Come sempre, qualche notizia prima delle partite di stanotte.

Un altro coach perde il posto: Dave Joerger ha tirato tirato tirato…e alla fine la corda si è spezzata. Chiacchieratissimo (a vuoto) come prossimo coach dei T’Wolves (Joerger è Minnesota native, ma il posto è andato a Thibodeau quasi 20 giorni addietro), l’allenatore ha chiesto per la seconda volta consecutiva il permesso di parlare con altre franchigie durante l’estate. Lo scorso anno furono intensi i colloqui con T’Wolves e Clippertown, e anche con Dallas ci furono contatti. Quest’anno il Front Office ha deciso di dare al coach una libertà ancora più ampia. Oltre ad una questione di pazienza esaurita esiste anche una motivazione di tipo ambientale: in estate ci sarà un probabile difficile rinnovo contrattuale per Mike Conley, e anche il reinserimento di Gasol dopo il brutto infortunio. In un clima del genere avere in panchina un coach che sia soltanto in vago odore di non essere pienamente motivato potrebbe essere oggettivamente un problema serio. Non che la partenza di Joerger sia cosa da poco: posti di lavoro molto ambiti e aperti al momento sono New York e Indiana. Joerger fits both. Infatti ha risultati e appeal ottimi per sedere sulla panchina dei Knicks (anche Frank Vogel è un candidato, ma ha un po’ meno glamour addosso, e a NY questo conta): potrebbe inoltre mettere in opera un certo ascendente per portare Mike figlio di Mike al Madison Square Garden, e sappiamo come il buco in pg dei Knicks sia davvero enorme. Per il lavoro ai Pacers, Joerger ha quell’aura operaia che piace molto a Larry Bird.
Collegato a una delle gare di stanotte l’argomento della prossima notizia: il sangue di Chris Bosh. Pochi giorni fa è caduto l’anniversario del collasso avuto in campo da Reggie Lewis nella serie di PO contro Charlotte, episodio dopo il quale lo sfortunato giocatore dei Celtics decise di continuare a giocare, trovando il suo destino sul campo pochi mesi dopo in pre-season; nei giorni a cavallo dell’anniversario è stato intenso il fuoco mediatico a proposito del ritorno o meno di Bosh in campo quest’anno. Il risultato è chiaro: Bosh non torna. La motivazione anche: per il suo bene. Un po’ meno chiara la malattia (blood clots, coaguli nel sangue, mai specificata l’origine) che lo ha colpito, e che si era presentata anche lo scorso anno, sempre tra fine Marzo e Aprile come in questa stagione. Bosh aveva intensificato la sua opera di lobbying presso management, staff medico e tecnico per poter tornare in campo, e il tutto era esploso “grazie” a un paio di tweet molto polemici della moglie di Chris che aveva, come spesso fanno le mogli dei giocatori, sparso inutile benzina sulle vicende del marito. Ha fatto tanto rumore da rendere necessario un intervento da parte del Sindacato dei giocatori NBA, che ha richiesto ai Miami Heat un incontro per verificare se ci sia qualche genere di sopruso nei confronti di Bosh. Ma figurarsi. Nulla di fatto, ovviamente, e Chris, ripetiamo: per il proprio bene, dovrà aspettare e guarire completamente. Collegato a stanotte perchè? Perchè stanotte a Miami è stata l’Ecatombe dei centri.

AA ARENA, MIAMI. TORONTO RAPTORS 96 – MIAMI HEAT 91
Niente OT, stavolta, ma gara combattutissima, come da copione per la serie più equilibrata: tra Heat e Raptors in 3 gare c’erano stati, alla fine del terzo periodo di stanotte, 27 cambi di vantaggio nel punteggio, 25 quelli delle altre 3 serie messe insieme. E non era ancora finita, perchè il numero sarà diventato non inferiore a 35, e nell’altra gara non si son visti tanti cambi di leadership, dopo.
Dica 33 è quello che ha chiesto il dottore a D-Wade, e lui ha risposto con la sua gara di PO numero 33 con 30+ all’attivo. Davvero gigantesco Wade stanotte (38-8-4), ha riempito il vuoto che si era aperto nell’animo dei suoi compagni al momento (prima azione del secondo quarto) in cui si è infortunato (distorsione al ginocchio destro) Hassan Whiteside, subito negli spogliatoi per non tornare più. Chi aveva dubbi sulla portata dell’influenza di HW nel gioco di questi Heat è stato servito: la difesa Heat era diventata risibile, la pressione sul perimetro non poteva esser più protetta dalle stoppatone del centro, e contemporaneamente Valanciunas (che già globalmente stava facendo dei PO di alto livello) spadroneggiava sottocanestro. Ma le divinità dei cesti vogliono equilibrio, e dopo 14 minuti di solitatio dominio delle plance, il Lituano (16+12 in soli 22 in campo) cadeva male da un tentativo di stoppata su Wade, storcendosi la caviglia destra, che già era pluri-infortunata, e anche lui tornava negli spogliatoi non ritrovando più la via del campo. La gara tornava equilibrata, e, sotto di 13 al momento del KO di JayVee, gli Heat si trovavano sopra di 6 all’interno degli ultimi 6 minuti del quarto periodo. Finiva però la benzina D-Wade, stanotte poco supportato da Dragic (12 con 14 tiri e 5 perse): dopo l’ex Marquette il migliore è stato il vecchio Udonis Haslem (8-7-2, e 144 gare di PO con questa: il massimo ogni epoca per un giocatore undrafted), e contemporaneamente esplodeva Kyle Lowry: nel terzo quarto il confronto Wade vs Lowry diceva 18-14 per il #3, ma nel quarto periodo il Subcomandante (33 con 11/18 e un jumper dalla media che strappava un ohh di approvazione anche a Pat Riley) ne metteva altri 15, per un finale che permetteva ai Raptors di recuperare il fattore campo. Le prognosi dei due infortunati? Se Valanciunas stesse fuori per Gara4 potremmo parlare di scelta prudente, dettata dal fatto che la caviglia era già infortunata e che il Lituano sta giocando molto bene, troppo bene per metterlo per precipitazione. Su Whiteside le news sono peggiori: anche per lui si tratta di infortunio su infortunio, ma il ginocchio è sempre faccenda più complicata della caviglia. Il primo esame ha dato esito negativo, ma le parole del giocatore (“in un secondo il ginocchio è andato per i fatti suoi due volte”) rendono necessario un esame ulteriore oggi, ad articolazione sgonfiata: il riposo per lui potrebbe essere un obbligo, non una scelta. Differenza non piccola: i Raptors hanno Biyombo, gli Heat non hanno Bosh.
Serie 2-1, i Raptors espugnano Miami e riconquistano il fattore campo.

MODA CENTER, PORTLAND. GS WARRIORS 108 -PORTLAND TRAILBLAZERS 120
Di certo hanno avuto un vantaggio dagli infortuni a Griffin e Paul. Di certo ne stanno avendo un altro dall’infortunio a Steph. Ma questi Blazers sono stupefacenti. Dopo aver guidato per tre periodi su quattro in Gara2 ad Oakland, sono tornati a Portland per nulla abbattuti dal loro tragico quarto quarto e hanno inziato la gara mordendo e segnando. E non hanno mai smesso, destando forte impressione anche visiva finendo primi per tutta la durata della partita sui palloni vaganti. Il periodo più difficile per D-Lill e compagni è stata la parte centrale del terzo quarto, con GS che ritornava a -7 grazie a Dray-G e Klay in piena modalità refuse to lose. Un TO a puntino di Stotts faceva fermare l’onda galloblu che si era impossessata del ModaCenter, e la rimonta di GS si fermava su un lay-up mancato da Klay e su uno hack-a-Ed Davis che trovava il 2/2 dalla linea della PF dei Blazers (57% in stagione ai liberi). Gara col cannone per Lillard (40-5-10 con 8/13 da 3) e Aminu (23+10 con 4/5 da 3), poi raggiunti in armeria da McCollum (22-5-4 con 8/18). Dall’altra parte polveri bagnate per tutti (in particolare Iggy 0/5 e Barnes 2/8) a parte Green (37-9-8, 8/12 da 3) e Klay (35 con 14/28); 10 assists per Shaun Livingston, che però, complice il superimpiego dovuto all’infortunio di Curry, ha dovuto restare seduto (le sue ginocchia son quel che sono) per buona aprte del quarto periodo. Come sempre gli Warriors, se vuoi batterli, ti obbligano a giocare ad un livello stellare, e così han fatto i Blazers, dando vita ad una partita che, anche se per la maggior parte del tempo vissuta su distacchi di circa 15 pti pro-Portland, è sempre stata bella intensa. Forse questo KO renderà aperte le vie del parquet per Steph: la prognosi diceva 9 maggio per il ritorno all’attività o court, e Gara4 sarà proprio il 9 maggio, Gara5 il giorno 11, vedremo.
Serie 2-1 Warriors, Portland tiene la prima in casa.