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NBA PLAYOFFS – CAMPIONI perchè CAMPIONI, cfr. Gertrude Stein

NBA PLAYOFFS – CAMPIONI perchè CAMPIONI, cfr. Gertrude Stein
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Non ci sarà una Gara 7 tra Warriors e Rockets.

Quarta volta in cinque anni che HOU viene eliminata da GS: questa è la peggiore. Houston ha perso questa gara sul campo ma anche prima di giocarla, nella narrativa che ha deciso di dare alla partita. PJ Tucker e Mike D’Antoni: l’assenza di Durant non rende più facile il nostro compito. Menzogna cosciente e volontaria che si accoda a una tendenza sciocca dello sport: nessun episodio palesemente favorevole deve essere ammesso tale, è sempre meglio partire ed agire da sfavoriti. Ma i Campioni sono Campioni perchè Campioni, quindi sempre favoriti. Secondo momento della sconfitta Rockets: al contrario di quanto dichiarato erano sicuri di vincere la gara, prima o poi, per pura consunzione delle risorse di GS. Invece i Californiani, con Curry fuori fase e presto gravato di 3 falli così come Dray-G, han ripescato dalle proprie cantine contributi dimenticati: tanti minuti e presto per Cook, Jerebko, persino Jordan Bell (autore di due stoppate molto importanti). La panchina Warriors, capace della miseria di meno di 11 ppg in questi PO, è esplosa in 35 pti trovando in se stessa il Principe Nascosto di questa gara: Kevon Looney (14-5-1 con 1 rec e 1 stoppata). L’ex UCLA in Gara 5 aveva dato un piccolo avviso di quel che poteva fare, con 5 reboff su 9 totali: stanotte di 5 rimbalzi 4 sono stati offensivi, tutti trasformati per 8 pti. L’energia a rimbalzo, che ha fruttato 10 reboff e 16 second chance points è stato uno dei fattori della W di Golden State. Che, semplicemente, l’ha voluta di più e l’ha giocata infinitamente meglio nonostante le difficoltà e gli infortuni. Terzo momento della sconfitta dei Rockets: arbitrati in modo normale sono peggio della quinta squadra NBA (il posto che tra RS e PO più o meno si sono meritati); arbitrati in modo normale significa non portati in braccio come durante la RS, significa abboccare a meno del 100% del flopping di Harden e soprattutto Paul: nelle prime quattro simulazioni stanotte CP3 si è visto premiato solo una volta, quando si è scagliato contro Dray-G e invece il fallo è stato dato alla pf di GS. Il primo tempo di Curry è stato orribile: 0, 0/5 al tiro, 2 perse, seconda volta che rimaneva a 0 in un half nei PO; quella precedente (2016) sempre a Houston ma giocando solo pochi mins perchè si fece male. Secondo tempo? 33. Ultimi 3 minuti escludendo la processione ai liberi del finale? 3/3 con 2 triple siderali, e per la verità anche i viaggi in lunetta degli ultimi 45 secs hanno un notevole significato: in carriera Steph è 76/76 nei PO dalla lunetta nel quarto periodo+supplementari: non ha mai sbagliato. Ultimi 3 mins di Harden? 2/3 ma anche un fallo in attacco e una palla buttata via direttamente da rimessa. La macchina di liberi chiamata la Barba, inoltre, si è inceppata sul più bello: a fronte di una % a sfiorare il 90, stanotte Harden ha tirato 7/12. Il tentativo di basket degli Houston Rockets viene respinto per l’ennesima volta. Per trovare cosa sia questo tentativo seguite la pagina FB di Baskettiamo nelle prossime ore ma intanto è da segnalare che, se le prime due sconfitte erano arrivate vs gli Warriors al massimo del loro fulgore e la terza aveva l’alibi dell’infortunio a Chris Paul,..beh questa giunge da favoriti contro una squadra priva di 2/5 del quintetto base e uno dei due assenti è il primo o secondo miglior giocatore di basket del pianeta: nessuna scusa e solo colpe per i Rockets e Mike D’antoni. A proposito di coach Kerr: è partito col seguente quintetto, Steph-Klay-Iggy-Green-Bogut. Vi ricorda qualcosa, per esempio il quintetto dei primissimi Warriors all’inizio della loro dinastia? Come capita con certe donne, per esempio la fidanzata storica con la quale anche se divisi da anni si finisce a letto ogni volta che ci si vede: Kerr per la gara decisiva è ripartito dalla sua line-up storica e fondante. E ha vinto, perchè i Campioni sono Campioni perchè sono Campioni: “Una rosa, è una rosa, è una rosa” (G.Stein, Sacred Emily. 1913)

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