8 punti per festeggiare il buon inizio di girone di ritorno per Milano, e per constatare come Pireo e Fener non smobilitino, anzi.

BRANDON DAVIES. Il centro del Barcellona, nella gara simile ad una futura Finale di Eurolega persa dai Catalani vs l’Efes, ha segnato 16 pti nel terzo quarto. Peccato. Peccato perché i blaugrana erano andati al riposo con 42 pti e hanno iniziato il quarto periodo con 58. Solo BD a referto per loro tra minuto 21 e minuto 30, non una gran bella notizia per una squadra di basket che non abbia Jordan a roster.

KEVIN PUNTER. Seconda volta che parlo di lui in questi approfondimenti di Eurolega. Ha infilato il game-winner con cui la Stella Rossa ha battuto l’ASVEL: era una gara cruciale, perché chi avesse vinto avrebbe portato il proprio record in pareggio a 9-9, e distanziato significativamente una delle rivali per i posti bassi dell’accesso ai PO. Punter ha gestito il possesso decisivo in totale autarchia, mostrando una volta di più la sua principale caratteristica: una feroce fiducia in sé stesso. Ha infatti, come compagno di squadra, un giocatore più forte, in ascesa, più titolato, più considerato e già autore di due game-winner in stagione, cioè Lorenzo Brown…ma se ne è fregato. Brown è rimasto 15 secs a mani protese aspettando il pallone, che invece è stato tirato e depositato per 3 pti dal magico Puntero.

PAUL BILIGHA. Avevo chiesto da queste righe più Biligha e meno Tarczewsky/Gudaitis. Al di là del valore, infatti, i due centri più impiegati dall’Olimpia sono sconfrtanti per come giochino in carta copiativa: sempre le stesse boiate allo stesso minuto, gli stessi falli, le stesse incertezze. Certo, sono un po’ bersagliati dai refs, ma hanno enormi colpe. Il caro Paul invece, oltre ad essere uno dei TOP 3 stoppatori di EL per minuto giocato, ha il pregio di offrire sempre un decimale in più del 100%. E Milano ha vinto.

SAN (DAVVERO) PIETROBURGO. Puro sollievo da tifoso italiano, con conseguente esclamazione: sia davvero Santa questa Pietroburgo. Lo Zenit, appena battuto (a stento) da Milano, ha infatti pesantemente rallentato la corsa di una delle principali rivali dell’Armani per la corsa alla post-season: il Khimki di Shved.

OCCHIO. La scorsa giornata era la prima del girone di ritorno: altre 16 gare restano prima delle sentenze di fine Regular Season. Ecco perché mi sento di avvisare: occhio a Olympiacos e Fenerbahce. Forse più ai Turchi che ai Greci: infatti gli uomini di Obradovic hanno, al loro passivo, non solo più infortuni eccellenti, ma soprattutto almeno 3 gare perse tra tempi supplementari, rimonte improbabili degli avversari e minimo scarto. Capovolgendo a loro favore quelle tre partite sarebbero pari a Milano e Pana. Per compiere l’impresa, il Pireo ha richiamato in panchina coach Bartzokas, vincitore coi biancorossi della EL 2013, ma capace anche dei Top16 col Maroussi e di 3’ posto con il Lokomotiv Kuban.

100 e 1000. Centesima gara di Eurolega vinta da coach Sfairopoulos (Maccabi) e millesimo punto in Eurolega di Brandon Davies (erano il 15 e il 16 di quel famoso terzo quarto).

POLONARA. Voci di mercato, non si sa quanto affidabili, fanno sapere di interessamento dell’Olimpia Milano per Shengelia. Dovesse capitare davvero, anche solo a fine stagione, per Achille si aprirebbero minuti a non finire, senza Toko-the-Totem davanti nelle rotazioni.

SYKES. Meglio, benino, non benissimo: non eccediamo nell’ottimismo. Non dimentichiamo che quando la gara era ancora nelle fasi inziali ha, consecutivamente, sbagliato due tiri e perso tre palloni. Non dimentichiamo che gran parte del pur eccellente show offensivo nel secondo tempo è arrivata quando era marcato da Rice, ovvero non era marcato.