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NBA RECAP 9/11 – Litigi vincenti tra i CELTICS, lo PTERODATTILO spazza i Campioni che PERDONO anche STEPH, OKC bene SENZA Westbrook

NBA RECAP 9/11 – Litigi vincenti tra i CELTICS, lo PTERODATTILO spazza i Campioni che PERDONO anche STEPH, OKC bene SENZA Westbrook
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Quattro le gare NBA: un supplementare acciuffato per i capelli e l’infortunio a Steph i contenuti principali.

La prima posizione spetta agli sfortunati Warriors e, in un certo senso agli sfortunati Bucks. Il fatto che GS si presentasse senza Draymond Green e che questa assenza sia stata doppiata da quella di Steph a partire dal terso periodo diminuisce, anche se non dovrebbe, la portata del successo di MIL. I Bucks infatti hanno letteralmente preso di sorpresa i Campioni mettendo sul parquet una gara non novembrina, ma da playoffs. Intensità e durezza in difesa, aggressività e precisione in attacco: tutto a un livello cui stanotte gli Warriors non potevano accedere. Il Grande Grosso Pterodattilo Greco ha attaccato il canestro in continuazione, trovando 11 lunette (10 dentro) e rivelando che, dovessero mai i Bucks arrivare alle Finals, la contromossa di coach Kerr di marcarlo con Iguodala non è praticabile, se la differenza tra la forma del Greco e di Iggy resta quella attuale. Non potendo contenere Antetokounmpo con uno più piccolo, ed avendo Dray-G infortunato, a farne le spese sono stati i lunghi e mezzi lunghi californiani, in particolare Looney, protagonista negativo, seconda metà del secondo periodo, di una specie di assedio da parte di Giannis che gli estorceva tre falli in fila, e Jordan Bell (partito nei 5 al posto di Green) che proprio non ha mai avuto impatto difensivo. Pterodattilo a 24-9-4 con 2 rec e 2 stoppate in soli 26 mins: imprescindibile il suo apporto, ma una volta tanto possiamo glorificare Eric Bledsoe (26-4-6 con 10/12 al tiro). E’ stata la pg dei Bucks a dare il tono alla gara aggredendo subito, col suo fisico da running-back, Steph Curry. Immediatamente chiaro che, per vincere, GS sarebbe stata costretta ad una partita di PO, e gli Warriors hanno deciso che le gare “come fosse maggio” le giocheranno a maggio. Unico momento di arrabbiatura e/o preoccupazione per coach Budenholzer a metà del terzo periodo, quando, contro i panchinari di MIL, le riserve di GS + Klay riducevano il passivo da -26 a -17 in un paio di minuti: TO, reprimenda, un paio di titolari in campo e tutti a nanna. Complimenti alla guardie dei Bucks: oltre a Bledsoe, Brogdon (20 con 9/14) e il carneade/a volte non carneade Connaughton, 15 pti con /711 dal campo e tantissima difesa “all’irlandese”. Bledsoe è andato al college a Kentucky, facendo parte di un’edizione dei Wildcats (2009/10) in cui ben 8 dei 13 a roster hanno visto la NBA: ne parleremo, visto che la NCAA è iniziata ma sta morendo.

A volte mandarsi aff….serve. In certe occasioni i confronti veraci cementano le squadre e gli spogliatoi, lavando via incomprensioni, stizze, gelosie. E’, credo, più o meno quel che è capitato stanotte ai Boston Celtics che stavano rischiando di perdere persino vs i Phoenix Suns. Un paio di sclerate di Marcus Smart che urlava in panchina vs gli assistenti allenatori; due rimproveri di Kyrie a Jaylen Brown che si era lasciato scappare due rimbalzi; altrettante occhiatacce di Horford e Gemello Marcus a Kyrie che non si impegnava in difesa, ed infatti l’ha poi vinta lui proprio recuperando due palloni. Il miracolo di vincere, in OverTime, una gara che li vedeva sotto di 20 a metà terzo periodo, di 9 a 3 mins dalla fine e di 6 a 42 secs, è stato costruito in modalità panni sporchi in piazza alternata a tensione da lite condominiale. E Phoenix? Al di là della differenza tecnica e tattica che al momento separa le due franchigie, è stato impressionante come i Suns non si siano opposti alla gara che stava loro sfuggendo di mano. Gli ultimi ad arrendersi sono stati Booker (38-3-9 con 15/30 dal campo ma 6 perse: in ogni modo ha rifilato a Boston 108 pti nei due ultimi confronti) e TJ Warren (29+7 con 3/4 da 3): da loro (7 e 2 rispettivamente) tutti i pti di Phoenix nell’OT. Addormentato anche Igor Kokoskov, il coach che non ha obbligato i suoi a dare qualche pallone al centro rookie Ayton negli ultimi 6 mins di partita. Il fatto che la Prima Scelta Assoluta non vedesse una boccia nemmeno pregando ha consentito a Brad Stevens di dirottare Irving (suo peggior difensore) su Ayton (che tanto non riceveva un pallone): sul pick and roll dunque i Celtics avevano il vantaggio di non offrire ai Suns un cambio lungo su piccolo, ma potevano restare piccolo su piccolo, ed in questo modo sono arrivati i due recuperi fondamentali di Kyrie (39-7-6 con 3 rec). Che ci ha messo del suo, stanotte, anche in difesa. Stevens ha preso atto del momentaccio dei suoi, e per tenere i quintetti equilibrati, soprattutto nel finale, ha giostrato gli uomini come un allenatore della NHL: d’altronde è lui che afferma lo sport più simile al basket sia lo hockey su ghiaccio. Tripla del pareggio nei regolamentari a 3 decimi dalla fine realizzata da Marcus Morris (17+8 dal pino): sta giocando il miglior basket di sempre, 48% da 3 per esempio, 51% dal campo e 15+7 di media in 25 minuti di tavole.

I Thunder, dopo un inizio obbrobrioso, hanno la più lunga serie aperta di W: 7. Non stabiliamo congetture tra l’assenza per due gare di Russell Westbrook e due W facili di OKC. Il punto che voglio rimarcare non è la W ma la facilità con cui è arrivata. Sono state due gare particolari, vero: una vs i Cavs che finora hanno una sola vittoria, stanotte vs Houston, talentuosa ma preda di equivoci tattici ed errori manageriali. Però senza RW a restringere il BasketBall ad un fatto personale, i Thunder mostrano una fluidità che non hanno mai quando la loro Stella è in campo. Schroeder (14-6-5) gioca da pg, Adams (19-10-4) da centro, George (20-11-6 con 6 rec) da ala e le guardie da guardie: easy. Nulla easy per gli avversari: al di là della gara di stanotte i Rockets si stanno accorgendo che CP3 (4/11 al tiro, 5 perse) è vecchio e isterico, che Melo (1/11) non imbuca mai tre volte in fila, e Harden (19-8-5 con 3 rec ma 5 perse), che sta tirando bene come mai in carriera, ha però quasi raddoppiato nelle ultime due stagioni le palle perse: da 3.1 a 5.5 nonostante la presenza dell’ipotetico grande facilitatore Chris Paul.

Gallinari, Tobias Harris e Lou Williams tirano sotto al 40% (20/52) e i Clippers cadono a Portland nonostante quello che sta diventando il mio giocatore-mania della stagione: Montrezl Harrell (19-6-2 con 1 rec e 3 stoppate, 8/9 al tiro in 25 mins dal pino) è entusiasmante per intensità e dedizione al Gioco. Dei Blazers colpisce la capacità di essere sempre lì nonostante pronostici mai lusinghieri (anche il nostro): terzi lo scorso anno, terzi ora nella ipercompetitiva Western Conference. La novità che paiono aver implementato quest’anno è il non essere più totalmente dipendenti da Lillard+McCollum : i due mediamente producono insieme 48-10-10, approssimando qualche decimo, quindi contando gli assist generano tra 68 e 78 pti ogni gara, ma i ppg della squadra sono ben 117; Nurkic (16+9 con 3 stoppate), Aminu (11+8 con 2/2 da 3 e la difesa che ha conciato male le suddette percentuali dei Clippers) e i progressi di Zach Collins (10+9) cominciano a fruttare anche in proprio.

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