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NBA RECAP 29/10 – Wizards in CRISI, PRIMA W di OKC, UTAH sale al livello di CONTENDER ad OVEST

NBA RECAP 29/10 – Wizards in CRISI, PRIMA W di OKC, UTAH sale al livello di CONTENDER ad OVEST
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Domenica leggera: solo 4 gare nella notte NBA.

La gara più attesa era alla Chesapeake Arena, casa dei Thunder ancora senza W, che ospitava i Phoenix Suns privi per la seconda volta (e i report dicono ce ne sarà almeno un’altra) di Devin Booker. Pur senza il loro miglior giocatore i Suns si son dimostrati in grado di mettere qualche ansia finale ad OKC. Toccato il +26 a inizio quarto periodo i Thunder hanno letteralmente abbandonato la contesa, permettendo a Phoenix di rientrare fino a -7 (il finale 117-110). Non può essere considerato un peccato veniale se si pensa ai difetti classici della squadra (concentrazione, lunghi momenti di vuoto offensivo) e al fatto che lo scorso anno sono stati la terza peggior franchigia per differenziale nei secondi tempi. Hanno avuto anche loro, comunque, un grande assente: Steven Adams, beccato da un fastidio al polpaccio che ne ha consigliato il panchinamento a pochi minuti dalla palla a due. OKC ha condotto quasi sempre, senza dimenticare che era scesa in campo molto nervosa e conscia di non poter perdere persino vs i Suns de-Bookerizzati: meno 4 dopo tecnico a Westbrook per proteste quando ancora non erano passati 4 mins. Almeno il risultato è arrivato: nelle prossime gare si vedrà se si tratta anche di uscita dalla crisi. Intanto: George 23-4-5 con 3 rec e 2 stoppate, Westbrook 23-9-7 con 4 rec ma 6 perse, Noel in quintetto al posto di Adams brilla con 20+15 e 4 rec. Per Phoenix 16-11-3 di Ayton, che ha avuto però qualche difficoltà contro le braccia infinite e l’energia di Noel finendo 8/17 dal campo, e ottima prova dell’altro rookie, la pg francese Okobo, che scrive 18-5-7.

Golden State dopo la gara di Venerdì vs i Knicks era rimasta a NY, attendendo il confronto vs BKN alla Barclay’s Arena. Gara non semplicissima, anche se per lunghi tratti condotta in doppia cifra (fino a +19), perché i Nets sono una formazione coriacea, che fa faticare gli avversari (spinte, contatti, gioco fisico visto come dovere e piacere) anche sotto di tanto. Eccellono KD e Steph (che tira meglio da tre che da due: 7/15 vs 4/11): insieme infilano 69 dei 120 pti degli Warriors. Una coppia sugli scudi anche per i Nets, ed anche in questo caso è la solita: Russell (25-6-6 con 9/14 al tiro: se solo fosse meno distratto e innamorato di se stesso..) e LeVert (23-3-7); timidi segnali di ripresa da parte di Allen Crabbe, lo swingman di BKN che ha giocato molto meno del previsto perché pare gli abbian rubato le mani: in 100 minuti tondi finora 11/40 dal campo e una persa ogni 14 mins.

Se guardiamo in fondo alla classifica della Eastern Conference troviamo una grossa sorpresa: i Washington Wizards. Non siamo mai stati, lo ricorderete fin dai tempi di OKC, grandi fan di coach Scott Brooks, ma non possiamo dare a lui tutte le colpe se i suoi tirano malissimo e prendono pochi rimbalzi: 23’ nel tiro dal campo, 28’ nel tiro da 3, e solo 5 squadre prendono meno rebs. Non hanno ancora vinto in casa (0-2) e in trasferta vanno male (1-3); l’esordio stagionale di Dwight Howard è rimandato di gara in gara, e Wall + Beal non riescono a guidare i compagni come un tempo. La situazione è, secondo me, destinata a migliorare, ma il declino del sistema-Wizards (ovvero del sistema con John Wall e/o Scott Brooks) era iniziato lo scorso anno, dopo la grande occasione persa nei PO 2016 vs Boston. Stanotte questa squadra in difficoltà è andata a sbattere vs una delle più in forma del momento, i Clippers senza stelle di Doc Rivers. Squadra difensiva come poche, ma con tre punteros designati (Gallo-Harris-SweetLou) ed efficienti, ed altri pronti a grandi, pur sporadiche, serate offensive: stanotte a salve Gallinari (4/14 dal campo), costanti Harris e Williams (22 e 17 combinando per 16/27), e apparizione in doppia cifra per altri 6 con Avery Bradley a guidare il gruppo con 15. Gortat non ha infierito sui suoi ex compagni limitandosi in 20 mins a 4-8-3 con 3 stoppate.

Per finire andiamo a Dallas, dove arrivavano gli Utah Jazz. Molti danno i Jazz come probabile avversaria di GS alle Finals dell’Ovest. Molta strada devono fare, ma le buone notizie fioccano nello Stato dei Mormoni. Da quando Donovan Mitchell ha raddrizzato le % dal campo sono arrivate solo W (31/54 di cui 7/16 da 3 nelle ultime 3), e contemporaneamente Rudy Gobert ha sentenziato che il titolo di Stella Difensiva gli va stretto, per cui nelle ultime due partite si è preso 13 tiri a botta, per 20/26 dal campo, 24.5+15 con 3.5 stoppate di media. Se al meccanismo di coach Snyder si aggiunge la metà offensiva del centro francese, ecco che diventa meno pleonastica la presenza di DeMarcus Cousins nelle fila degli Warriors. Stanotte Dallas ha visto la luce per pochi mins alla fine del secondo e del terzo periodo, ma la W di Utah non è mai stata davvero in dubbio. I due punti di maggior forza dei Mavs, Doncic e il centro Jordan (sempre in doppia-doppia finora e quasti in tripla doppia stanotte 12-19-9) hanno trovato pane per i loro denti. DAJ ha lottato ma perso il confronto con Gobert, Doncic (14-6-5 ma 5 perse) ha avuto la sufficienza ma non ha certo trovato agevole confrontarsi contro una delle difese più organizzate della NBA e con uno dei suoi quasi colleghi come rookie-maravilla, ovvero Donovan Mitchell che lo scorso anno è stato uno dei 3 rookies destinati ad essere la faccia dei prossimi 10 anni di NBA (con Tatum e Simmons).

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