Nella notte NBA bella prova di Belinelli, mentre il Gallo è stato sotto la sufficienza. Strepitosa gara di IT4 e crisi nera per Atlanta.

BRADLEY CENTER, MILWAUKEE. BROOKLYN NETS 103 – MILWAUKEE BUCKS 112.
A meno di 3’ dal termine, Nets ancora avanti: 94-92. Diciamo questo per distinguere il record di 1-9 nelle ultime 10 gare di BKN dall’uguale dato di un’altra squadra che scopriremo dopo. I Nets non sono deludenti, anzi: coach Atkinson li ha resi difficili da battere, e giocano sempre fino all’ultimo secondo, in piena tradizione broccolina anni ’50. I Bucks, però, stanno semplicemente raggiungendo, dopo un avvio orribile, le posizioni che competono loro nei piani medio-alti della Eastern Conference. Troppo talento, troppe soluzioni sia offensive che difensive in mano a coach Kidd per restare ai margini della PO Picture. Ora sono quinti, in una Conference in cui le 3 sconfitte in fila dei Cavs hanno tremendamente accorciato la classifica, soprattutto perché, come sostiene la regola Peterson per guardare la classifica della regular season, fino a marzo è inutile guardare la colonna delle W, bisogna considerare quella delle L: e tra i Cavs che comandano e i Bucks ci sono solo 3 ko di differenza (5 vs 8). Stanotte gran partita (insolita) di John Henson (20+7 con +20 di plus/minus in 27’) che deve comunque ringraziare per una buona parte dei suoi 7 canestri lo Pterodattilo, giunto non lontano da una tripla-doppia (16-10-6). Siccome non dimentichiamo mai i nostri mirtilli scovati nei boschi della NBA; diciamo che per i Nets, Sean Kilpatrick ha scritto 19-1-3 tirando male ma spaendo guadagnarsi ben 13 liberi (12 infilati): segno che in breve tempo il ragazzo di Yonkers ha guadagnato il rispetto delle crews in grigio.

AIR CANADA CENTER, TORONTO. ATLANTA HAWKS 84 – TORONTO RAPTORS 128
Niente trucco niente inganno niente errore di battitura: gli Hawks hanno pensato bene di mettere anche un punto esclamativo da -44 alla loro nona sconfitta sulle ultime dieci. Periodo nerissimo, e dato che non siamo teneri di cuore e nemmeno di memoria, diciamo che avevamo avvertito i fans italiani dei Falchi quando festeggiavano l’approdo di Dwight Howard in Georgia. Il soprannome con cui a volte gratifichiamo il giocatore è LaBarbie (nato a Houston per distinguerlo da LaBarba): quando ti metti DH in spogliatoio si sa come finisce. Aggiungete che Schroeder non è Teague: Dennis Deutschland è un poeta della zingarata, un improvvisatore divino, ma non ha (ancora?) la capacità di nocchiero dell’uomo volato ad Indiana. Stanotte era assente per un infortunio ad un fianco Paul Millsap, che della squadra è cuore testa mani ed orgoglio: però è in scadenza di contratto, e dubito voglia restare. Infine, gli avversari: davanti avevano i Raptors, seconda miglior squadra ad Est e piena di Stelle, di buoni giocatori e di giovani smaniosi. Stelle: DeRozan 21-3-4 senza sudare, il Subcomandante Lowry 17-8-8 mentre faceva la sfoglia. Buoni giocatori: T-Ross e Patterson combinano per 32 pti e 7/12 da 3. Giovani smaniosi: Pascal Siakam (il rookie camerunense che ha placato le peregrinazioni di coach Casey nella ricerca della seconda ala da quintetto) al massimo in carriera (14) e Lucas Nogueira sta davvero cominciando a farsi notare per il gioco (11+8 con 5/5 al tiro) e non per il capello.

SPECTRUM CENTER, CHARLOTTE. MINNESOTA T’WOLVES 125 – CHARLOTTE HORNETS 120 (OT)
Terza gara decisa in OT per gli Hornets, terza sconfitta. Altro dato, fortuito ma curioso: meglio giocano Belinelli (15 con 6/10) e Kaminsky (21+9), più difficile è per loro far coincidere le belle prestazioni con la W di squadra. Anche stavolta è la terza che celebriamo una splendida ma perdente partita del Beli. Nella seconda metà del terzo quarto, dopo una gara sempre in equilibrio, gli Hornets prendevano due volte 13 punti di vantaggio, prima su una tripla di Belinelli, poi su una magia di Kemba (22-4-8), e finivano il periodo a +10. Contrariamente al solito, i Lupacchiotti non si liquefacevano alle prime difficoltà, e insistevano a tallonare Charlotte anche quando (-7 a 150 secs da giocare) la partita sembrava sulla via dei padroni di casa. Due errori in attacco dei Calabroni e tre cestini consecutivi dei T’Wolves (tra cui un’improbabilissima tripla di Rubio, che ha fatto capire anche al tifoso meno esperto che tirava aria di beffa) portavano la gara in parità, mentre Kemba sparava un piccione lontano da tutto nell’ultimo possesso. OT favorevole, sempre secondo la regola Peterson su chi di solito vince i supplementari, ai T’Wolves, guidati da KAT (27+15) e dal miglior Wiggins di stagione (29-1-4 con 3 rec), almeno come costanza e concretezza. Per Rubio, oltre alla suddetta tripla, 9-7-12.

WELLS FARGO CENTER, PHILADELPHIA. BOSTON CELTICS 107 – PHILADELPHIA 76ERS 106.
Punteggio firmato da un’inutile tripla allo scadere di Ilyasova. Solo per raccontare di come i Sixers si siano spremuti fino in fondo per non accedere alla sesta sconfitta filata. In vantaggio at the half, i ragazzi di Brown, privi di Embiid che non gioca i back-to-back matches, hanno subìto rimonta e pareggio dei Celtics nel terzo quarto. A quel punto, mortiferi come sono quest’anno i biancoverdi nel quarto periodo, anche i fans di Philly sentivano aria di ko, invece i Celtics hanno faticato tantissimo, e hanno avuto bisogno di un IT4 letteralmente magnifico per aver ragione dei Sixers. Il nanerottolo di Boston ha scritto i 12 punti cruciali del quarto periodo, consecutivamente, lasciando che nessun altro toccasse la palla in attacco. Con quelli di stanotte si porta a 152 punti segnati nei quarti periodi, secondo solo a Monociglio e a Westbrook. Per Philadelphia registriamo la prova della consacrazione per Dario Saric (scelto nel 2014 e poi parcheggiato ad Istanbul): 21-12-2 partendo dal pino, e i commentatori per i Sixers di NBAtv che dicevano: abbiamo aspettato due anni dalla data del Draft, ma alla fine è arrivato!! Per Boston aggiungiamo AB a 20-9-2, per i Sixers El Chacho Rodriguez a 15-4-8 (4/7 da 3).

FEDEX FORUM, MEMPHIS. LA LAKERS 100 – MEMPHIS GRIZZLIES 103
Le sciocchezze commesse dagli avversari vanno punite. Questa regola non è stata applicata da Julius Randle (6+6). La pf dei Lakers, coi suoi sotto di 3 e il cronometro della gara che scadeva, era stato falleggiato scioccamente da Marc Gasol (19-3-8 con 3 rec e nessuna persa), per un triplo sorso alla fontana dei liberi che avrebbe regalato ai gialloviola il pareggio. Invece…sbaglia il primo….anche il secondo….il terzo lo sbaglia apposta, e riesce anche a prendere il proprio rimbalzo e a lasciare la palla a Jordan Clarkson (8-4-2), che però, con pochi decimi per comporre il movimento, lancia una prehiera che non incontra nemmeno il ferro. Questa sconfitta farà un po’ male ai ragazzi di Luke Walton, ma impareranno. Career high per Troy Daniels nei Grizzlies (31 con 6/12 da 3 e 12/23 totale).

Nelle altre gare, brodino per i Mavs (Wes figlio di Wes 26) che battono i Bulls in casa con 25 di scarto, passeggiata nel secondo tempo per GS (il Trio a quota 71) che ha ragione dei Suns (Bledsoe 27-5-4 con 5 rec), e gara nervosetta tra Miami (Whiteside 28+16, James Johnson espulso per proteste e offese ad un grigio) e Portland (Lillard 19-4-6), con gli Heat a pochi passi dal violare il Moda Center in Oregon. Infine, terzo quarto disastroso per i Nuggets, che si fanno battere 21-16 dal solo Gordon Hayward (32 alla fine, per la terza in fila a 30+) tirando 6/22 nel parziale, e perdono di 7 a Salt Lake City; Gallinari opaco a 12+5.