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NBA – Power Ranking di Natale: Eastern Conference

NBA – Power Ranking di Natale: Eastern Conference
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Natale, primo momento di valutazione sulla Regular Season. Ecco il nostro PowerRanking sotto l’albero.

E’ stato compilato guardando al comportamento presente delle varie franchigie e a come esso potrebbe determinare il loro futuro, e cercando di non abbassare il tasso di politicamente scorretto, se e quando ci scappava qualche pensiero e parola di troppo.

EASTERN CONFERENCE

15 – WASHINGTON WIZARDS. Non hanno il record peggiore né il peggior roster, ma sono quelli che, nelle attuali condizioni, hanno meno potenzialità e speranze future. La campagna che abbiamo lanciato, #freejohnwall, ha finito per coinvolgere nell’urlo di aiuto anche il compagno di back-court, Bradley Beal. Non hanno difesa, hanno un coach dalle modeste (secondo noi) capacità e, infine, hanno una panchina che negli USA è stata definita “atrocious”: difficile dissentire.

14 – PHILADELPHIA 76ERS. Non è più così oscuro il futuro a Philly. Continuano a vincere pocopochissimo, e per esempio hanno il più alto indice di palle perse negli ultimi 5 minuti quando le gare hanno divario di 5 pti o meno: in queste situazioni il 20% delle volte nemmeno riescono ad arrivare al tiro, figurarsi imbucarlo o mettere in tasca la partita. Ma l’atmosfera è cambiata, e il merito va all’apparizione di Joel Embiid, capace di sollevare sia il livello tecnico della squadra che l’umore di tutto l’ambiente. Ennesima dimostrazione di come sia importante e sempre sorprendente il valore di una persona positiva introdotta in un habitat qualsiasi (parleremo entro un paio di posizioni del caso opposto). In più non hanno ancora potuto schierare Ben Simmons, e quando ciò avverrà (fine Gennaio?) potremmo assistere ad altri avvenimenti di carattere messianico. Not least, hanno una colonia europea che sta aiutando e innervando di talento il roster: Chacho Rodriguez vaghezza e delizia, Ilyasova se riesce a stare fermo in un luogo (il numero di squadre quasi doppia quello degli anni nelle ultime 3 stagioni) rende sempre, e Saric è il secondo o terzo miglior rookie dell’anno.

13 – Quasi come sopra. W non tante, ma coraggio, grinta, ottima conduzione tecnica. Meno talento futuro rispetto ai 76ers, ma grande capacità di pescare nel sommerso giocatori da offrire alla ribalta (Kilpatrick) e nell’elevare il rendimento di altri (Booker mai così solido e tranquillo). Pescare ed elevare sono fondamentali per i Nets, perché, a causa della trade che portò da loro Williams-Pierce-Garnett, la franchigia ha di fatto reso “ciechi” i prossimi Drafts fino al 2019. Non aspettiamoci i PO fino al 2018/19, ma la strada imboccata è quella giusta. E poi, essere Brooklyn cioè, perdonino gli indigeni, New York, è sempre un elemento che può attrarre qualche free-agent di prestigio o qualche big scontento, con le dovute trades…(Free John Wall…Free John Wall..).

12 – Sapete come la pensiamo su Dwight Howard: la Barbie più egotica e capricciosa e di stazza mai apparsa in commercio. Capace di rovinare qualsiasi play-book e qualsiasi sistema, qualsiasi spogliatoio. La cosa si sta ripetendo ad Atlanta, dando luogo ad un evidente (e non sorprendente) “effetto-Embiid opposto”. Aggiungete che gli Hawks hanno da poco cambiato non solo il centro, ma anche la pg, introducendo nei ruoli due elementi quasi opposti ai loro predecessori (Schroeder/Howard al posto di Teague/Horford), e che il loro miglior giocatore, l’immenso Paul Millsap, è in scadenza di contratto, e potrebbe anche decidere di trovarsi una casa da dove poter davvero lottare per l’Anello. E Kyle Korver non è eterno. E l’ultimo giovane pescato, costruito e messo in quintetto prima di Dennis-Deutscheland è Bazemore, che ha ormai 27 anni. Molte E, per gli Hawks.

11 – Il record e l’attuale situazione sono peggiori di quelle degli Hawks, ma tanto dipende dagli infortuni. Ultimamente gli Heat sono andati in campo senza 7 dei 15 originali del roster. Il giocatore che ha mancato più gare risponde al nome di Justise Winslow, che, pur solo al secondo anno, è già un tassello fondamentale del gioco “max difesa e max controllo” di coach Spoelstra. Ci aspettiamo una ripresa al rientro degli infortunati. Per il futuro anche prossimo: Miami è sempre molto attrattiva per un free-agent (molto più di Atlanta) e, volendo ricostruire, gli Heat hanno tanti giocatori giovani su cui contare e un paio di pedine per mettere in piedi scambi appetibili (Dragic è desiderato da mezza NBA).

10 – ORLANDO MAGIC. I Magic sono una delle peggiori topiche da noi prese nel Power Ranking estivo, anche se non la peggiore. Siamo delusi anche noi dal rendimento di Orlando. Forse il meno deluso è coach Vogel, nel senso che pare sapesse che il lavoro era molto più lungo di quanto si potesse immaginare dall’esterno. Vogel ha da un paio di settimane cambiato la line-up del quintetto, inserendo DJ Augustin e Biyombo (pg e c) al posto di Payton e Vucevic. In questo modo ha reso ottima la difesa, mentre quel che accade nella metà campo offensiva dei Magic è spesso categoria x-rated. Probabilmente fuori dai PO quest’anno, ma il materiale da plasmare c’è, anche al netto delle ironie della stampa locale: ai primi di Dicembre un giornalista ha pubblicato un articolo in cui..“ho ottime speranze di vedere i Magic vincere il Titolo entro il 2030”. O forse mai, ha risposto offeso un manager della franchigia che ha voluto restare anonimo.

9 – INDIANA PACERS. Perplessità sul nuovo coach. Le abbiamo noi, i commentatori USA e anche Paul George. Non semplice la stagione finora, con la Star scontenta e fuori dai PO. Indiana ha avuto successi di prestigio (per esempio lo sweep rifilato ai Clippers) e sconfitte disperanti contro squadre inferiori. Dopo Scott Brooks e Tom Thibodeau, McMillian è il coach più deludente finora. La cosa peggiore è che queste perplessità diffuse incrociano lo spirare del contratto di PG13, che ha rifiutato la prima proposta di extension offerta dal GM Larry Bird. Ha rifiutato proprio l’extension, senza nemmeno voler ascoltare l’offerta. Indiana ultimamente ha ripreso una linea di galleggiamento decente (5-5 nelle ultime 10), anche grazie a una reazione orgogliosa di George dopo alcune gare pigre, ma i problemi sono lontani dall’esser risolti.

8 – DETROIT PISTONS. Si stanno comportando secondo previsioni: denotano alcuni aspetti positivi che non erano scontati ad inizio stagione, e ovviamente anche qualche intoppo imprevisto. Hanno egregiamente rimediato all’assenza per i primi due mesi di Reggie Jackson, la pg titolare e maggior talento del roster: molto del merito al mirtillo Ish Smith, che ora torna ad agire da pregiatissima back-up pg. Hanno il peggior attacco tra le squadre destinate al momento a fare i PO, ma hanno di gran lunga la miglior difesa complessiva della NBA. Il lato oscuro è rappresentato dal rendimento in trasferta, figlio di % di tiro gelidine, e anche da un dato abbastanza sorprendente: i Pistons annoverano a roster Bimbone Drummond, uno dei primi 5 centri della Associazione e secondo rimbalzista a 13,7 di media….però battono gli avversari a rimbalzo quando Drummond è in panchina: con lui in campo il saldo è negativo.

7 – CHICAGO BULLS. Caldo/Freddo anche per i Bulls, ultimamente più freddo..però Chicago ha battuto quasi tutte le formazioni che le sono davanti nella Eastern, e ha avuto anche un paio di scalpi prestigiosi ad Ovest. Certo, ha perso contro le squadrette: ha fatto scalpore un ko casalingo vs i T’Wolves, partendo da un +21 a metà gara. Il trio Rondo-Wade-Butler funziona bene, secondo le caratteristiche attese che prevedono difficoltà nel tiro da 3. Però Wade fa Wade, Butler sta sviluppando ancora di più il suo status di vice-Kawhi (per capacità di abbinare attacco e difesa) e RR ha cene offerte per i prossimi nove secoli da parte dei compagni che manda a canestro, Taj Gibson in primis. Il tiro da fuori doveva esser fornito da Mirotic, che sta parzialmente deludendo e da McDermott, che è stato fuori per molto tempo a causa di due protocolli per concussion e altri problemi minori. PO, secondo noi, sicuri, ma poca strada da fare in postseason.

6 – NEW YORK KNICKS. Sesto posto, ma forte probabilità di ulteriore miglioramento. I Knicks hanno quasi tutti gli uomini e quasi le Stelle per fare un grande inverno, e poi nel periodo dell’ASG, in vicinanza della trade deadline, progettare cosa fare per i PO. Gli manca di certo una sg migliore di Courtney Lee, che è giocatore affidabile ma nulla più che discreto, e poi c’è il discorso delle Stelle. Melo ha addosso troppi anni e troppe sconfitte per pensare di guidare l’orchestra da primo violino, ed ormai è quasi solo un jump-shooting scorer; D-Rose tira meglio dello scorso anno, ma anche lui non funziona più da solo; Porzingis, l’Unicorno, è ancora un po’ troppo giovane. Insieme fanno una bella cooperativa, ma impensabile che possano mirare alla Finale di Conference. Possono vendere cara la pelle in RS, piazzarsi il più in alto possibile, e agire da mina vagante nei PO. Perché, in primavera, se il Madison Square Garden potesse finalmente restare aperto, sarebbero brividi per chiunque dovesse entrarvi.

5 – MILWAUKEE BUCKS. Loro sono partiti male ma stanno arrivando dove gli compete. Coach Kidd sta facendo piazza pulita di tutti gli equivoci, e il primo a farne le spese è stato Greg Monroe: talento elevato, piedi da ballerino (i suoi movimenti sul perno sono tra i più fluidi e corretti della storia di questo Gioco), ma è un quarto di un giocatore. La prima metà svanisce in difesa, e il rimanente è efficace solo quando ha la luna dritta. Il Grande Grosso Pterodattilo Greco è una certezza: guiderà la sqaudra ai PO e se stesso nell’Empireo delle Star. Jabari Parker sta facendo vedere che, di quel Draft, la Prima Scelta Assoluta Wiggins non era né il vero primo (Embiid) né il secondo (Parker). E gli altri, attendendo il ritorno di Middleton, stanno facendo la loro onesta parte, da Dellavedova in giù.

4 – CHARLOTTE HORNETS. Noi ricordiamo sempre che costoro sono stipendiati da Michael Jordan, la qual cosa, trattandosi di basket e non di gusci per cellulari, ha una certa valenza sia come motivazione che come pressione. La frase più bella sugli Hornets è stata detta, come complimento, da Stan VanGundy: gli Hornets non si battono da soli..bisogna sconfiggerli, perché non buttano via le partite. Verissimo. Ci gioviamo della traduzione italiana, che può essere ambivalente, per rivelare il peggior difetto di questa squadra: non si battono mai, cioè non vanno mai oltre i propri limiti. Che Steve Clifford sia un allenatore di oro fino ormai lo sanno anche le porte: Charlotte è la terza miglior squadra per minor numero di palle perse, è la prima per differenziale tra liberi tirati e liberi concessi (27 vs 18) e ha la terza miglior percentuale di canestri assistiti (62,7%..meglio solo Golden State al 72,6 e Boston al 64,4). Dove servono organizzazione, attenzione e gioco di squadra, gli Hornets ci sono. Gli manca il talento in più, la scintilla iperurania, la follia di Prometeo per osare il passo mancante. Se arrivassero alla Conference Final sarebbe in ogni caso un grande giorno per Il Gioco.

3 – BOSTON CELTICS. I fans dei Celtics sono una singolarissima combinazione di affetto totale e criticismo totale. Un po’ come lo siamo tutti verso i nostri famigliari: amore sconfinato, e sconfinata capacità di esasperare difetti e reazioni. La stagione dei Celtics era molto attesa, e in tanti si aspettavano qualcosa di diverso. A Boston non mancano tante W, in realtà, ma la sensazione che i Celtics offrono è lontana dall’armonia del gioco dello scorso anno. A loro discolpa vanno annoverati i tanti infortuni sin qui patiti: 6 gare perse da Olynyk, 8 da Crowder, 9 da Horford, 4 da IT4. In tanti approfondimenti abbiamo esaminato la stagione delle guardie dei Celtics: qui ribadiamo che il quartetto Thomas-Bradley-Smart-Rozier è polmoni e cuore del team, con l’apporto fondamentale di Horford e Crowder e buone frazioni del rookie Brown. Il resto…beh comincia a rivelare qualche crepa, a contatto con gli ultimi gradini della scala che porta alla Finale di Conference. La panchina di Boston è una discreta zavorra, e la difesa non è ancora quella dello scorso anno. Ma c’è tempo.

2 – TORONTO RAPTORS. Se le loro aspirazioni sono quelle di migliorare il rendimento della scorsa stagione…abbiamo un problema. Migliorare significa infatti offrire ai Cavs una resistenza maggiore dell’anno scorso; però le sole 3 partite che i Raptors hanno perso contro squadre della Eastern Conference recano lo stesso nome: Cavs. Incubo ricorrente. Hanno iniziato a svecchare il roster, con la promozione in quintetto del rookie senegalese Siakam e le buone apparizioni in campo dei due giovani centri, l’altro rookie Poeltl from Germany e il terzo anno Nogueira from Brazil. Tre paesi dove il calcio è legge, ed infatti tutti e tre sono spesso a vedere il Toronto FC. Stiamo girando al largo dall’argomento basket, perché per quanto buoni possano essere i Raptors non batteranno mai i Cavs nei PO. E quindi, che serve parlarne oltre?

1 – CLEVELAND CAVS. Il problema principale è il minutaggio davvero alto che i BigThree stanno tenendo in RS. Molti dei proiettili per i PO dipendono anche dalla quota di fatica fisica che le Stelle dei Cavs avranno addosso rispetto a quelle di altre squadre. Per il resto navigano tranquilli, solidi e indisturbati, a parte il passaggio a vuoto delle 3 sconfitte in fila a inizio dicembre. Durante il quale pare sian volate parolone tra coach Lue e LBJ, e la discussione sarebbe stata troncata dal coach: shut the fuck up, I got this. Ora chiudi quella boccaccia, comando io. E’ di certo, proprio senza nessuna ombra di dubbio, il modo unico e migliore per governare le bizze di James, il quale, a parte le solite mossette-faccette insopportabili, sta conducendo una stagione strepitosa. Kyrie forse finora il più silente dei 3, mentre Love ha ingranato come mai finora in Ohio. Se la panchina alza anche solo di mezza ottava il canto, i Cavs sono senza dubbio in odore di Repeat.

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