre un po’ incerti sul giocare o meno (Murray). Al completo i Nuggets sono una legittima minaccia per chi vuole arrivare in Finale di Conference.

4 – OKC THUNDER. Grossa occasione per loro: sono tra le formazioni con miglior chimica di squadra dell’anno e grazie ai problemi di HOU e JAZZ potranno passare loro avanti rendendo memorabile una stagione che poteva essere disastrosa. Forza Gallo quindi, il passaggio del primo turno è possibile!

5 – HOUSTON ROCKETS. Westbrook è risultato circa una settimana fa CoronaPositivo. La squadra in generale non ha la solidità né tattica né mentale per superare più del primo turno. Forse. Se è vero che Russ e Harden non sono esattamente le Stelle che vorrei nel mio team, è altrettanto vero che tante colpe, per le mancanze dei Rockets, pesano sulle spalle di coach D’Antoni.

6 – DALLAS MAVS. Attualmente migliori dei Jazz, i Mavs hanno 3 elementi che sono da Titolo: coach Carlisle, Doncic, Porzingis. Per il resto, fatico a mettere insieme giocatori per arrivare almeno a sette. Cortissimi dunque: un difetto che in un paio d’anni sarà tranquillamente eliminabile per parlare dei Mavs come di una dinastia poggiante sulle spalle di Doncic.

7 – UTAH JAZZ. Ricordate l’immagine penosa di Gobert che se ne va dalla conferenza stampa prima della temporanea chiusura della NBA? Con lui che toccazzava microfoni, sedie, porte, maniglie come reazione machomachoman alle domande sulla sua ipotizzata (al momento, poi confermatissima) positività? Bene, la squadra è finita in quel momento. Sottotraccia, mentre molti altri Jazz risultavano positivi, sono corsi odio e ostracismo da parte di tutti i giocatori (Mitchell in primis) contro il Francese. Locker devastato, sono ai PO solo perché troppo avanti per finirne fuori e credo costituiranno la peggior delusione in the bubble.

8 – MEMPHIS GRIZZLIES. Penso abbiano sufficiente vantaggio (3 gare e mezzo) e solidità (nessuna assenza) per reggere l’assalto della sola squadra che potrebbe impensierire il loro accesso ai PO: i Pels. La presenza di Zion a Nola rende i Pelicans pericolosi perché la NBA farebbe (quasi) qualsiasi cosa pur di avere il nuovo ragazzo prodigio in post-season. Innegabilmente sarà un peccato non vedere Williamson, ma Ja Morant (Rookie of the Year) è giocatore che ha tratti di jordanitudine per il dominio fisico che a volte esercita sulle gare, e, pur giovanissimo, è pg in grado di guidare i compagni con efficacia. Se non ci sarà Zion, insomma, avremo di che consolarci… senza contare che non avremo nemmeno, per la prima volta dal 1998 (primo anno NBA di Duncan), gli Spurs: la striscia finirà dopo 22 anni.